
Da ogni parte del mondo sono arrivati pellegrini a Roma per raccogliersi nella chiesa di Santa Maria in Traspontina al fine di onorare e pregare Nostra Signora di Fatima, la cui statua originale è giunta, in via eccezionale, a Roma per il Giubileo della Spiritualità Mariana che si è celebrato sabato 11 e domenica 12 ottobre. Il simulacro, che per la quarta volta nel corso del tempo, ha lasciato il Portogallo per raggiungere la Città eterna, ha accompagnato le celebrazioni e i momenti di preghiera.
Le giornate sono state dedicate a tutti i rettori e gli operatori dei santuari mariani, gli appartenenti ai movimenti, alle confraternite e ai vari gruppi di preghiera di stampo mariano. Sabato si è svolto il pellegrinaggio alla Porta Santa della Basilica di San Pietro, con la possibilità di confessarsi nelle chiese giubilari. Nel pomeriggio, dalle 17 alle 19, si è tenuta una veglia di preghiera nella Basilica di Santa Maria Maggiore; mentre domenica, in piazza San Pietro, si è tenuta la Messa mattutina, celebrata da Leone XIV, che ha fortemente voluto, il giorno 11, la recita del Rosario con l’intenzione di invocare la pace dalle guerre in corso e che trova già una speranza di risposta con la tregua del conflitto fra Israele ed Hamas, ottenuta dall’ingegnoso programma del Presidente degli Stati Uniti.
Ha detto nell’omelia di domenica il Vicario di Cristo, titolo che papa Francesco aveva abbandonato e che Papa Prevost ha ripreso: «L’affetto per Maria di Nazaret ci rende con lei discepoli di Gesù, ci educa a tornare a Lui, a meditare e collegare i fatti della vita nei quali il Risorto ancora ci visita e ci chiama. La spiritualità mariana ci immerge nella storia su cui il cielo si è aperto, ci aiuta a vedere i superbi dispersi nei pensieri del loro cuore, i potenti rovesciati dai troni, i ricchi rimandati a mani vuote».
Era il 13 ottobre 1884 quando, al termine della Santa Messa, papa Leone XIII rimase immobile davanti al Tabernacolo per alcuni minuti con il volto angosciato per aver avuto una visione di carattere demoniaco, fu allora che scrisse la celebre preghiera a San Michele Arcangelo per la protezione della Chiesa e volle che fosse recitata, in ginocchio, dopo ogni Santa Messa; ma con la riforma liturgica postconciliare non è più stata considerata, mentre continua ad essere presente nel Vetus Ordo.
Il 13 ottobre 1917, invece, molte migliaia di persone, a mezzogiorno, credenti e non credenti (alcuni dei quali si convertirono in quel giorno), riferirono di aver assistito al «miracolo del sole» a Fatima, ad esclusione dei tre pastorelli veggenti. Il fenomeno venne visto anche a molti chilometri di distanza dalla Cova da Iria, luogo delle apparizioni mariane. I presenti, infatti, anche a distanza di parecchi chilometri, raccontarono che mentre pioveva e voluminose nubi ricoprivano il cielo, la pioggia improvvisamente cessò di cadere e le nuvole si diradarono, intanto il sole riapparve e ruotò, diventando multicolore e ingrandendosi, come per precipitare sulla terra.
Il 13 ottobre 2025, il giorno dopo il Giubileo della Spiritualità Mariana, nella terra dove nacque, crebbe, predicò, morì e risorse Gesù, sono risuonate queste parole, pronunciate alla Knesset (Parlamento israeliano), da Donald Trump: «Insieme abbiamo dimostrato che la pace non è solo una speranza che possiamo sognare, ma una realtà su cui possiamo costruire, giorno dopo giorno, persona dopo persona, nazione dopo nazione», aggiungendo: «Ci riuniamo in un giorno di profonda gioia, di speranza crescente, di fede rinnovata e, soprattutto, un giorno per rendere il nostro più profondo ringraziamento all’Onnipotente Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe. Dopo tanti anni di guerre incessanti e pericoli senza fine, oggi il cielo è sereno, le armi tacciono, le sirene non suonano più e il sole sorge su una Terra Santa finalmente in pace. È l’alba storica di un nuovo Medio Oriente».
Se da un lato il Santo Sacrificio dell’altare è il Sole che illumina le anime ed è veicolo della grazia santificante, dall’altra, il Santo Rosario, emblema della vittoria di Lepanto del 7 ottobre 1571, è l’arma più potente per ottenere, attraverso Maria Vergine, la misericordia di Nostro Signore. San Pio da Pietrelcina attribuiva un’importanza eccezionale alla recita del Santo Rosario per il suo valore teologale e definiva questa sublime preghiera, che ricorda numericamente i Salmi e sgrana, Ave Maria dopo Ave Maria, le scene centrali dell’Incarnazione di Cristo, della Sua Passione, della Sua Morte, della Sua Resurrezione e dell’Assunzione e della Gloria di Maria, corredentrice del Redentore nella Storia della Salvezza: «la sintesi della nostra fede, il sostegno della nostra speranza, l’esplosione della nostra carità».
Al padre guardiano del convento dei Cappuccini di San Giovanni Rotondo, che un giorno chiese a padre Pio spiegazione del perché il Rosario era diventata la sua preghiera interminabile, il santo stigmatizzato del Gargano dichiarò: «Se l’Immacolata a Lourdes e ancora più il Cuore Immacolato a Fatima hanno raccomandato con insistenza la preghiera del Rosario, non significa forse che il Rosario ha un valore eccezionale per noi e per i nostri tempi?».
