
«L’Hamburger dove non te lo aspetti» è lo slogan che il parroco di Trissino, nel Veneto, don Domenico Pegoraro, ha stampato sulle locandine per attirare i giovani attraverso gli hamburger gratis da distribuire e mangiare sul tavolo in chiesa, la sera di venerdì 31 gennaio. Molteplici critiche sono arrivate dai fedeli ma anche dalla stampa cattolica, tuttavia il vescovo di Vicenza, Giuliano Brugnotto, è dalla parte del parroco e ha dichiarato al “Corriere Veneto”: «Comprendo che ci possa essere una certa reazione da chi pensa che il sacro non debba essere toccato per definizione. Riconducendomi a ciò che dice il Vangelo, dal punto di vista ecclesiale ritengo importante coinvolgere e porre attenzione a tutti, e tra questi non sono esclusi i giovani, al contrario, una delle categorie che fa sicuramente parte delle odierne fragilità, per cui credo sia doveroso dare loro spazio, con le dovute attenzioni, anche nei luoghi sacri. Gesù è stato etichettato con un mangione e un beone – conclude con un sorriso il vescovo –, ma se oggi fosse qui oggi, credo accoglierebbe e approverebbe iniziative come questa».
La data non è a caso, il 31 gennaio si festeggia san Giovanni Bosco (1815-1888), Padre e Maestro dei giovani, che raccolse migliaia e migliaia di giovani nel suo oratorio ispirandosi a quello fondato nella Roma del Cinquecento dal controriformista san Filippo Neri (1515-1595).
La Casa di Dio, quale è una chiesa, non può essere profanata. Don Bosco non faceva né mangiare, né giocare, né divertire in chiesa. Ogni spazio ha una sua specifica funzione, sia essa profana o religiosa: una palestra è palestra e non un’officina meccanica; un Luna park è un Luna park e non un tempio. Sarebbe sufficiente ragionare per comprendere lo squilibrio mentale oltre che religioso che ha colto molti pastori del nostro tempo. Don Bosco andava a prendere i ragazzi “fragili”, ovvero anche i delinquenti, con la sua simpatia all’esterno della chiesa e poi li portava in essa per andare solo ed esclusivamente a pregare e farli assistere alla Santa Messa, un rito, quello in Vetus Ordo, che catapulta immediatamente le anime nella dimensione sacrale.
Il suo sogno-visione dei 9 anni, quando vide belve feroci trasformarsi in agnelli alla presenza di Maria Santissima e di Gesù Cristo, lo realizzò tenendo fermamente e tenacemente ben chiaro la divisione che c’è fra lo spazio del mondo e quello soprannaturale, se tale consapevolezza non esiste, allora tutto è inutile: le anime non si avvicinano, men che meno se si mangia in chiesa, ledendo il principio stesso di sacralità. Le baby gang esistevano anche nell’Ottocento, non è un’invenzione dei nostri giorni; il fatto è che don Bosco le convertiva, adesso i sacerdoti non vogliono convertire perché loro stessi hanno idee avvelenate dal pensiero mondano.
La profonda crisi e confusione che la Chiesa umana di oggi attraversa è dovuta alla sua sudditanza rispetto al “sentire” del mondo, non prendendo coscienza che Santa Romana Chiesa non poggia sul mondo sensibile, seppure istituzione che vive nel mondo, ma sul Regno di Dio, che «non è di questo mondo» (Gv. 18, 36) come disse Cristo a Pilato: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
I giovani non trovano più nulla in parrocchia perché l’hamburger è già da McDonald’s e, sensibilmente parlando, discoteche e movide hanno ben altro da offrire: le tentazioni qui presenti sono decisamente più allettanti… catturare le anime significa proporre la tradizione della Chiesa, come dimostrano quelle realtà ecclesiali che con il Catechismo di sempre e la Santa Messa di sempre, bambini e giovani vanno volentieri in chiesa in quanto sentono curato il proprio spirito e, nei momenti di sano divertimento, gioiscono nella modalità proposta del fondatore dei Salesiani: la spensieratezza innocente del gioco, che viene solo da una vita genuinamente cristiana.
Molte parrocchie di oggi hanno più a cuore di inseguire ciò che aggrada i giovani, piuttosto che proporre ciò che li può cambiare nell’anima, obiettivo che aveva ben presente don Bosco, il grande artefice degli oratori e il termine oratorio deriva dal latino «orare», ossia pregare.
Don Bosco ha riproposto il luogo di preghiera, l’oratorio appunto, con annesso il gioco, cosa che aveva fatto anche san Filippo Neri, ed entrambi, con i loro seguaci, hanno liberato molta gioventù dal male e dalla strada. Tutto ebbe inizio l’8 dicembre, festività dell’Immacolata, del 1841, quando il sacerdote astigiano conobbe a Torino, nella sacrestia della chiesa di San Francesco d’Assisi, Bartolomeo Garelli, muratorino di Asti, il primo ambasciatore di don Bosco fra i ragazzini, ai quali raccontò l’incontro con il prete paterno e simpatico, «che sapeva fischiare anche lui». Quattro giorni dopo, la domenica, nella sacrestia della stessa chiesa, entrarono in nove. I giovani man mano si moltiplicarono a dismisura. Gli oratori di don Bosco, che ebbero uno straordinario sviluppo e successo, sono stati concepiti per formare cristianamente le giovani anime nella Verità dottrinale, nella vita dei sacramenti e nella gioia del sano divertimento nei cortili e nelle passeggiate (celeberrime le “passeggiate” di don Bosco: ebbe persino l’autorizzazione di fare questa esperienza con i reclusi minorenni del riformatorio di Torino), assolutamente fuori dalle chiese, luoghi dove si vive esclusivamente il contatto con la Santissima Trinità, la Madre di Dio, gli Angeli e i Santi.
