Il mese di agosto nel segno di Maria Regina e Madre

 

L'Assunzione di Maria, dogma di fede scaturito dall'amore del popolo - Vatican News

                                                                     Martin Knoller, Assunzione della Beata Vergine al cielo (particolare), olio su tela, ante 1788 – ca. 1788

 

Il 5 di agosto del 352, nel mese di gran caldo, nevicò sul monte Esquilino di Roma perché lì doveva essere realizzata un’opera mariana, segno plastico, fra i tanti, che la Creazione viene diretta da un ordine divino, gestito dal Creatore a Sua discrezione, a dispetto di tutti coloro che superbamente credono di essere i padroni del mondo, compreso clima e temperature.

La tradizione della Chiesa racconta che in quell’anno, sotto il pontificato di papa Liberio, il patrizio romano Giovanni e sua moglie, non avendo prole, decisero di donare alla Madonna una chiesa. Maria Santissima, con gratitudine, apparve loro in sogno nella notte fra il 4 e il 5 agosto di quell’anno, indicando con un miracolo il luogo dove sarebbe sorta la chiesa. La mattina dopo i coniugi si recarono dal Papa per narrare il sogno che entrambi avevano fatto e con grande sorpresa il Pontefice disse che aveva ricevuto anche lui lo stesso sogno. Si recarono quindi sul sito del miracolo annunciato dalla Vergine, il Colle Esquilino e con enorme sorpresa lo trovarono ricoperto di neve. Un fatto che andava contro la consuetudine degli eventi naturali. Allora il Papa tracciò il perimetro del nuovo tempio cristiano, seguendo la superficie del terreno innevato e prese così vita la basilica di Sancta Maria ad Nives, il più antico santuario mariano d’Occidente, dove sorgerà Santa Maria Maggiore sotto il pontificato di Sisto III, quando la divina maternità della Beata Vergine era appena stata riconosciuta dal Concilio di Efeso, nel 431.

Il 15 agosto, dieci giorni dopo la Madonna della Neve, la Chiesa festeggia la solennità di Maria Assunta in Cielo, divenuto dogma di fede con papa Pio XII, grazie alla costituzione apostolica Munificentissimus Deus, documento nel quale la formula recita: «La Vergine Maria, completato il corso della sua vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo» (§ 44). Era il 1° novembre dell’Anno Santo 1950. L’avvenimento, che iniziò alle ore 8:30, si svolse in piazza San Pietro, davanti a 36 cardinali, 600 vescovi e arcivescovi e 250 mila pellegrini, che tenevano in mano fazzoletti bianchi per sventolarli. Le cronache e le memorie dell’epoca descrivono un evento di immensa commozione collettiva, carica di sacra solennità.

Attraverso la radio, la voce del Papa rimbalzò in ogni dove sul pianeta. I circuiti internazionali e la diffusione delle riprese realizzate dall’Istituto Luce (Unione Cinematografica Educativa) resero possibile la massima diffusione di una decisione della Chiesa che da gran tempo meditava e invocava. Il linguaggio utilizzato da Pio XII fu quello della tradizione della Chiesa, colmo di ardore e di spirito soprannaturale, a differenza del linguaggio ecclesiale odierno, monotono e ripetitivo nell’imitare quello sociologico e politico, che non nutre le anime, lasciate aride come le secche di questa nostra lunga calda estate.

Immune dal peccato e dalla morte, lontana dalla bruttura del deperimento del corpo, la Madre Dio è Assunta in Cielo. Disse il Papa ai fedeli, durante il rito della solenne definizione dogmatica: «[…] questo giorno è finalmente Nostro; è finalmente vostro. Voce di secoli – anzi, diremmo, voce della eternità – è la Nostra, che, con l’assistenza dello Spirito Santo, ha solennemente definito l’insigne privilegio della Madre celeste. E grido di secoli è il vostro, che oggi prorompe nella vastità di questo venerando luogo, già sacro alle glorie cristiane, approdo spirituale di tutte le genti, ed ora fatto altare e tempio per la vostra traboccante pietà».

Dov’è oggi la «traboccante pietà»? Non sono più le folle a praticarla, bensì isolate realtà dove ancora si respira il sempre insegnato, il sempre detto, il sempre vissuto del Verbo incarnato in Maria Santissima, che in quella circostanza Pio XII la chiamò Regina dell’Universo, primo tabernacolo di nostro Signore Gesù Cristo. «In questo giorno di letizia», proseguì il Vicario di Cristo, «da questo squarcio di cielo, insieme con l’onda dell’angelica esultanza, che si accorda con quella di tutta la Chiesa militante, non può non discendere sulle anime un torrente di grazie e d’insegnamenti, suscitatori fecondi di rinnovata santità».

