di Cristina Siccardi
Nell’anno in cui cadde il Muro di Berlino, morì una donna d’eccezione, Katharina Hasslinger Tangari, sempre al fianco dei sacerdoti perseguitati dal comunismo dell’Est: era il primo dicembre 1989. Sposa sempre fedele Nata a Vienna il 10 marzo 1906 da una famiglia che serviva militarmente la Patria da più generazioni, nel 1936 si trasferì […]
Nell’anno in cui cadde il Muro di Berlino, trent’anni fa, moriva una donna d’eccezione, Katharina Hasslinger Tangari, che stette al fianco dei sacerdoti perseguitati dal Comunismo dell’Est: era il 1° dicembre 1989.
Nata a Vienna il 10 marzo 1906 da una famiglia che serviva militarmente la patria da più generazioni, nel 1936 si trasferì a Napoli dove conobbe il futuro consorte, il medico chirurgo Corrado Tangari, che sposerà ventiquattro giorni prima dell’Armistizio, il 16 agosto 1943. Durante la celebrazione nuziale ella si offrì come vittima per la santificazione del sacramento del matrimonio… e si immolò realmente: il marito l’abbandonò per un’altra donna e lei rimase fedele, fino all’ultimo dei suoi giorni, al giuramento fatto davanti a Dio e agli uomini. Katharina, seppur separata e non per sua volontà, rimase comunque legata al marito e continuò ad informare il consorte dei suoi giorni, dei suoi spostamenti, delle sue attività, come se vivessero insieme. Gli scriveva con grande frequenza e quelle lettere, piene di spiritualità, di sensibilità e di bene immortale, sono rimaste a dimostrazione che il sacramento del matrimonio non è un’idea, ma una realtà concreta. Soltanto 3 mesi dopo le nozze, il 5 novembre 1943, viene arrestata dagli Alleati come spia. È condotta davanti a un tribunale militare, che il 9 marzo 1944 la condanna a morte. Tuttavia Katharina si affida totalmente a Dio. Molto intelligente e acculturata, conosce bene sette lingue e in inglese si difende per nove ore davanti al tribunale militare, composto da tredici ufficiali; grazie alle sue idonee risposte, la pena capitale viene commutata nella carcerazione: dieci mesi nel campo di prigionia di Padula, undici mesi a Terni e poi Riccione, fino al 12 ottobre 1946.
Fu Katharina a curare la traduzione tedesca della Storia della letteratura italiana di Giovanni Papini per la casa editrice austriaca Pustet di Salisburgo. Ma studiò anche medicina e fu di fondamentale sostegno proprio al marito, per il quale redasse quaranta studi scientifici, in seguito pubblicati con il nome di Corrado Tangari. Lei, con la vocazione per il matrimonio e sempre innamorata come il primo giorno delle nozze, continuò a credere nell’anello che portava al dito, a dispetto di ogni condizione: da carcerata come da persona libera.
Negli anni Cinquanta incontra Padre Pio, dal quale rimane spiritualmente rapita. Lo incontrerà settanta volte: «Il bene che ho ricevuto da Padre Pio non appartiene soltanto a me, in quanto ritengo che il bene che riceviamo non è mai esclusivamente per noi, ma lo riceviamo anche per darlo agli altri. La vita di Padre Pio, così piena di sacrifici, di rinunzie e di sofferenze, è una fonte viva naturale e gratuita di benefici per noi, benefici spirituali, corporali e materiali, secondo le nostre necessità. Oltre a ciò, la vita di Padre Pio è un richiamo, spesso severo ma anche salutare, rivolto alla nostra condotta di vita (K. Tangari, Il Messaggio di Padre Pio, Editore Amis de saint François de Sales, pp. 8-9).
Nel 1951 si reca a Vienna, in visita ai suoi familiari e coglie l’occasione per recarsi in pellegrinaggio al Santuario mariano di Mariazell, nel cuore della Mitteleuropa, a 870 metri di altezza, situato in una verde conca della Stiria, alle estreme propaggini delle Alpi Orientali, una delle più frequentate mete devozionali dell’Europa Centrale. È lì per pregare la Vergine Santissima, protettrice dell’Austria, occupata dalle truppe straniere. Katharina viene arrestata da un posto di controllo russo, ma, miracolosamente, viene liberata e per tale grazia ella promette di compiere, nel primo sabato di ogni novembre, un pellegrinaggio proprio alla Madonna di Mariazell, un voto che adempirà fino 1988 e che farà sempre a piedi nudi, per sette chilometri: dal luogo della liberazione miracolosa fino al Santuario di Mariazell.
