Il patriarca ecumenico ortodosso di Costantinopoli Bartolomeo I, primus inter pares tra i patriarchi delle Chiese ortodosse autocefale, ha partecipato, il 19 marzo scorso, all’intronizzazione di Papa Francesco. Inoltre, nell’udienza di mercoledì 20 marzo ai rappresentanti dei culti acattolici, il Pontefice ha colpito per quel suo chiamare «mio fratello Andrea» lo stesso Bartolomeo I, con palese riferimento all’episcopato di Costantinopoli dell’Apostolo sant’Andrea, fratello di san Pietro. Molti hanno interpretato questi fatti come un unicum nella storia della Chiesa dal 1054 ad oggi, ovvero dall’anno in cui la Chiesa ortodossa si separò da quella cattolica. In realtà si giunse ad un completo ritorno degli ortodossi nella Chiesa cattolica romana con il Concilio di Ferrara-Firenze (1438-1439).
A Ferrara arrivò una delegazione bizantina composta da circa 700 titolati per trattare la riunione delle Chiese latina ed ortodossa. Erano presenti l’Imperatore Giovanni VIII Paleologo (1425-1448), suo fratello Demetrio (1407-1471), il patriarca di Costantinopoli Giuseppe II (1360 ca.-1439) e un numero imprecisato di vescovi, dotti e teologi. Se da parte del patriarca Giuseppe II questo incontro aveva motivazioni tese alla riconciliazione, in Giovanni VIII Paleologo, invece, l’unione delle due Chiese era auspicata come premessa per l’aiuto occidentale all’impero bizantino, assediato dai Turchi.
A causa della peste che colpì Ferrara nel 1439, il Concilio fu trasferito a Firenze. Qui il ritorno degli ortodossi fu totale e assoluto con la firma del decreto Laetentur coeli (6 luglio 1439): le loro Chiese mantennero unicamente quelle specificità rituali che erano proprie di tutti i cattolici d’Oriente. Simili conclusioni vennero raggiunte con Siri, Copti, Armeni.
Tale ritorno fu, però, disatteso e tradito a Costantinopoli, a causa del prevalere della fazione antiromana, capeggiata dal fratello dell’Imperatore, il quale sacrificò, per mere ragioni di politica interna l’alleanza religiosa e politico-militare con l’Occidente, tanto che l’Impero romano d’Oriente cadrà nel 1453 ad opera degli Ottomani, guidati dal sultano Maometto II (1432-1481).
Nonostante questa nuova politica di Costantinopoli, vaste parti del mondo ex-ortodosso (oggi ammontante ancora a più di sei milioni di persone, sia pur dopo le feroci persecuzioni e la politica di loro costante sacrificio sull’altare dell’ecumenismo attuata dalla Santa Sede dopo il Concilio Vaticano II), soprattutto in Ucraina, Slovacchia e Transilvania – anche per l’opera di Polonia ed Ungheria – permasero in seno alla Chiesa di Roma, prendendo il nome di Uniati, proprio perché rimasero uniti alla Sede petrina, rifiutando questo secondo scisma d’Oriente.
Cristina Siccardi
Fonte: Corrispondenza Romana