Le parole di papa Pacelli risuonano ora come un benefico balsamo e sono perfette per i nostri tempi carichi di odio, rancore, diffidenza, violenza verbale e fisica, e persino di stupida ironia, compiuta da “cattolici” (consacrati o meno) nei confronti di sacre realtà, come social e chat manifestano quotidianamente, a tutte le ore e in tempo reale, come in un demenziale circo senza soluzione di continuità.  «Alle tante anime inquiete ed angosciate, triste retaggio di una età sconvolta e turbolenta, anime oppresse ma non rassegnate, che non credono più alla bontà della vita e solo ne accettano, quasi costrette, l’istante, l’umile ed ignorata fanciulla di Nazaret, ora gloriosa nei cieli, aprirà visioni più alte, e le conforterà a contemplare a quale destino e a quali opere fu sublimata Colei, che, eletta da Dio ad essere Madre del Verbo incarnato, accolse docile la parola del Signore. […] A questo mondo senza pace, martoriato dalle reciproche diffidenze, dalle divisioni, dai contrasti, dagli odi, perché in esso è affievolita la fede e quasi spento il senso dell’amore e della fraternità in Cristo, mentre supplichiamo con tutto l’ardore che l’Assunta segni il ritorno del calore d’affetto e di vita nei cuori umani, non Ci stanchiamo di rammentare che nulla mai deve prevalere sul fatto e sulla consapevolezza di essere tutti figli di una medesima Madre, Maria, che vive nei cieli, vincolo di unione per il Corpo mistico di Cristo, quale novella Eva, e nuova madre dei viventi, che tutti gli uomini vuol condurre alla verità e alla grazia del suo Figlio divino».

La Madre Dio, corredentrice e mediatrice di tutte le grazie, è colei che nel corso dei secoli è venuta a visitarci più e più volte. Secondo la tradizione la Beata Vergine del Pilar apparve, per bilocazione, già a san Giacomo il Maggiore, sette anni dopo la morte e resurrezione di Gesù, quindi prima dell’Assunzione: era il 40, quando l’apostolo si trovava a Caesaraugusta, l’attuale Saragozza, nell’Hispania Tarraconensis.

Poi apparve nel III secolo a una matrona di Ceyssac, la quale guarì dalla malaria e si recò dal vescovo francese Georges du Velay, primo apostolo del Velay, per descrivergli l’apparizione della Madonna. Il vescovo considerò seriamente la testimonianza, dopodiché, dopo aver visto un cervo (le creature e le forze della natura sono di Dio e seguono gli ordini del Creatore, come sovente è accaduto, oltre che nell’Antico e Nuovo Testamento, anche nella ricchissima santa storia della Chiesa) che tracciava con le corna nella neve il perimetro di un’area precisa – anche qui come sull’Esquilino, neve caduta pur essendo in piena estate – la recintò per destinarla alla futura e celeberrima Cathédrale Notre-Dame-de-l’Annonciation di Puy-en-Velay, nell’Alta Loira.

Maternamente, nell’era moderna, la Madonna è venuta a richiamare le anime alla conversione dei peccati, allertando sui possibili castighi, benché Ella faccia di tutto per tenere fermo il braccio del Figlio Giudice, come ebbe a dire a La Salette nel 1846, nel secolo della diffusione del pensiero illuminista, positivista, marxista, ateista e del liberalismo, «trappola mortale», come la definì il dottore della Chiesa John Henry Newman. L’applicazione di quei pensieri si è vista storicamente nel devastante Novecento e continuiamo a vederla oggi, nell’era della dittatura ideologica del relativismo, come la chiamava Benedetto XVI, attraverso il mefistofelico buonismo dei diritti civili, che portano ad una corruzione morale, di usi e costumi, qualche tempo fa inimmaginabile.

La maggior parte dei pastori sembra non essere più cosciente dei danni a cui conducono i peccati, sia quelli privati che quelli pubblici e dai pulpiti non si odono più prediche di carattere spirituale, non si sa se per soggezione e timore riverenziale verso l’“assemblea” oppure per una conversione al mondo che abbaglia con le sue luci mistificatrici. E in tale clima infuocato come le temperature di questa estate europea, come gli incendi che crepitano sotto il sole cocente e come la lava dell’Etna che ribolle ed erutta, dobbiamo sentire il cardinale Matteo Zuppi che al funerale laico di Francesco Guccini, nel cortile di casa, ha detto: «Servono giganti» come lui.

In realtà, in questo deserto infuocato di peccati, non servono «agnostici possibilisti», come diceva di se stesso il cantautore, ma servono santi Pastori, preparati dottrinalmente e teologicamente, coscienti del nefasto tempo in cui viviamo per guidare le anime all’unica e indefettibile Verità di Cristo, che annienta inquietudini esistenziali e dubbi (tentazioni) e brama a condurle all’autentico e assoluto Bene, attraverso ministri portatori di certezze eterne, accompagnati da Maria Assunta: «Per imperscrutabile disegno divino», disse ancora Pio XII quel 1° novembre di settantasei anni fa, «sugli uomini della presente generazione, così travagliata e dolorante, smarrita e delusa, ma anche salutarmente inquieta nella ricerca di un gran bene perduto, si apre un lembo luminoso di cielo, sfavillante di candore, di speranza, di vita beata, ove siede Regina e Madre, accanto al Sole della giustizia, Maria».

 

Fonte: Corrispondenza Romana – 12 agosto 2026

 

 

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