Buon compleanno, Filotea

La straordinaria “fortuna” di un libro di devozione. La Filotea ha 400 anni ma continua a insegnare come si può “stare con Dio”. Rivolgendosi soprattutto ai laici occupati nella vita frenetica dell’epoca moderna.

«Quanti han fin qui trattato di devozione han quasi tutti avuto di mira soltanto le persone molto ritirate dal mondo, o per lo meno hanno insegnato un tipo di devozione che porta a quel completo isolamento. La mia intenzione è invece di istruire coloro che vivono nelle città, in famiglia, a corte, e per la loro condizione son obbligati, nei rapporti esterni, a far vita comune. Bene spesso costoro, con il pretesto d’una sedicente impossibilità, neanche ci pensano a cominciare una vita devota»: così scriveva, nel giorno di santa Maddalena del 1609 da Annecy, il vescovo Francesco di Sales (1567 -1622) nella seconda edizione della sua celebre opera Introduzione alla vita devota, detta anche Filotea.
L’iniziale lavoro era destinato alla cugina, madame di Charmoisy, donna dalla vita mondana, dai frequenti viaggi e dai lunghi soggiorni alle corti di Torino e di Parigi, che era divenuta nel 1607 figlia spirituale del vescovo ginevrino; in seguito venne proposto alla pubblicazione e dedicato, ponendo su di un piano né personale né impersonale, ad un personaggio immaginario, Filotea appunto, la cui etimologia significa: amante, innamorata di Dio.

Un “esercito” immenso di lettori
Gli insegnamenti manoscritti, adatti «alle persone che vivono fra le inquietudini del mondo», vennero consegnati al tipografo Pierre Rigaud di Lione, nell’agosto 1608, ma l’opera andò molto a rilento, tanto che il libro porta la data del 1609. L’amico di san Francesco di Sales, monsignor Pierre Fenouillet, vescovo di Montpellier, lo rimproverò, in quanto, a suo giudizio, era stato troppo sintetico nella prima edizione, per cui, fin dai primi mesi del 1609, l’autore nutrì maggiormente il saggio, come testimonia la lettera che scrisse alla sua protetta, Giovanna di Chantal: «Portatemi tutte le lettere e gli appunti che io vi ho inviato, se li avete ancora: poiché se occorrerà ristampare l’Introduzione, questo mi faciliterà molto, trovandovi parecchie cose inerenti al tema. Non mi sono giunte correzioni riguardanti la sostanza, ma solo la critica che era poco esteso…».
L’accoglienza in Francia dell’Introduzione alla vita devota, dal carattere universale, poiché fino ad allora la pietà era soprattutto prerogativa di chi viveva nei chiostri, fu immediata ed esaltante; infatti le copie in possesso dei librai non furono sufficienti ad accontentare tutti e presto si esaurirono: cinque furono le edizioni riviste da san Francesco di Sales e in totale, lui in vita, venne ristampato nove volte.
Pare che la prima traduzione della Filotea sia stata in italiano, ma non ne sono pervenute copie. Poi giunse la traduzione latina del 1612 e l’anno successivo quella inglese, che venne ristampata, nello stesso anno, ben tre volte, dimostrando una forte simpatia anche negli ambienti anglicani. Intorno al 1616 uscì la Filotea in tedesco, nel 1618 quella spagnola e nel 1621 una traduzione italiana che ebbe ampia diffusione.
Il successo editoriale fu evidente fin dagli albori e lungo il tempo non si è mai spento, tant’è vero che in quattrocento anni di vita ha avuto milletrecento edizioni, con traduzioni in tutte le lingue del mondo. Il “segreto” di tanto consenso sta nell’idea geniale di rivolgere l’opera ai laici, a chi vive nel mondo, non protetto, come all’epoca di san Francesco, dalle mura dei conventi e delle chiese. Fino ad allora, infatti, nessuno si era occupato del loro cammino di santità. Tuttavia il libro trovò favore anche fra religiosi, religiose, sacerdoti, vescovi, pontefici. Grazie a questo testo molte donne scelsero di entrare nell’Istituto della Visitazione, fondato da san Francesco di Sales in collaborazione con santa Giovanna Francesca di Chantal (1572-1641).
Interessante è sottolineare il fatto che le ristampe della Filotea sono molto più numerose oggi che non nella prima metà del Novecento, negli anni preconciliari.
La causa di tale scelta editoriale è dettata da una domanda maggiore, da parte dei fedeli, di uno strumento sicuro che indichi all’anima la strada corretta per arrivare a Dio, attraverso l’allenamento della volontà e dello spirito, attraverso la purificazione della preghiera guidata e non lasciata al caso.
Il lettore viene accompagnato dal «Dottore dell’amore», come lo definì il beato Pio IX, passo passo, lungo un cammino ben preciso di devozione, aperto a tutte le vocazioni e professioni. Pratici consigli, concreti suggerimenti, dove il ruolo pilastro è occupato dai Sacramenti, si susseguono in questo prezioso libro che non ha nulla di vetusto, pur avendo la sua anziana età, ma mantiene la freschezza delle cose eterne, nonostante alcuni riferimenti siano chiaramente legati a nomi e vicende del tempo in cui il capolavoro venne composto. Può essere definito un vademecum per chi desidera trovare un percorso di sicuro arricchimento spirituale per la salute intima, ma anche fisica, visto che, come è provato, se lo spirito sta bene, anche il corpo ne trae giovamento.

