La «Sibilla del Reno»

 

La sorte che sta toccando alcuni santi della Chiesa nei nostri giorni è imbarazzante, quando non profanatoria. Il pensiero unico, impastato di ideologia d’impostazione progressista e radicale, imbavaglia il credo e il pensiero di chi è stato baluardo dell’ortodossia cattolica, restaurando nella Chiesa le verità di sempre. Ciò accade, per esempio, a santa Ildegarda di Bingen (Bermersheim vor der Höhe, 1098 – Bingen am Rhein, 1179), beatificata nel 1324 e il cui culto liturgico è stato esteso a tutta la cattolicità da Benedetto XVI il 10 maggio 2012 (canonizzazione equipollente) e dallo stesso Pontefice dichiarata Dottore della Chiesa il 7 ottobre dello stesso anno.

Santa Ildegarda, grande predicatrice, è stata teologo, scrittrice, drammaturga, poetessa, musicista, filosofa, linguista, cosmologa, scienziata, medico, consigliere politico e religioso, nonché profetessa, ma soprattutto è stata inviata da Dio, come lei stessa dichiarò, lasciandone testimonianza scritta, per essere la Sua portavoce.

L’elenco delle opere della «Sibilla del Reno» è assai nutrito, ma ancor più vasto è l’elenco dei temi che trattò e intrattenne un fitto scambio epistolare con numerosi corrispondenti di potere e di prestigio di tutta Europa. Tuttavia, ella si proclamava indocta e attingeva le sue mirabili conoscenze ad una ricchissima cultura divinamente infusa. Scrisse sempre in latino, pur non avendolo mai studiato. Il suo stretto e mistico rapporto con il trascendente non avveniva attraverso l’estasi, ma nella coscienza piena delle sue facoltà sensibili e intellettive.

Oggi la vulgata fa di lei una sorta di femminista, amante dell’ambiente, una salutista, intenta a ricercare i rimedi terapeutici nelle erbe e nei cibi, una donna indipendente che lottò per esercitare, “finalmente”, il potere sui maschi. Ildegarda non fu tutto questo. Ildegarda fu una cattolica. Una cattolica che, in un tempo di forti movimenti ereticali – dove si ergevano con prepotenza valdesi e catari – e di rilassatezza dei costumi nei conventi e nelle abbazie, ristabilì in molti luoghi europei l’ordine e l’armonia divine, e tuonò contro i potenti che non seguivano le leggi di Dio, come faceva l’imperatore Federico Barbarossa. Non si trattava, quindi, di atti di orgoglio sessista, bensì di recupero della Verità là dove veniva deprezzata, ignorata o calpestata.

Le femministe, in un crescendo progressivo, hanno seminato rancore e odio fra i sessi e hanno sporcato la storia occidentale, sostenendo che la donna è sempre stata repressa dall’uomo, senza comprendere che il Cristianesimo, attraverso il modello mariano, ha dato una luce di immensa autorevolezza alla donna, donna che nel Medioevo, quando vigeva il Sacro Romano Impero, non cercava alcuna competizione con l’uomo perché quello spazio era cristianamente implicito.  Lo dimostrano tutte le innumerevoli e autorevoli figure femminili che hanno costellato l’età medioevale: Gertrude la Grande (1256-1302), Angela da Foligno, (1248-1309), Elisabetta d’Ungheria (1207-1231), Brigida di Svezia (1303-1373), Giuliana di Norwich (1342-1416)… fra loro anche santa Ildegarda di Bingen, la quale è la dimostrazione plastica di cosa può realizzare la donna (o l’uomo) se agisce secondo il Cuore di Dio.

 

Degnissima figlia di san Benedetto da Norcia (480 ca. – 547 ca.), sant’Ildegarda fu paladina della Fede, la difese con tutte le sue forze e con tutte le sue straordinarie capacità. Visse in un secolo, il XII, di grandi movimenti e fermenti, sia di pensiero che di azione, caratterizzati dall’approfondimento scolastico-sistematico, dallo sviluppo scientifico e dalle crociate.

Nessuno, nella storia della Chiesa, è stato più rigoroso di Ildegarda nel difendere il principio dell’armonia universale della Creazione, vale a dire l’idea, già di ragione, che ogni essere individuale, animato ed inanimato, è stato pensato e voluto da Dio con delle precise caratteristiche e, conseguentemente, con una collocazione ed un ruolo specifici nell’universo. Ogni elemento è come una sola nota nello spartito del repertorio musicale del Creatore, un repertorio sottoposto alla legge della bellezza e dell’ordine, mentre quello del maligno segue caos e bruttezza, sproporzione e deformità.

