Santa Gemma Galgani: degna sposa di Cristo

Di santa Gemma Galgani, mistica del XX secolo, padre Cornelio Fabro si occupò e approfondì a lungo. Nella sua breve vita terrena – morì a soli 25 anni – sentì sulla sua carne i dolori della flagellazione e dell’incoronazione di spine, inoltre ricevette le stigmate. Fu prediletta del Signore, partecipò alla redenzione delle anime ed alla salvezza dei peccatori.

Le vite dei santi non sono vite comuni, men che meno quelle dei mistici. Essi sono dei prediletti del Signore e sperimentano la conformità al Crocifisso attraverso la condivisione dei dolori della Passione di Nostro Signore, questa prerogativa li rende in grado di partecipare alla redenzione delle anime e, quindi, alla salvezza dei peccatori. Allo stesso tempo, li rende meritevoli di prodigi tali da fare delle loro esistenze veicoli della grazia divina e di sperimentare la familiarità più genuina con le realtà celesti. Ecco che santa Gemma Galgani, mistica del XX secolo, era spesso in compagnia di Gesù Cristo, della Vergine Maria, dell’Angelo custode, di san Gabriele dell’Addolorata (1838-1862).

Quale nome?

Discendente di una delle più antiche famiglie lucchesi, nacque il 12 marzo 1878 a Borgonuovo di Camigliano da Enrico Galgani, farmacista, e Aurelia Landi. Il giorno seguente venne battezzata. Il nonno Carlo desiderava che alla nascitura venisse imposto il nome di Umberta Pia, in onore di Re Umberto I,da poco salito al trono, e del beato Pio IX, da poco defunto; mentre lo zio paterno, Maurizio, optava per Gemma, contro il parere della signora Landi Galgani: non esistevano santi con questo nome… ma, dopo l’intervento del parroco, si convinse poiché il sacerdote le aveva augurato che la figlia potesse farsi santa e coprire così quel posto vacante in Paradiso.

In 18 anni di matrimonio i coniugi Galgani ebbero 8 figli, cinque maschi e tre femmine. Gemma rimase orfana della madre a sette anni. Nella sua autobiografiaricorderà con grande sofferenza quei terribili momenti. Il 26 maggio 1885, nella chiesa di San Michele in Foro, venne cresimata da Monsignor Nicola Ghilardi, Arcivescovo di Lucca e dopo la funzione avvertì per la prima volta una locuzione interiore, dove Gesù le promise di condurre in Cielo la sua mamma.

A scuola di una Beata

Cresciuta con il padre e i fratelli a Lucca, studiò presso le Suore Oblate dello Spirito Santo fino al giorno in cui, a causa di un fallimento, la famiglia perse ogni avere e si trasferì in una misera abitazione in via del Biscione, oggi via Santa Gemma Galgani. Proprio quila santa, che sentiva sulla sua carne i dolori della flagellazione e dell’incoronazione di spine, ricevettele stigmate. Nel corso degli studi superiori l’intelligente e studiosa Gemma fu alunna di suor Elena Guerra (1835-1914, beatificata nel 1959), che le insegnava italiano, francese, storia sacra, storia ecclesiastica e che, quando il padre cadde nel fallimento, la dispensò dalla mensile tassa scolastica. La fondatrice delle Oblate ebbe grande affetto per la giovane, non così due sue consorelle, suor Gesualda Petroni e suor Elisa Pieri, che disprezzavano Gemma a tal punto da riuscire a causarne la non ammissione in convento, come ella desiderava ardentemente.

Le sofferenze morali si sommano a quelle fisiche, quando inizia ad avvertire dolori lancinanti ai reni e quando le gambe si paralizzano; le viene diagnosticata l’osteite delle vertebre lombari con successivo ascesso agli inguini. Le forti emicranie si accompagnano ad un’otite purulenta acuta con mastoidite. Durante il periodo d’infermità, superata da una miracolosa guarigione,le si presentapiù volte il passionista san Gabriele dell’Addolorata, entrando con lei in profonda confidenza. In quegli anni conosce Padre Germano Ruoppolo, sacerdote di austera vocazione passionista, che diventerà suo confessore, nonché suo padre spirituale. È proprio seguendo l’ordine di quest’ultimo che Gemma redige,fra il febbraio e il maggio 1901, la sua autobiografia, Il quaderno dei miei peccati.

Lotto contro il demonio

Gemma ebbefrequentazioni celesti, ma anche demoniache. Più volte fu costretta a lottare contro il demonio, che le lasciò sul corpo ferite e contusioni. La tradizione vuole che alcune bruciature presenti su Il quaderno dei peccatisiano opera del diavolo stesso.Una delle cose più terribili da sopportare per Gemma fu proprio quella di dover descrivere la sua vita interiore, di dover registrare per obbedienza i discorsi diretti ed intimi che avvenivano con i protagonisti dell’esistenza della sua anima. Fu una tortura inimmaginabile: «mi sottometto nondimeno a descrivere ogni cosa, perché legata dall’obbedienza, altrimenti vorrei fare altro. Credo che di giorno in giorno la ripugnanza che provo nello scrivere certe cose, infine cessi, ma si fa sempre maggiore: è una pena tale da non poter resistere, e quasi da morirne» (1° settembre 1901).

Nel 1902 Gemma riceve da Gesù, durante un colloquio estatico, l’amabile invitodi fondare un monastero in Lucca di suore passioniste, appellodivino che ella segue con grande impegno e che si realizzeràpochi mesi dopo la sua morte. Infatti il 21 settembre 1902 si ammala gravemente di tubercolosi. Nell’agonia affronta un’estasi dolorosa la notte del Venerdì Santo, per poi giungere al «tutto è compiuto» all’età di 25 anni. È l’11 aprile 1903. Il suo corpo, pur non essendo potuta divenire suora come avrebbe fortemente desiderato, viene rivestito con l’abito passionista e posto nel monastero dal Signore voluto e da lei fondato: pubblico e subitaneo riconoscimento che Gemma non volle altro che essere degna sposa di Cristo.

Cristina Siccardi

 

Fonte: Radici Cristiane n. 125 – Giugno 2017

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