Il giubileo dei giovani con Papa Leone XIV

 

 

Il giubileo dei giovani con Papa Leone XIV

 

 

L’adorazione eucaristica compiuta da papa Leone XIV alla presenza di più di un milione di giovani sull’immensa spianata di Tor Vergata a Roma, durante la veglia di preghiera di sabato 2 agosto, rimbalzata ovunque nel mondo attraverso Tv e social-media, è stata caratterizzata da un intenso e sacrale silenzio, al quale la gente non è più abituata in un mondo dove il rumore rimbomba senza posa. In quel momento, al centro di tutto, c’era solo Lui, Gesù Cristo, presente in Corpo, Sangue, Anima e Divinità all’interno di un ostensorio di magnifica bellezza artistica, prezioso nel metallo e nelle gemme preziose, ma anche per la sua lunga e santa storia.

La sacra teca è giunta a Roma da Torino, precisamente dalla Cappella dell’Adorazione perpetua della parrocchia Sant’Antonio Abate. Di fronte a tale ostensorio, utilizzato da Leone XIV per il Giubileo dei Giovani, si sono inginocchiati, per adorare il Santissimo, Piergiorgio Frassati, apostolo dell’Adorazione eucaristica, che sarà canonizzato il prossimo 7 settembre, insieme all’altro innamorato dell’Ostia divina, Carlo Acutis; ma anche san Giovanni Bosco, padre e maestro dei giovani; san Giuseppe Benedetto Cottolengo, apostolo della carità; san Giuseppe Cafasso, la «Perla del Clero italiano», come lo definì Pio XI; san Leonardo Murialdo, educatore della povera e sbandata gioventù; la beata Anna Michelotti, al servizio degli ammalati; i beati fratelli Luigi e Giovanni Boccardo, sacerdoti esemplari; il beato Giacomo Alberione, genio della comunicazione cattolica.

La scelta di tale ostensorio è stata precisa: imitare questa schiera di santi che ha dato nella propria esistenza il primato della Santissima Trinità, invitando i fedeli a ritornare all’Adorazione del Figlio di Dio, riconoscendolo vivo nel Santissimo Sacramento.

Ciò che è emerso nei due tempi apice del Giubileo dei Giovani, ovvero nella veglia di preghiera, di adorazione e benedizione eucaristica, e nella Santa Messa di domenica 3 agosto, è stata la solida proposta di Leone XIV a scegliere innanzitutto Cristo nella propria vita. «[…] aspiriamo continuamente a un “di più” che nessuna realtà creata ci può dare», ha detto il Pontefice con mitezza e fermezza, come è nel suo stile, «sentiamo una sete grande e bruciante a tal punto, che nessuna bevanda di questo mondo la può estinguere. Di fronte ad essa, non inganniamo il nostro cuore, cercando di spegnerla con surrogati inefficaci! Ascoltiamola, piuttosto! Facciamone uno sgabello su cui salire per affacciarci, come bambini, in punta di piedi, alla finestra dell’incontro con Dio. Ci troveremo di fronte a Lui, che ci aspetta, anzi che bussa gentilmente al vetro della nostra anima (cfr Ap 3,20). Ed è bello, anche a vent’anni, spalancargli il cuore, permettergli di entrare, per poi avventurarci con Lui verso gli spazi eterni dell’infinito» e ha quindi ricordato la preghiera di sant’Agostino: «Tu [Signore] eri dentro di me e io fuori. Lì ti cercavo […]. Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti, e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza, e respirai e anelo verso di te, gustai [cfr Sal 33,9; 1Pt 2,3] e ho fame e sete [cfr Mt 5,6; 1Cor 4,11]; mi toccasti, e arsi di desiderio della tua pace [Confessiones, 10, 27]» (Omelia del Santo Padre, Tor Vergata, 3 agosto 2025).

Il Pontefice, convinto e convincente, è stato chiaro nell’affermare ai giovani che l’unica speranza è l’unico Salvatore, Verità che non illude e che è necessario puntare in alto, alla santità, rimanendo legati a Cristo con la preghiera, l’adorazione, la Comunione, la confessione frequente, la carità, «come ci hanno insegnato i beati Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis […]. Aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque siate. Non accontentatevi di meno. Allora vedrete crescere ogni giorno, in voi e attorno a voi, la luce del Vangelo».