I parroci e gli oratori dell’età contemporanea, monopolizzata dall’immanentismo, dovrebbero recuperare il metodo pedagogico di don Bosco, il cosiddetto “Sistema preventivo”, basato su tre pilatri: Ragione-Religione-Amorevolezza. E prevenire è assolutamente più efficace che curare.
La prima scuola che don Bosco aprì fu proprio l’Oratorio di San Francesco di Sales a Valdocco. Così egli stesso spiega: «Sono questi oratori certe radunanze in cui si trattiene la gioventù in piacevole ed onesta ricreazione, dopo di aver assistito alle sacre funzioni di chiesa» (Introduzione al Piano di regolamento per l’Oratorio maschile di S. Francesco di Sales in Torino nella regione Valdocco, 1854); inoltre, «si possono definire luoghi destinati a trattenere ne’ giorni festivi i giovanetti pericolanti con piacevole ed onesta ricreazione dopo di aver assistito alle sacre funzioni di chiesa» (Cenni storici intorno all’Oratorio di S. Francesco di Sales, 1861).
Don Bosco lanciò la crociata contro il peccato, l’ozio e il vizio. Siamo espliciti: le tentazioni non sono indizio di fragilità, ma trappole con le quali il demonio ruba anime. Ricordate la figura di Lucignolo in Pinocchio e il Paese dei balocchi? È sempre la stessa, identica storia, che rientra nella Storia della Salvezza o della perdizione. L’uso sfrenato dei social non è forse un’attività oziosa e viziosa, come pure il bere e l’uso delle “canne”? L’atteggiamento femminile sconveniente di molte ragazze non è forse inciampare e cadere nel vizio?
L’incuria degli educatori, siano essi genitori e insegnanti e parroci, è lasciare che i propri giovani inciampino e cadano in queste trappole, innescate dal grande Tentatore. Non rendersi conto di questo è come un padre o una madre che guardano, senza muoversi, il proprio bambino salire sul davanzale di una finestra aperta e sporgersi pericolosamente in avanti… fino a cadere giù.
Lascia scritto don Bosco nelle Memorie dell’Oratorio, raccontando i tempi in cui la grande povertà regnava sovrana in quell’avventuroso progetto cristiano: «Una sera mia madre, che era sempre di buon umore, mi cantava ridendo: Guai al mondo se ci sente. Forestieri senza niente». Con Dio si ha tutto e i santi questo lo sanno bene, possono anche l’impossibile, perché la grazia divina agisce laddove c’è la vera Fede.
Invidie, attentati alla vita, ostacoli, fatiche, sacrifici immensi, umiliazioni, dileggiamenti… tutto affrontò don Bosco. Scriveva Lorenzo Gastaldi (1815-1883), all’epoca arcivescovo di Torino, sul “Conciliatore torinese”: «La vista di tanti garzoncelli, che … crescevano nella più crassa ignoranza … esposti a tutte le corruttele che nascono dall’ozio e da pessime compagnie … il punse così vivamente nel cuore, che deliberò di porvi quel rimedio ch’ei sapesse migliore … Consigliatosi col suo zelo, armatosi d’una pazienza a tutte prove, vestitosi di tutta la dolcezza e umiltà, che ben conosceva richiedersi all’alta sua impresa, diedesi a girare ne’ dì festivi pei dintorni di Torino, e quanti vedesse crocchi di giovani intenti a’ trastulli, avvicinarli… È facile il pensare con quanti scherni sarà stato assai delle volte ricevuto il suo invito, e quante ripulse avrà dovuto soffrire: ma la sua costanza e la sua dolcezza a poco a poco trionfarono in un modo prodigioso: ed i fanciulli più riottosi, i giovanetti più scapestrati, vinti da tanta umiltà e da tanta mitezza di modi, si lasciarono condurre all’umile recinto» dell’oratorio.
Con il suo fare squisitamente paterno, con la luce divina che irradiava dai suoi amabili occhi, nel «solitario recinto» dell’oratorio della prima ora teneva già a bada dai 500 ai 600 ragazzi sopra gli otto anni, allontanandoli dai pericoli del mondo e istruendoli alla conoscenza delle realtà soprannaturali oltre che a quelle terrene. Il santo sacerdote dava il senso alla vita, offrendo gli strumenti per affrontarla e guadagnarla, e dava il senso della morte. Infondeva sicurezza e gioia di vivere alla luce della Verità rivelata da Cristo Nostro Signore e il suo mistico e mariano vivere produceva frutti copiosi, alimentati da grazie e miracoli.
Senza sacerdoti capaci di mettere al centro di tutto Cristo e la Croce non ci potrà mai essere un buon evangelizzatore e un buon padre, figura oggi molto carente, inibito com’è da una cultura femminista che ha stravolto l’identità femminile e, quindi, anche quella maschile.
Fonte: Corrispondenza Romana – 29 gennaio 2025