Il combattimento spirituale
Non c’è qui il polemista (quale fu anche san Francesco di Sales) che lotta contro gli avversari della fede, calvinisti e luterani, bensì il padre buono e caritatevole che istruisce figli e figlie in forma diretta e amabile: le pagine sembrano animarsi a mano a mano che si leggono e si meditano, come se il maestro fosse al fianco dell’allievo accompagnandolo, sorreggendolo. Lo stile è limpido e chiaro, fiorito di similitudini a volte poetiche, a volte dotte, a volte teologiche, utilizzando qua e là frasi alla Seneca, lanciate come frecce. Ebbe a dire il cardinale Wiseman (Nicholas Patrick Stephen, 1802-1865): «Non poteva allargare la via stretta del Vangelo, ma l’ha ripulita delle spine, ha tolto dal sentiero le pietre grosse che lo ingombravano. Ha gettato ponticelli su profondi abissi e quanti dedali e labirinti scuri sono stati illuminati dalla sua fiamma! Non ha reso la meditazione più facile, la preghiera più confidente, la confessione meno faticosa, la comunione più fruttuosa?…».
Filotea è ogni cattolico che sente fortemente la necessità di trovare il rimedio a malesseri, inquietudini e smarrimenti e brancola nel buio in un mondo difficile, spesso ostile; ma la battaglia principale, quella più dura, e qui il vescovo di Ginevra è molto chiaro, non è quella contro gli altri, bensì è quella che si combatte dentro di sé, con le proprie imperfezioni, prima ancora che con i peccati veri e propri. La purificazione, egli dice, è guarigione ordinaria, dei corpi come degli spiriti, che avviene soltanto gradualmente, da un progresso all’altro, da un avanzamento all’altro, con fatica, pazienza, costanza, perseveranza… e tempo.
Altrettanto chiaro è quando sostiene che l’esercizio della purificazione dell’anima «può e deve» terminare soltanto con la nostra vita, «non turbiamoci quindi per le nostre imperfezioni, perché appunto la nostra perfezione sta nel combatterle, e non potremmo combatterle se non le vedessimo, né vincerle se non le incontrassimo».

Tutti sono chiamati alla santità
San Francesco di Sales si impegnò in tutta la sua esistenza a lavorare per la santità di tutti, laici e consacrati, infondendo nelle persone la speranza che tutti possono elevarsi, toccando la presenza di Dio e quest’opera ne è il più illuminante documento, anche per la semplicità e il taglio divulgativo che possiede.
Sacra Scrittura, Padri della Chiesa, vita e opere dei santi sono le fonti a cui san Francesco di Sales attinge. Egli, comunque, non si limita a ricordare che tutti sono chiamati alla santità, ma la sua pressione è posta sul fatto che Occorre comprendere che essere cristiani significa vivere in unione con Dio e che, il definirsi cattolici, è sinonimo di voler progredire in questa unione, pur rimanendo saldi agli impegni e doveri inerenti al proprio stato.
Occorrerebbe ritornare a collocare, come insegna il Pastore ginevrino, la propria vita e le attività umane nel contesto della volontà di Dio, una volta scoperto, accolto, amato, e allora la Grazia, con tutti i suoi benefici, non tarderà ad arrivare.

Francesco di Sales nasce In Savoia in un’antica famiglia nobile. Destinato alla camera forense, dopo aver studiato nelle università di Padova e Parigi sceglie il sacerdozio e viene ordinato nel 1593. Chiede e ottiene di essere mandato nella calvinista Ginevra dove nel giro di pochi anni diventa vescovo, prima coadiutore poi titolare, particolarmente Impegnato nell’applicare i decreti del Concilio di Trento. Qui metterà In pratica tutta la sua saggezza e dolcezza pastorale nell’apostolato rivolto soprattutto ai calvinisti, anche se sarà costretto a spostare la sede episcopale ad Annecy. Filotea e il Trattato dell’amore divino sono le principali delle sue molte opere. Verrà nominato dottore della Chiesa da Leone XIII nel 1887 e Patrono del giornalisti da Pio XI nel 1923.

BIBLIOGRAFIA

Francesco di Sales, Introduzione alla vita devota, Società Editrice Internazionale, 2002, testo dotato di un accurato apparato introduttivo.
Francesco di Sales, Filotea. Introduzione alla vita devota, Paoline, 2006.
Cristina Siccardi
Fonte: Il Timone

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