Secondo lei, storica e studiosa di Paolo VI, lo sceneggiato trasmesso su Rai uno in due serate, dal titolo Paolo VI il papa nella tempesta, ha dato un’immagine abbastanza realistica della complessa figura di questo pontefice?
La fiction, a mio avviso, ha colto pochi e limitati aspetti della complessa e ricchissima personalità di Paolo VI. La prima puntata direi che è inclassificabile. Infatti il sacerdote Giovanni Battista Montini, il grande innamorato di Cristo e della Chiesa, che in giovane età avrebbe desiderato entrare fra i Benedettini, non è affatto emerso; al suo posto è stata tratteggiata la figura di un prete politicante, il cui padre lo spingeva verso posizioni carrieristiche sempre più alte. Invece ben sappiamo, come attestano fonti e documenti storici, che Montini non desiderava fare alcuna carriera, le sue aspirazioni erano legate alla preghiera, alla cura delle anime, allo studio; ma ciò non è apparso. Nella seconda puntata il racconto romanzato del giovane brigatista, conoscente di Paolo VI, ha rubato troppo tempo prezioso ad aspetti reali importanti che, invece, non sono stati neppure sfiorati. Si possono però salvare alcuni aspetti:
1. L’impostazione del discorso delle encicliche Populorum progressio ed Humanae vitae
2. Emerge abbastanza bene la figura di Monsignor Pasquale Macchi
3. Molto significativa la figura del prete-operaio don Leone e il triste dialogo che si svolge fra quest’ultimo e Paolo VI
4. Buone le rappresentazioni sceniche della lotta fra i cardinali durante il Concilio Vaticano II ed il Pontefice e di quella onirica degli attacchi al Papa, ambientata in Terra Santa, con la visione del Calvario
5. L’accenno al Credo di Paolo VI
6. L’ultima inquadratura che riprende il Papa accolto con gioia fra la gente, sotto lo sguardo, pieno di commozione e di devozione, di don Pasquale Macchi.
Che cosa, secondo lei, è stato troppo enfatizzato e d’altro canto poco sviluppato?
La vicenda dell’Onorevole Aldo Moro ha riempito troppo la scena: Moro non è stato così incisivo nell’esistenza di Paolo VI, come qui appare. Anzi, ci sono stati momenti in cui Montini è stato molto critico nei confronti della Democrazia Cristiana che faceva alleanze con la sinistra politica. Poco si è detto dell’Ufficio Informazioni della Santa Sede, coordinato da Montini (un lavoro immenso per prendere informazioni, soccorrere e salvare migliaia e migliaia di vittime della seconda guerra mondiale). Sbagliatissimo poi il contrasto fra Pio XII e Montini, il quale ha sempre avuto una venerazione particolarissima per Papa Pacelli, che apprezzava moltissimo l’operato del suo Sostituto alla Segreteria di Stato. Purtroppo sono venuti a mancare i seguenti punti:
1. L’amicizia d’anima con il filosofo cattolico Jean Guitton, che lo ha accompagnato per 26 anni
2. Il profondo legame che ha unito Paolo VI agli artisti e agli scrittori
3. L’attentato del 27 novembre 1970 a Manila
4. Le grida di allarme del profeta Paolo VI, «Vox clamantis in deserto», che metteva in guardia da un mondo sempre più lontano dalla fede in Dio e sempre più legata a una religione «orizzontale» e umanitaria, edonista e idolatra di sé.
Il titolo dello sceneggiato Paolo VI, il papa nella tempesta è in contraddizione col titolo del suo libro Paolo VI, il papa della luce?
Concettualmente parlando non è antitetico: la luce dello Spirito può arrivare anche là dove si presentano le tempeste. Cristo, luce del mondo, sul Lago di Tiberiade non ha sedato proprio una tempesta? Ma da un punto di vista concreto la fiction e il libro sono opposti: il Papa nella tempesta si occupa in maniera vistosa e fuorviante delle questioni politiche italiane; il Papa della luce si occupa, invece, del Regno di Dio e della Salvezza eterna per tutti gli uomini. Infatti, a studiarlo profondamente Paolo VI, si può ben dire, era nel mondo, ma non era del mondo.
Con poche pennellate come riassumerebbe la personalità e il pontificato di Paolo VI?
Giovanni Battista Montini, dall’alto profilo intellettuale e spirituale, per i più impopolare perché poco conosciuto – la fiction ha il merito di aver portato al grande pubblico la sua figura -, è stato un uomo antico e moderno (portava il cilicio come gli antichi anacoreti e allo stesso tempo assisteva in Tv ai primi passi dell’uomo sulla luna), fuori dalle mode e, pur pagando il prezzo dell’impopolarità, non è mai venuto meno alla tradizione della Chiesa, nei dogmi e nelle verità di fede, pur con le riforme che al suo interno ha istituito.
Uomo di Dio, consapevole del difficilissimo momento storico, Paolo VI ha valicato l’orizzonte temporale con lo sguardo perennemente rivolto ai suoi grandi amori: Cristo e la Chiesa, per la quale ha dato la vita, attraversando un doloroso calvario pontificale. Ha cercato di comprendere l’uomo moderno nelle sue fragilità e nelle sue altezze, annunziandogli con stile tutto proprio, fatto di comprensione e di forza, di dialogo e di certezze, la Verità e la salvezza in Cristo nostro Signore. Ha vissuto il pontificato più difficile della storia della Chiesa del XX secolo: il suo è stato un lavoro instancabile di continue elaborazioni per fronteggiare le correnti avverse alla Chiesa ed un mondo sempre più scristianizzato, teso ad “emanciparsi” dai valori fondamentali della vita. È stato un faro di luce per tutti: uomini e donne del suo e nostro tempo.
Fonte: www.paoline.it

