Cristina Siccardi è una studiosa con la passione per la vita dei Santi
La storia e l’agiografia sono la grande passione di Cristina Siccardi, un impegno costante della sua vita di studiosa e di narratrice, che si risolve nell’assidua collaborazione a riviste culturali e religiose e nella pubblicazione di interessanti opere, molto favorevolmente accolte dalla critica. Forse era un po’ diversa l’altra sua pubblicazione Giulia dei poveri e dei re, in cui l’Autrice scorre, e con molta perizia, la vitra straordinaria della marchesa di Barolo, ma un uguale e profondo esame psicologico dei personaggi, alla ricerca del tormento interiore che anima le creature, è nel suo volume dal titolo Maria Teresa alla conquista di Cascia. Questo su Maria Teresa, la donna dei grandi ideali e dalle visioni di cielo, che dalla sua Genova si porta a Cascia per vivere la sua vita in solitudine ed in preghiera e diffondere nel mondo il culto di Santa Rita, è stato definito, per la preziosità della sua narrazione e del suo stile, come un arazzo storico che innesta meravigliosamente il personaggio nel suo tempo e nel dramma della vita quotidiana.
Nel narrare l’ineffabile avventura di Colei che i devoti non esitano di chiamare come l’erede della Santa di Cascia, Cristina Siccardi si avvale, come è messo in rilievo da Vincenzo Lolli nella sua prefazione, di una preziosa documentazione inedita e riesce a penetrare nella luce del suo sentire e del suo patire, tracciando di questa “avventuriera” di Dio un profilo quanto mai suggestivo, che non potrà non essere considerato come valida testimonianza della santità di Madre Fasce. Quando si tratta di agiografie, Cristina Siccardi acquista di tono e di emotività nel suo linguaggio ma ugualmente scorrevole, e sempre amante della documentazione, è anche quando scrive della sua Torino, città natale, della sua arte e della sua storia, dei suoi costumi e delle sue tradizioni.
Un volume di grande successo è anche quello su Pier Giorgio Frassati, un libro che mancava nella su pur ricca bibliografia, perché Cristina Siccardi è abituata alla tessitura di queste grosse trame monografiche ed è un lavoro che compie sempre con molto impegno e con grande disinvoltura, mettendo a nudo l’animo dei suoi personaggi e creando quel clima di particolare suggestione in cui gli ideali prendono vigore e si affermano nella forza della loro consistenza. Facendo tesoro di questa sua esperienza più che decennale, iniziata con la narrazione della straordinaria vita della marchesa di Barolo, nel 1992, il suo Pier Giorgio Frassati, questo autentico modello di vita per i cristiani del Duemila, ci offre una nuova ed eloquente testimonianza del suo modo di scavare dentro le sue figure, e di inquadrare il personaggio nella Torino del suo tempo, all’inizio del Novecento, divisa tra il retaggio sabaudo e la invadenza del capitalismo nascente. Cristina Siccardi, con la sua abilità e con la sua preparazione, riesce, come sempre, a far centro e fissa il giovane Pier Giorgio in tutta la sua forza del suo impegno sociale ed umano, riportando la sua attenzione anche sulla figura del Senatore Alfredo Frassati, suo padre, per quello che ha dato nell’indirizzare il figlio, ora beato, sulla via delle eccelse virtù. La Siccardi nel tracciare il suo itinerario spirituale ci sembra come attratta da una forza misteriosa e ne è coinvolta fino alla esaltazione, perché rivive passo per passo il cammino del beato Pier Giorgio, fino alla morte, ed oltre, cogliendo nella semplicità la grandezza del suo mistero…
Non tanto le storie ma certamente l’agiografia, nel tracciare le linee della spiritualità è molto vicina alla poesia, ed è questa la prima sensazione che si riceve dalla lettura delle opere di Cristina Siccardi, dopo di aver apprezzato, naturalmente, tutti i pregi letterari della sua narrazione. Quell’alone di misticismo di cui pervasa la sua scrittura
Non solo suscita emozioni e commozione, anche perché gli argomenti trattati hanno in se stessi questo magico potere, ma trasporta in alto, alla stessa maniera di un componimento poetico, perché diventa lieve la scrittura della Siccardi, trasparente, e succede proprio così quando si toccano da vicino le pagine del mistero. Io direi che la spiritualità molto spesso, se non quasi sempre, diventa sinonimo di poesia, e poi bisogna accettare anche l’altra considerazione che la poesia non è solo nella cadenza e nell’armonia del verso, ma la poesia è nella parola, nel linguaggio che si fa musica, nel racconto di vite straordinarie che racchiudono il mondo nella sua essenza, attraverso i sacrifici e le lotte per affermare l’umana esistenza. Ed ho avuto perciò la sensazione, leggendo i libri di Cristina Siccardi, di trovarmi alla presenza di una donna dal cuore meraviglioso che non soltanto tratteggia e colora, ma riesce a trasmettere al lettore questi suoi impulsi interiori non soltanto, ma meravigliosi. Ma la poesia è questo miracolo, così che non bisogna necessariamente che sia espressa per frammenti e per cadenze, perché è invece la interiorità che conta, sono i palpiti dell’animo che ti assorbono e ti mettono a contatto con il cielo. Molte pagine, tutte le pagine della Siccardi hanno questo privilegio e sono la espressione di questo grande tormento interiore e non sono quindi soltanto una ricchezza agiografica ma hanno un ruolo molto più importante perché fissano e stagliano i personaggi in una cornice di luce che sa di cielo.
Carmine Manzi
Fonte: Settimanale cattolico “Agire”, 12 ottobre 2008
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