Leone XIII, Pio X e il pensiero moderno

L’attualità di un confronto che si ripropone da tre secoli. Il rapporto tra Stato e Chiesa, il pericolo del laicismo.

Leone XIII, Pio X e il pensiero moderno

Ogni Pontefice ha dovuto affrontare gli errori del proprio tempo per difendere Fede e Chiesa. Sicuramente i Pontefici della fine del XIX secolo e del XX secolo hanno dovuto affrontare il pensiero moderno. Il Beato Paolo VI visse in maniera molto dolorosa la modernità, che egli stesso definì «sofferta modernità».

Come affrontarono la «sofferta modernità» Leone XIII (1810-1903) e San Pio X (1835-1914)?

Leone XIII si pose l’obiettivo di riaffermare il Primato della Santa Sede Apostolica attraverso una ridefinizione dei suoi rapporti con gli Stati europei e la riconciliazione della Chiesa con la modernità. Il movimento di adesione del clero alla Terza Repubblica francese era, secondo l’impostazione del Sommo Pontefice, il metodo corretto per trovare un punto di ritrovo, di unione fra la Chiesa e il Governo della Francia liberalista. Leone XIII volle perciò cercare una strada di compromesso per affrontare il drammatico problema e scontro fra Stato acattolico e Chiesa; ma i risultati del disegno furono inefficaci.

Il Papa sperava che gli anticlericali avrebbero cessato di perseguitare i cattolici (persecuzione che si esternava sulla stampa come in campo legislativo e amministrativo) se questi ultimi avessero aderito al sistema repubblicano. Per disinnescare l’anticlericalismo dei repubblicani, pensava Leone XIII, occorreva convincerli che la Chiesa non era avversa alla Repubblica, ma solo al laicismo. E per convincerli, non c’era altro mezzo che un positivo appoggio dei cattolici alla Repubblica. Si sarebbe quindi riannodato il legame tra la Santa Sede e la Francia che era stato sciolto dalla Rivoluzione giacobina. In realtà, la Repubblica francese aveva attaccato la Chiesa prima che i monarchici attaccassero la Repubblica e molti cattolici avevano scelto la bandiera monarchica perché l’ideologia atea repubblicana francese si scontrava inesorabilmente con il loro credo.

Il 13 agosto 1870, mentre si preparava la caduta di Napoleone III, Louis Veuillot, direttore dell’Univers religieux, organo del Cattolicesimo francese, si rivolse direttamente ai repubblicani: «[…] non chiediamo ai repubblicani di essere cattolici. Non tutti hanno le qualità per esserne all’altezza. Diciamo loro semplicemente: lasciateci essere cattolici e noi saremo repubblicani». Ma quella libertà, sorta ed esportata dalla Rivoluzione, non valeva per tutti e in Francia il clero e il Cattolicesimo furono vessati.

Espressione significativa del Pontificato “politico” di Leone XIII è stato il ralliement alla Terza Repubblica francese, decodificato nell’enciclica Au milieu des sollicitudes del 16 febbraio 1892. Con questo documento il Papa riteneva che fosse giunto il momento di spingere i cattolici francesi a rinunciare all’idea di poter restaurare una Monarchia cristiana e, attraverso il ralliement (letteralmente, «il riallineamento»), propose l’accettazione della costituzione repubblicana. Bisognava riacquistare prestigio per farsi accettare ed essere accolti ai tavoli dei lavori internazionali e la Francia, in tale azione diplomatica, era pedina essenziale. Ma la Francia repubblicana, cresciuta fra governi massonici e anticlericali, divenne spietata con la Chiesa e non accolse la mano tesa di Papa Pecci, dando avvio ad un susseguirsi di leggi anticristiane: espulsione dei Gesuiti; divieto per i sacerdoti di insegnare religione nelle scuole pubbliche per arrivare poi alla soppressione totale dell’insegnamento religioso; obbligo del servizio militare per il clero e i religiosi… vera e propria pianificazione di scristianizzazione.

Con l’enciclica di Leone XIII si verifica una divisione tale fra i cattolici francesi da ricordare quella avvenuta durante la Rivoluzione fra preti giurati e preti refrattari. Nel solo mese di ottobre del 1903, più di 10 mila scuole, gestite da congregazioni religiose, vengono chiuse. L’anno seguente viene rimosso il crocefisso da scuole e tribunali; sono espulse le congregazioni religiose che si occupavano di educazione; i finanziamenti statali a beneficio della Chiesa sono interrotti; i beni ecclesiastici incamerati dallo Stato. Il Concordato del 1801, che per un secolo aveva regolato i rapporti fra la Francia e la Santa Sede fu disintegrato.

Il Pontificato di San Pio X ebbe un altro rapporto con la modernità e non cercò compromessi. Per contrastare il pensiero moderno e relativista, mise in atto un’immensa opera di restaurazione, con l’obiettivo di «Instaurare omnia in Christo», come ebbe a scrivere nell’Enciclica programmatica E Supremi Apostolatus del 4 ottobre 1903. Agì su due fronti: da un lato riformò e dall’altro condannò. Leggiamo nell’editoriale di «Civiltà Cattolica» del 1908: «Restaurare un edificio non è abbatterlo per farne un altro; è rinnovarlo, conservandolo e preservandolo. Tale fu l’opera instauratrice di Pio X; d’incremento e di miglioramento da un lato, di correzione e di difesa dall’altro».

Il nuovo Codice di Diritto Canonico, la riforma della Curia romana, la fondazione dell’Istituto Biblico, l’erezione dei seminari centrali, la legislazione per una migliore formazione del clero, la nuova disciplina per la prima e più frequente Comunione, la restaurazione della musica sacra, la sua energica difesa della libertà della Chiesa negli Stati furono i bastioni che eresse contro la scristianizzazione dilagante. Tentò di frenare l’ignoranza religiosa (con il Catechismo) e gli errori del Modernismo (che definì «scolo di tutte le eresie», derivante dalle filosofie sorte dall’Illuminismo e dal Positivismo), che tentava di corrompere dottrinalmente e moralmente la Fede.

Il Pontificato di San Pio X aprì il nuovo secolo del Novecento (1903): un’epoca scientifica e tecnologica, variegata e complessa, sia per la fine del potere temporale della Chiesa (che comportava indebolimento di prestigio e di autorità), sia per i numerosi e agguerriti fermenti anticattolici (liberismo, massoneria, socialismo e comunismo), il tutto innestato nel cosiddetto tempo della «Belle époque», sorta nella laicizzata Francia postrivoluzionaria, che durerà fino allo scoppio della prima Guerra mondiale, alla quale San Pio X non sopravvivrà. Ha scritto Maurilio Guasco: «Quella scienza, che pretendeva di diventare autonoma dalla fede, provocava reazioni analoghe negli altri ambiti: in politica, qualcuno diceva che si doveva giungere alla totale autonomia dalla gerarchia ecclesiastica, invitata a non uscire dalle proprie competenze; un criterio simile si voleva applicare nel più vasto ambito sociale. […] il demone dell’orgoglio, la superbia, l’affermazione del proprio io di fronte al superiore che rappresentava la volontà di Dio».

Cristina Siccardi

Fonte: Il nostro tempo, 13 marzo 2016

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