Madre Teresa Fasce e Santa Rita: Maestra e Allieva

«Tutte e due sono delle meravigliose donne che hanno incarnato nella loro esistenza il dolore fisico fino alla morte… La loro vita è stata un profumo di santità e tale si è ripetuto in tante circostanze… il profumo di Rita e Teresa si identificano come le loro esistenze. Sono state due suore, hanno vissuto nello stesso ambiente, anche se a distanza di sei secoli». Sono le parole di padre Luigi Montanari, già vicepostulatore della beata Maria Teresa Fasce e sono parole che non fanno altro che avvalorare il convincimento delle esistenze parallele di Madre Teresa e di santa Rita, non tanto per similitudine di percorsi di vita, ma per sensibilità e santità dei singoli eventi esistenziali.

Prendiamo la sofferenza, per esempio. Essa è stata vissuta in modo molto simile. La prova del dolore, sia fisico che morale, sperimentata in totale abbandono a Dio e in sentita gioia e disposizione d’animo, è una peculiarità che avvicina sensibilmente la beata e la santa di Cascia. Entrambe sentivano l’incessante bisogno di donare a Dio ciò che più costa all’uomo: la sofferenza appunto. Quella però spoglia di infelicità, priva di rabbia, di rancori e di disperazione. La sofferenza vista come strumento per unirsi a Nostro Signore.

È come santa Rita domandò di soffrire (per questo dovette portare per anni ed anni una spina, che miracolosamente si conficcò nella sua fronte), anche la beata Teresa ricevette il suo scrigno, il suo «tesoro», come ella stessa definiva il tumore che l’accompagnò per decenni con dolori indicibili.

Per la Madre di Cascia santa Rita era la Maestra. Da lei chiedeva illuminazione, consiglio e aiuto, oltre ad essere fermamente disposta e predisposta ad imitare la sua guida.  Non a caso la Madre di Cascia invia il profumo ai suoi figli spirituali come santa Rita.

«Perché Rita è santa? Non tanto per la fama dei prodigi che la devozione popolare attribuisce all’efficacia della sua intercessione presso Dio onnipotente, quanto per la stupefacente “normalità” dell’esistenza quotidiana, da lei vissuta prima come sposa e madre, poi come vedova ed infine come monaca agostiniana». Questa la stupefacente “normalità” provata anche dalla beata Teresa, la quale così si esprimeva: «La santità consiste nelle piccole cose che si presentano ogni minuto più che nelle grandi cose che avvengono di rado».

Di Rita la Madre cercava lo stesso slancio di fede, come lo stesso abbandono in Dio. Come la santa dei secoli prima la beata usava prudenza nei confronti delle persone, che in un modo o nell’altro, andava incontrando e come lei viveva in una mistica e in una contemplazione tanto profonde quanto intense.

Entrambe cercavano nella preghiera il colloquio con Dio, entrambe davano esempio di santità a chi stava loro di fronte, entrambe cantavano a Dio lodi che provenivano dai travagli quotidiani.

La Madre, che nacque 600 anni dopo la nascita di santa Rita (1381-1881, la morte le accomuna nel 7 e cioè: 1457-1947), leggeva nel pensiero (è riscontrato nel processo delle sue virtù) e compiva miracoli veri e propri già in vita; ma sappiamo di quali e di quante facoltà taumaturgiche era dotata anche santa Rita. Maestra ed allieva dicevamo. Ma oggi non più. Rita insegnò così bene a Teresa che sono in molti, fra il popolo di Dio, ad invocare, indistintamente, l’intercessione delle due agostiniane di Cascia.

Cristina Siccardi

Fonte: “Dalle api alle rose”

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