
Sono in corso due importanti anniversari della congregazione dei Salesiani, che riguardano il 150° anniversario della prima spedizione missionaria e il 150° della fondazione del terzo ramo dell’Istituto (dopo i religiosi e le religiose Figlie di Maria Ausiliatrice), ovvero quello dei Cooperatori salesiani, due realtà che continuano a svolgere compiti di apostolato importante in tutto il mondo, mantenendo per motto lo stesso di don Bosco, che teneva nella sua camera ben in vista su di un cartello, scritto a grandi caratteri: «Da mihi animas, caetera tolle» («Dammi le anime, prendi tutto il resto»), motto che in sintesi racchiudeva tutto il suo programma di vita, ispirato alla figura e alla spiritualità di san Francesco di Sales.
Già negli anni del seminario don Bosco nutriva desideri di missionarietà, tuttavia la sua strada venne indirizzata all’educazione della gioventù, come era stato presagito nel suo celebre sogno-visione a nove anni, quando Maria Santissima e Gesù gli mostrarono un nutrito gruppo di belve feroci che si trasformarono in mansueti agnelli. Tutte le grandi imprese del mistico san Giovanni Bosco furono anticipate dalle visioni (che egli chiamava sogni per umiltà), ciò accadde più di una volta anche per l’Opera missionaria salesiana. Lui stesso raccontò al beato Pio IX, nel 1876, il suo primo “sogno” missionario, avvenuto quattro anni prima, che lo convinse ad iniziare questa nuova miracolosa avventura:
«Mi parve di trovarmi in una regione selvaggia e affatto sconosciuta. Era un’immensa pianura tutta incolta, nella quale non si scorgevano né colline né monti. […] Vidi in essa turbe di uomini che la percorrevano. […] Erano armati di lunghe lance e di fionde. […] Da una parte gli uni si combattevano tra di loro, altri venivano alle mani con soldati vestiti all’europea, e il terreno era sparso di cadaveri. Io fremevo a quello spettacolo; ed ecco spuntare all’estremità della pianura molti personaggi, i quali, dal vestito e dal modo di agire, conobbi missionari di vari Ordini.
Costoro si avvicinavano per predicare a quei barbari la religione di Gesù Cristo. […] i barbari, appena li videro, con un furore diabolico, con una gioia infernale, li assalivano, li massacravano con feroce strazio. […] Intanto vedo in lontananza un drappello di altri missionari che si avvicinavano ai selvaggi con volto ilare, preceduti da una schiera di giovinetti. […] Li fissai con attenzione e li riconobbi per nostri Salesiani. […] Mi aspettavo da un momento all’altro che incorressero la stessa sorte degli antichi Missionari. Volevo farli tornare indietro, quando vidi che il loro comparire mise in allegrezza tutte quelle turbe […] le quali abbassarono le armi, deposero la loro ferocia […]. E vidi che i nostri Missionari si avanzavano verso quelle orde di selvaggi; li istruivano ed essi ascoltavano volentieri la loro voce; insegnavano ed essi mettevano in pratica le loro ammonizioni. […] mi accorsi che i Missionari recitavano il santo Rosario, mentre i selvaggi, correndo da tutte le parti, facevano ala al loro passaggio e di buon accordo rispondevano a quella preghiera. Dopo un poco i Salesiani andarono a disporsi al centro di quella folla che li circondò, e s’inginocchiarono. I selvaggi, deposte le armi per terra ai piedi dei Missionari, piegarono essi pure le ginocchia. Ed ecco uno dei Salesiani intonare: “Lodate Maria, o lingue fedeli…”, e tutte quelle turbe, a una voce, continuare il canto, così all’unisono e con tanta forza di voce […]». (I Fioretti di don Bosco – Il primo sogno missionario, in «il Bollettino Salesiano», ottobre 2022).
La prima richiesta a don Bosco per l’apostolato missionario giunse dall’Argentina, all’epoca terra di grande emigrazione italiana. Il 12 maggio 1875 il padre fondatore scelse coloro che avrebbero fatto parte della prima spedizione, a capo dei quali mise don Giovanni Cagliero, che sarà il primo salesiano ad essere consacrato vescovo (1884) e a ricevere la berretta cardinalizia (1915).