Il ruolo di Ildegarda, nata in un villaggio poco distante da Magonza e decima figlia del nobile Ildeberto di Bermersheim, fu quello dell’intermediaria fra Cielo e terra, di colei che parla non per propria volontà, ma per bocca della Vivente Luce, quella Luce che le trasfuse la Sapienza e che vide già a tre anni. Questa umile e malatissima monaca benedettina, entrata in convento a 8 anni e che prese i voti perpetui a 15, ebbe ordine dal Signore di parlare e di scrivere per diventare «tromba di Dio». Con i suoi consigli, con i suoi severi e severi ammonimenti indicò la via, anche agli uomini di Chiesa, del ben operare, sciogliendo i dubbi di chi vacillava. Interpellava le alte personalità della stessa Chiesa e dell’Impero ricordando i loro compiti, le loro responsabilità davanti a Dio, prima ancora che davanti agli uomini, e rammentando l’origine del loro potere.

Nel Riesenkodex (il tomo manoscritto, che pesa 15 chili, conservato nella Landesbibliothek di Wiesbaden, compilato fra il 1180 e il 1190, e che contiene l’opera omnia di santa Ildegarda, ad eccezione dei trattati di carattere medico-naturalistico) la corrispondenza epistolare è ordinata secondo lo stato sociale di appartenenza. All’ultimo posto umili laici e basso clero, preceduti da abati, badesse, benestanti e nobili, per poi giungere a vescovi, arcivescovi, nobiltà titolata fino al Papa e all’Imperatore.

Di grande valore sono le 308 questioni sottoposte alla Badessa di Bingen dai monaci del monastero di Villers, le cui risposte formano un trattato dal titolo Solutiones triginta octo questionum. Le domande vertono sull’ordine e sull’essenza della Creazione, sul rapporto che lega Dio agli uomini, sui concetti di corpo, anima, uomo e angelo.

Nel 1150 fonda il convento di San Roberto nei pressi di Bingen e nel 1165 quello di Eibingen, al di là del Reno. La sua fama si amplia nel continente e viene interpellata anche per tenere prediche contro le eresie. Jean de Salisbury (1120-1180), Vescovo di Chartres, parla della benedettina in una lettera del 1167 e fa allusione alla grande fiducia che ha nei suoi confronti papa Eugenio III (?-1153).

Tre sono i suoi trattati teologi: Scivias, Liber vite meritorum, Liber divinorum operum. Lo Scivias (Conosci le vie), scritto fra il 1141 e il 1151, e i cui primi capitoli vennero letti da Eugenio III di fronte al Sinodo di Treviri del 1147, è un’esortazione a conoscere e seguire le vie che conducono a Dio. Liber vite meritorum (Libro dei meriti di vita) venne scritto fra il 1158 e il 1163. È un trattato dialettico fra i vizi, presentati in tutta la loro fallace falsità, e le virtù, che sono in grado di smascherare l’inganno dei vizi. Nel Liber divinorum operum (Libro delle opere divine), scritto fra il 1163 e il 1174, l’autrice sintetizza i concetti teologici, le conoscenze scientifiche, le speculazioni relative al funzionamento della mente dell’uomo e della struttura del cosmo. È in questo trattato che Ildegarda anticipa la raffigurazione celeberrima dell’uomo al centro di un cerchio (la perfezione), che realizzerà Leonardo da Vinci (1452-1519) quattro secoli più tardi.

Le opere della «Sibilla del Reno» riguardano anche il futuro del mondo e della Chiesa. Ildegarda parlò degli errori e dei peccati del clero, parlò della crisi della Fede; ma il trionfo di Cristo è conclamato. Nello Scivias ella afferma, per bocca di Dio: «[…] si prevede ancora la terribile prova dei suoi [di Cristo] membri [del Corpo mistico, ovvero la Chiesa] […]. La figura di donna che prima avevi visto accanto all’altare, è la sposa del Figlio di Dio… Le macchie che coprono il suo ventre, sono le numerose sofferenze sopportate da lei nella sua lotta contro il figlio della perdizione, cioè contro Satana. Questi però viene colpito potentemente dalla mano di Dio. […]. È la rivelazione della potenza di Dio, sulla quale si appoggia la sposa di mio Figlio. Si manifesterà nel candido splendore della fede, quando dopo la caduta del figlio della perdizione molti torneranno verso la verità, in tutta la bellezza che splenderà sulla terra».

Fonte: Radici Cristiane – RC n.150 – gen/feb 2020

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