Prima della lettura del Vangelo sui discepoli di Emmaus (Lc. 24, 13-35) sono state rivolte tre domande da parte di tre giovani. La prima si è concentrata sul come trovare amicizie autentiche in un mondo tecnologico dominato dai social. Il Papa ha risposto che le relazioni umane possono essere «sincere, generose e vere» se riflettono l’«intenso legame con Gesù»; fondamentale è riconoscere le parole nobili da quelle volgari, i valori dagli errori, perché la verità «unisce le parole alle cose, i nomi ai volti» mentre «la menzogna» separa «questi aspetti, generando confusione ed equivoco», inoltre, quando i «meccanismi della comunicazione, della pubblicità e delle reti sociali» vengono «utilizzati per farci diventare soggetti addormentati, dipendenti dal consumo», e «oggi esistono algoritmi che ci dicono cosa guardare, cosa pensare e chi dovrebbero essere i nostri amici», allora  si crea confusione e squilibrio. «Quando lo strumento domina sull’uomo, l’uomo diventa uno strumento: sì, strumento di mercato, merce a sua volta. Solo relazioni sincere e legami stabili fanno crescere storie di vita buona. Carissimi, ogni persona desidera naturalmente questa vita buona, come i polmoni tendono all’aria, ma quanto è difficile trovarla! Secoli fa, sant’Agostino ha colto il profondo desiderio del nostro cuore, è il desiderio di ogni cuore umano».

La seconda domanda si è soffermata sulla paura di fare scelte importanti. «Carissimi giovani, a scegliere si impara attraverso le prove della vita, e prima di tutto ricordando che noi siamo stati scelti. Tale memoria va esplorata ed educata. Abbiamo ricevuto la vita gratis, senza sceglierla! All’origine di noi stessi non c’è stata una nostra decisione, ma un amore che ci ha voluti. Nel corso dell’esistenza, si dimostra davvero amico chi ci aiuta a riconoscere e rinnovare questa grazia nelle scelte che siamo chiamati a prendere», da qui la realtà determinante di avere una buona formazione della coscienza secondo i principi cristiani. Scegliere significa rinunciare ad altro, cosa che «a volte ci blocca», soltanto «l’amore di Dio», roccia che sostiene i nostri passi, rende saldi; perciò, «davanti a Lui la scelta diventa un giudizio che non toglie alcun bene, ma porta sempre al meglio. Il coraggio per scegliere viene dall’amore, che Dio ci manifesta in Cristo».

Con trasparenza il Papa insegna a fondare la propria esistenza su Cristo, in questo modo «la paura lascia allora spazio alla speranza», al coraggio di compiere scelte difficili, ma giuste e perenni, in grado di portare alla realizzazione delle esistenze. «Ecco scelte radicali, scelte piene di significato: il matrimonio, l’ordine sacro, la consacrazione religiosa esprimono il dono di sé, libero e liberante, che ci rende davvero felici. E lì troviamo la felicità, quando impariamo a donare noi stessi. Donare la vita per gli altri. Queste scelte danno senso alla nostra vita, trasformandola a immagine dell’Amore perfetto, che l’ha creata e redenta da ogni male anche dalla morte».

La terza ed ultima domanda è stata sul come è possibile incontrare il Signore risorto. La risposta è stata ancora una volta dolce e decisa: invocare Dio, nel cammino della ricerca del bene, pregandolo: «Resta con noi, perché senza di Te non possiamo fare quel bene che desideriamo» e Cristo lo si incontra nella Chiesa, «nella comunione di coloro che lo cercano sinceramente». È Dio che ci raduna per formare «una comunità di credenti che si sostengono a vicenda», poi pronti «a portare la Buona Novella agli altri. Quanto ha bisogno il mondo di missionari del Vangelo testimoni di giustizia e di pace! Quanto ha bisogno il futuro di uomini e donne testimoni di speranza! Cari giovani, questo è il compito che il Signore Risorto affida a ciascuno di noi!».

Quindi è intervenuto nuovamente sant’Agostino, infatti il Papa ha ricordato il suo insegnamento: «L’uomo, una particella del tuo creato, o Dio, vuole lodarti. Sei Tu che lo stimoli a dilettarsi delle tue lodi, perché ci hai fatti per Te, e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in Te. Che io ti cerchi, Signore, invocandoti e ti invochi credendoti» [Confessioni, I]». Invocare Dio per affrontare limiti e fragilità, che si possono vincere guardando e pregando il Crocifisso, accostandosi ai sacramenti e con umiltà affidarsi a Lui. «Ogni volta che adoreremo Cristo nell’Eucaristia, i nostri cuori saranno uniti in Lui. Infine, la mia preghiera per voi è che possiate perseverare nella fede, con gioia e coraggio!».

 

Fonte: Corrispondenza Romana – 6 agosto 2025

 

 

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