Don Bosco, l’11 novembre 1875, annuncia la partenza della prima spedizione missionaria verso l’Argentina dalla basilica di Maria Ausiliatrice a Torino e dal pulpito traccia il programma dell’azione missionaria. Il giorno 15 dello stesso mese, il gruppo si imbarca dal porto di Genova sul piroscafo francese Savoie. Il viaggio dura circa un mese fra tempeste, pericoli e preghiere, e finalmente i Salesiani approdano nel porto di Buenos Aires, dopo una sosta a Rio de Janeiro e Montevideo.
Contemporaneamente, il santo piemontese fondò i Cooperatori salesiani con l’obiettivo di aggregare all’Opera salesiana anche i laici, animati dallo spirito salesiano e come un terz’ordine agire nel mondo a favore dell’evangelizzazione, in particolare dei ragazzi poveri e abbandonati. Sostenuto da Maria Ausiliatrice, presentò il suo progetto a Pio IX che, con il breve Cum sicuti del 9 maggio 1876, approvò la Società dei Cooperatori Salesiani, estendendo ad essa le indulgenze concesse al Terz’ordine secolare di san Francesco d’Assisi. Il regolamento definitivo venne redatto dal fondatore il 12 luglio di quell’anno.
Ad accogliere con gioia i missionari c’era l’Arcivescovo di Buenos Aires, León Federico Aneiros (1826-1894), il quale, attraverso il console argentino Giovanni Battista Gazzolo, aveva richiesto a don Bosco di accettare la gestione di una parrocchia di emigrati italiani a Buenos Aires e di un collegio di ragazzi a San Nicolás de los Arroyos. La seconda spedizione missionaria partì giusto un anno dopo, guidata da don Francesco Bodrato, che ebbe il compito di aprire, ancora a Buenos Aires, una scuola di arte e mestieri, dove si formavano sarti, falegnami, legatori. La terza spedizione missionaria partì nel 1877 e questa volta, oltre ai Salesiani, c’erano pure le Figlie di Maria Ausilaitrice, guidate da suor Angela Vallese. Ma don Bosco non aveva certo dimenticato il suo “sogno” fra i selvaggi. L’ambizioso e pericoloso orizzonte da raggiungere era la Patagonia.
L’occasione arrivò nel 1879, quando il governo argentino affidò al generale Julio Argentino Rosa la spedizione militare per la «conquista del deserto». Monsignor Espinosa, vicario di Buenos Aires, e i Salesiani don Giacono Costamagna e il chierico Botta accompagnarono l’esercito in qualità di cappellani militari. Iniziò così la straordinaria missione in Patagonia: Carmen de Patagones, la prima opera salesiana in questa terra e poco alla volta si aprirono i centri di Chos Malal, Bahía Blanca, Junín de los Andes…
Dopo inizi alquanto faticosi, ricchi di sacrifici e di mille rischi anche per la propria incolumità, in Patagonia si concentrò la santità di grandi missionari fra gli indios delle pampa (dalla parola quechua, pianura). Ricordiamo, per esempio, don Domenico Milanesio, don Giuseppe Vespignani, don Alberto Maria De Agostini, monsignor Giuseppe Fagnano, don Luigi Costamagna, il tedesco don Mattia Saxler e gli argentini don Stefano Pagliere e don Luigi Pedemonte. Artemide Zatti, giovane emigrato italiano che in Argentina divenne salesiano, è stato proclamato beato nel 2002 e canonizzato nel 2022. Sul piano educativo la Patagonia argentina ha prodotto due meravigliose figure di giovani: il beato Zefferino Namuncurá e la beata Laura Vicuña. Nel 1884 don Cagliero fu nominato vicario apostolico della Patagonia settentrionale e centrale, divenendo vescovo il 7 dicembre dello stesso anno.
Oggi la presenza salesiana è diffusa su tutto il territorio argentino attraverso due ispettorie con oltre 120 opere educative animate da un migliaio di Salesiani, in gran parte argentini.
Le scuole di don Bosco, capaci di formare le famiglie cattoliche del domani, hanno davvero cambiato molte terre del mondo attraverso la formidabile pedagogia preventiva del Padre e Maestro dei giovani, fondata su tre colonne: Ragione, Religione, Amorevolezza.
Fonte: Corrispondenza Romana 13 maggio 2026
