Dove ha condotto il Concilio Vaticano II Ferruccio Parazzoli, applaudito giornalista, scrittore, conferenziere che da decenni parla della Chiesa e alla Chiesa? Scrive Vito Mancuso, nella prefazione al suo ultimo e tragico libro: «a Parazzoli non interessa Dio in sé, interessa Dio in rapporto al mondo» e in «questo libro […] Parazzoli sostiene l’ipotesi peggiore, e parla a più riprese di “dissoluzione del monoteismo”, “dissolvenza del Polo monoteista”». Il testo in questione si intitola Eclisse del Dio Unico (il Saggiatore).
La Rivoluzione che si è verificata quando gli Stati generali della Chiesa vennero convocati fra il 1962 e il 1965, dove vennero tacitate le voci che sostenevano di non abbracciare il mondo, altrimenti quell’abbraccio sarebbe stato mortale, ha sortito tutti i suoi nefasti effetti. La sconfitta è ormai palese e plastica e lo si evince anche da libri funesti come questo: è come se l’autore avesse messo al braccio la fascia a lutto, come se dal pericolante ponte tibetano della vita, dal quale si sente ormai cadere, sventolasse, per sé e per coloro che sente di rappresentare, la bandiera bianca. È la sconfitta di chi credeva che il pensiero moderno, con annessa teologia, facesse diventare la Chiesa più politicamente appetibile e più vincente e si è posta così l’attenzione alla vetrina e non più alla sostanza: «Conservato il Cristo tra i murales dei leader progressisti, il cristianesimo, di cui la Chiesa cattolica si è aggiudicata l’esclusiva nella Storia, sempre più identificato con la teologia e la dottrina del Dio ebraico-cristiano, entra nell’oscuro alone dell’eclisse» (p. 43). Non siamo più di fronte all’anticristianesimo di impronta nietzschiana e l’autore afferma: «l’oscuramento del cristianesimo cattolico e romano non ha più origini filosofiche né elitarie ma nasce dal nichilismo debole di massa per il quale nulla che abbia avuto senso – la Chiesa e, per lei, il cristianesimo – ha più senso» (p. 43). Il Dio Trinitario in Europa è scomparso, ma con esso anche lo stesso ateismo ha perso vigore, lasciando la cronaca del nulla e l’esperienza sminuzzata e soggetiva di ciascuno.
Questi figli del Concilio non hanno più gusto né per la vita, né per il Creatore dell’Universo. Volevano essere moderni, essere presuntuosamente liberi da principi e regole che ritenevano retaggio di un passato da abbandonare e schiacciare. In realtà sono stati loro stessi torchiati dalla superbia nella pretesa che Dio diventasse strumento degli uomini, eliminando il peso della Croce, che non hanno più riconosciuto essere al centro della vita cristiana. Da qui possiamo dedurre che la Fede è stata coperta (il termine eclisse è appropriato) dalla presunzione, quella che ha prodotto il peccato originale.
Parazzoli è stato ed è riconosciuto pubblicamente “maestro”: un intellettuale molto quotato all’interno della stessa gerarchia cattolica; collaboratore di «Avvenire», «Famiglia Cristiana», «Jesus», periodicamente invitato dalla Presidenza della Conferenza Episcopale a prendere la parola nei congressi e nei simposi ufficiali. Veniva invitato perché era uno «scrittore cattolico». Ma oggi Parazzoli, a 77 anni, è onesto a se stesso e vuole esserlo anche di fronte agli altri: una certa Chiesa lo ha innalzato a «scrittore cattolico», in realtà non lo era affatto, «espressione da lui peraltro detestata» (p. 14). Diceva cose che piacevano a certi Vescovi, ad un certo clero, a dei laici “impegnati”: il suo dire era palesemente compromesso con le idee liberaleggianti e perciò gli è stato consegnato il megafono. Ma oggi siamo di fronte a un rabbrividente j’accuse che delinea in maniera perfetta il disfacimento della rivoluzione sessantottina avvenuta all’interno delle mura ecclesiastiche e questo letterato, che guarda ad un Occidente che pensava di essere superiore ai disegni di Dio e che attualmente vive nell’apostasia, si domanda: «Le affermazioni di quel Credo che recito e proclamo in piedi ogni domenica, sono davvero e fino in fondo le risposte alla mia fede? È questa la mia domanda che io chiamo onestà verso Dio».
La Fede presuppone tre essenziali caratteri: la logicità, la coerenza e la serietà, esse risultano fondamentali per la Sequela Christi (Mt 19, 21), perché, se vengono a mancare, non si può più parlare delle tre virtù teologali sulle quali poggia da sempre la Chiesa, chiamata a trasmetterle correttamente e rigorosamente.
Parazzoli afferma che il teismo sta morendo di morte naturale e si spegne nelle coscienze per «arrestare la quale servono a poco gli eventi di massa su cui fa tanto affidamento la Gerarchia cattolica, dalle innumerevoli beatificazioni volute da Giovanni Paolo II, ai viaggi “apostolici”, alle Giornate Mondiali della Gioventù, eventi che riempiono per un giorno le piazze e gli stadi ma non hanno il potere di riempire le chiese, vuote soprattutto di quei giovani di cui si celebrano enfaticamente le “Giornate”» (p. 15). Chiese vuote, seminari vuoti…
Tuttavia il sensus fidei persiste, perché inscritto nell’anima e, a dispetto della deprimente visione di Parazzoli (di fronte alla sconfitta di quella Chiesa dal volto utopico e sociologico), le persone sono assetate di contenuti spirituali. Però, fintanto che i maestri sono come l’autore di Eclissi del Dio Unico l’autodistruzione è assicurata. Ha scritto Giuliano Ferrara su «il Foglio» del 9 ottobre 2012: «Niente è più importante del Concilio Ecumenico Vaticano II […]. Cultura diffusa, civiltà occidentale, costumi, mentalità, profondità dell’anima individuale e comunitaria: il Concilio della chiesa che si fa sposa del tempo moderno non ha rivali come generatore di idee, di fatti, il tutto in 3D, in stereoscopia e in HD o alta definizione». Questo Concilio ha generato anche uno «scrittore cattolico» che neppure voleva essere definito tale.
Cristina Siccardi
Fonte: conciliovaticanosecondo.it
