Dieci anni dopo l’Amoris laetitia

 

Amoris laetitia, Esortazione apostolica del Papa sull'amore nella famiglia - Vatican News

 

L’esortazione apostolica Amoris laetitia di papa Francesco compie dieci anni e in questi due lustri la questione famiglia ha peggiorato ulteriormente la sua condizione se si pensa che, secondo statistiche dell’Istat, nella sola Italia la popolazione divorziata è aumentata del 59% dal 2015, superando i 2 milioni nel 2024, agevolata dall’introduzione legislativa del cosiddetto “divorzio breve”. I matrimoni religiosi presentano un calo sempre più consistente, accentuando una tendenza alla diminuzione già in atto da tempo, tanto che 6 su 10 (il 58,9% dei matrimoni) sono stati celebrati con rito civile. In aumento, oltre le unioni civili fra coppie dello stesso sesso, sono le seconde e successive nozze. L’aumento delle seconde nozze, registrato soprattutto nel biennio 2015-2016 come conseguenza dell’introduzione nel 2015 del divorzio breve, ha fatto seguito una progressiva stabilizzazione.

L’Amoris laetitia ha concorso, insieme al “divorzio breve” ad agevolare le disgregazioni familiari, considerando che oltre il 60% dei divorzi coinvolge coppie con figli. «Non c’è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni. Ogni albero, infatti, si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo» (Lc 6, 43-44).

Le forti polemiche che aveva scatenato nel mondo cattolico l’Amoris laetitia, datata 19 marzo 2016, solennità del purissimo sposo San Giuseppe, e resa pubblica l’8 aprile successivo, erano dettate in particolare da alcuni punti che andavano totalmente contro gli insegnamenti biblici e di tutta la tradizione della Chiesa. Il testo era il risultato delle sintesi dei due sinodi sulla famiglia: quello straordinario del 2014, sul tema Le sfide pastorali della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione e quello ordinario del 2015 sul tema La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo. Le sfide della contemporaneità, purtroppo, sono state considerate sulla base delle laiche esigenze dei nostri tempi, aride di valori cristiani.

Papa Francesco, nel capitolo otto dell’esortazione, si è concentrato sulle «situazioni imperfette», sulle «famiglie ferite», chiamando i pastori, vescovi e parroci, ad «esercitare attento discernimento delle situazioni». In maniera rivoluzionaria e con metodo ambiguo si sono aperte le porte per la concessione della comunione anche a persone divorziate e risposate civilmente. Si legge, infatti, nella nota n. 351: «È possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa» e in «certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti. Per questo, ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore».

Il confessionale non è mai stato un luogo di tortura, ma un luogo di ravvedimento e di pentimento per le offese commesse contro Nostro Signore. L’adulterio (di tale colpa è protagonista colui o colei che mantiene una relazione al di fuori del matrimonio sacramentale, che è indissolubile, anche se la coppia è separata o divorziata e tale matrimonio non è stato dichiarato nullo dalla Rota), per chi si professa cattolico, è un peccato mortale, ciò è perfettamente evidenziato, indicandone tutta l’importanza valoriale, dalla morte per decapitazione di san Giovanni Battista, il cugino di Gesù Cristo che Lo ha preceduto e annunciato, divenendo martire della sacralità e indissolubilità matrimoniale.

Quattro cardinali, Raymond Burke, Carlo Caffarra, Walter Brandmüller, Joachim Meisner hanno pubblicamente manifestato il loro dissenso all’Amoris laetitia con i Dubia: cinque domande di carattere dottrinale, accompagnate da una lettera, colma di umiltà e fedeltà alla Chiesa, datata 19 settembre 2016: «[…] noi sottoscritti ma anche a molti Vescovi e Presbiteri, sono pervenute numerose richieste da parte di fedeli di vari ceti sociali sulla corretta interpretazione da dare al cap. VIII dell’Esortazione. Ora, spinti in coscienza dalla nostra responsabilità pastorale e desiderando mettere sempre più in atto quella sinodalità alla quale Vostra Santità ci esorta, con profondo rispetto, ci permettiamo di chiedere a Lei, Santo Padre, quale supremo Maestro della fede chiamato dal Risorto a confermare i suoi fratelli nella fede, di dirimere le incertezze e fare chiarezza, dando benevolmente risposta ai “Dubia”». La peculiarità che contraddistingue questo documento è stata quella di una richiesta esplicita di «sì» oppure «no» (Mt 5, 37) ai quesiti posti, senza argomentazioni (interpretazioni) di carattere teologico, che avrebbero potuto fuorviare la sostanza delle risposte.

I quattro cardinali hanno domandato al Pontefice dei chiarimenti in materia dottrinale della Chiesa, contestando alcuni punti del documento relativi alla riammissione o meno dei divorziati, risposati civilmente, in comunione con la Chiesa cattolica. Da una parte, vescovi, arcivescovi e cardinali si sono schierati pubblicamente con dichiarazioni in merito alla necessità da parte del Papa di dare una risposta ai quesiti, mentre altri vescovi, arcivescovi e cardinali si sono dissociati dai Dubia. Anche il mondo intellettuale e laico ha preso delle posizioni pro o contro, tanto che, fra le iniziative, nel luglio del 2017, un gruppo di membri del clero, dell’università e laici hanno firmato una Correctio filialis (la prima correzione venne firmata durante il regno di papa Giovanni XXII, nel XIV secolo) che in venticinque pagine, rese pubbliche nel settembre successivo, hanno dichiarato eretiche sette proposizioni – fra cui la possibilità di dare la comunione ai  divorziati risposati – del pontificato bergogliano.

Una risposta diretta del Pontefice ai Dubia non è mai arrivata. La confusione, dunque, regna ancora sovrana ed ogni vescovo e ogni parroco si sente legittimato di fare a modo proprio, spesso trascurando la Parola di Dio e del Magistero eterno della Chiesa sul punto assolutamente cruciale di cosa sia veramente l’unione sacramentale dei coniugi.

 

Fonte: Corrispondenza Romana – 25 febbraio 2026

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