Padre Pio comprende che la sua figlia spirituale può essere uno strumento di apostolato e di conforto per chi è perseguitato oltre cortina, là dove opera la «Chiesa del silenzio» nei territori a dominazione sovietica. Questo apostolato, così rischioso e pericoloso, inizia nel 1964. Oltrepassa più di cento volte le frontiere dei paesi comunisti con 7 o 8 valige colme di rosari, immaginette sacre e tutto ciò che poteva aiutare i sacerdoti vessati, incarcerati e privi di tutto. Passava la frontiera in treno o in corriera e, quando era possibile, pregava in ginocchio per ottenere dal Signore che la polizia e i doganieri la lasciassero passare. Affidò il suo apostolato nei diversi Paesi dell’Est al Bambin Gesù di Praga
Il 15 aprile 1971 venne arrestata alla frontiera della Cecoslovacchia. Dopo sessantasei interrogatori, fu condannata a quindici mesi di prigione.
Il biografo Yves Chiron (Katharina Tangari, Publications du Courrier de Rome, Versailles 2006) spiega che Katharina, dopo il durissimo carcere che la marcò a fuoco, si accostò alla lettura di opere concernenti l’esperienza carceraria, in particolare Le mie prigioni di Silvio Pellico; Una giornata di Ivan Denissovitch di Alexandre Soljenitsyne e in seguito, dello stesso autore, Arcipelago Gulag. Nel Diario delle devozioni, il 21 agosto 1977 la protagonista delle violenze comuniste scrisse: «Terminé la lecture du IIIe volume de L’Archipel du Goulag! C’est une grâce! Un vrai miracle! Que le Seigneur soit béni et remercié de nous avoir donné cet écrivain!» (Y. Chiron, Katharina Tangari, Publications du Courrier de Rome, Versailles 2006, p. 332) («Terminata la lettura del terzo volume dell’Arcipelago Gulag! È una grazia Un vero miracolo! Che il Signore sia benedetto e ringraziato di averci donato questo scrittore!»).
Ad un certo punto la sua indomabile attività apostolica viene fermata: le viene vietato di entrare nei Paesi dell’Est per dieci anni. Ma ecco che questa impavida donna, attenta ad operare soltanto più per il Regno di Dio, fa una sorprendente scoperta: anche qui esistono sacerdoti perseguitati, che nell’umiliazione continuano a celebrare la Santa Messa tridentina e continuano a professare la Fede di sempre, ad insegnare la dottrina cattolica di sempre, a sostenere le ragioni evangeliche di sempre e ad avere uno spirito soprannaturale, nonostante i rivoluzionari tempi culturali ed ecclesiastici imbevuti di secolarismo e relativismo. Così, nel 1974 inizia a frequentare Ecône, il primo Seminario della Fraternità Sacerdotale San Pio X e da qui prende avvio un’attività instancabile di aiuto e sostegno ai sacerdoti della Fraternità stessa. In 15 anni realizzerà un lavoro liturgico immenso, fornendo a un elevato numero di cappelle tradizionali tutto il necessario per le funzioni (calici, pissidi, ostensori, paramenti, candelabri…), procurando poi ad ogni novello sacerdote il camice, la pianeta, l’astuccio per la comunione ai malati, la valigia-cappella. Intanto lei vive in povertà, ma fidente nella Divina Provvidenza, riesce a procurare ciò che è necessario e a realizzare i suoi obiettivi, in cambio degli aiuti economici, che giungono soprattutto dalla Svizzera, dalla Germania, dall’Austria, ella offre Sante Messe, Rosari, sofferenze, digiuni. Lei prega, instancabilmente, per gli amici e per i nemici. Sue mete di pellegrinaggio predilette sono i Santuari del Bambino Gesù di Praga, Mariazell, Altotting, Lourdes, Fatima, Pompei, la Scala Santa, Santa Maria in Cosmedina…
Membro del Terz’ordine domenicano, ha lasciato un’innumerevole quantità di scritti, diari, lettere, appunti, quaderni di devozione… una miniera di Fede e di pietà. Lei stessa preparò la sua immaginetta funebre, scritta in quattro lingue: «Tutto ciò che ho potuto fare di bene nella mia vita fu una pura grazia di Dio, non meritata. Che tu, dolcissima Madre di Dio, hai voluto darmi tanto amore per te, fu la mia più bella ricompensa».
