«Ex umbris et imaginibus in Veritatem» («Dalle ombre e dalle immagini alla Verità»), è l’epitaffio che il Beato Cardinale John Henry Newman (nato a Londra, 21 febbraio 1801 e morto a Birmingham l’11 agosto 1890) volle inciso sulla sua tomba, collocata a The Lickey Hills, a sudovest di Birmingham, e intarsiato anche sul nuovo altare costruito in suo onore nella chiesa dell’Oratorio filippino di Birmingham. Stiamo parlando del pastore anglicano che abbracciò il Cattolicesimo dopo lunghi anni di elaborazione intellettuale, filosofica, teologica e che il 19 settembre 2010 venne beatificato da Benedetto XVI, durante il suo viaggio in Gran Bretagna.
Tutta la sua vita è la prova più evidente e concreta che la ragione può unirsi alla Fede per approdare a Santa Romana Chiesa, l’unica vera custode degli insegnamenti di Gesù Cristo, Figlio di Dio, Via, Verità e Vita. Ancora cardinale, Joseph Ratzinger, il 28 aprile 1990, in occasione del centenario della morte di Newman, dichiarò: «… fu la sua coscienza che lo condusse dagli antichi legami e dalle antiche certezze dentro il mondo per lui difficile e inconsueto del Cattolicesimo. Tuttavia, proprio questa via della coscienza è tutt’altro che una via della soggettività che afferma se stessa: è invece una via dell’obbedienza alla verità oggettiva. Il secondo passo del cammino di conversione che dura tutta la vita di Newman fu infatti il superamento della posizione del soggettivismo evangelico [nel senso del Protestantesimo, che nega il valore della Tradizione, n.d.r], in favore d’una concezione del Cristianesimo fondata sull’oggettività del dogma».
A condurre il professore e pastore Newman verso il Cattolicesimo fu certamente lo studio che con amore dedicò ai Padri della Chiesa, ma altrettanto determinante, come vigoroso stimolo intellettuale alla conversione, risultò il cammino che fece all’Università di Oxford, all’interno dell’ Oxford Movement, nato nel 1833, nel quale confluirono i suoi grandi amici anglicani, Kelbe, Pusey, Ward, Faber, teso ad un’interpretazione della Chiesa d’Inghilterra come una «Via media», tra gli errori del Protestantesimo da un lato e quelli di Roma dall’altro.
Tuttavia, nel febbraio 1841, nel documento Tract 90, Newman scrisse che i
39 articoli della Fede anglicana (stilati nel 1571) non erano
compatibili con l’essenza del Cristianesimo, fino a comprendere che Roma
è «in verità le antiche Antiochia, Alessandria e Costantinopoli,
così come una curva matematica ha la propria legge e la propria
espressione».
Il 26 settembre 1843 pronunciò l’ultima omelia come vicario anglicano
della parrocchia di Littlemore, dove, l’8 ottobre 1845, si recò il
passionista Domenico Bàrberi, l’Apostolo dell’Inghilterra, beatificato
da Paolo VI nel 1963. Aveva viaggiato per cinque ore di seguito sotto la
pioggia, seduto a cassetta di una vettura di linea. Erano le undici di
sera ed egli stesso ricorderà: «Mi sedetti accanto al fuoco per
asciugarmi. La porta si aprì e quale impressione fu per me quella di
vedere comparire improvvisamente John Henry Newman che mi chiedeva di
ascoltare la sua confessione e di essere accolto fra le braccia della
Chiesa! E lì, accanto al fuoco, iniziò la sua confessione generale con
straordinaria umiltà e devozione».
Mirabili tracce del cammino lungo e faticoso della sua conversione le ritroviamo nell’Apologia pro vita sua,
opera che Newman scrisse per difendersi dagli attacchi di chi gli era
diventato nemico, dopo che aveva abbracciato la vera Fede. In queste
pagine ritroviamo la personalità magnetica di un autore che ripercorre
virtualmente l’intera evoluzione dell’Occidente, dall’epoca in cui la
cultura classica diffuse il suo lievito formativo, a quando il
Cristianesimo trasformò i parametri umani dirigendoli verso la
dimensione ultraterrena, fino a giungere alle vicende della nuova
civiltà, che, così simili a quelle dell’Israele biblico, portarono alle
divisioni e alle distorsioni del progetto originario, di cui l’epoca
moderna è sofferente protagonista. Tutto ciò espresso con spirito non
conformista, ma con libertà di indagine e chiarezza di giudizio. La confessio fidei
di questo innamorato e testimone della Verità diventa illuminazione
decisiva e tagliente, come «una spada a doppia lama», sulla storia
occidentale e, di conseguenza, sulla radice della sua vitalità e sulle
ragioni della sua decadenza.
I semi della Grazia e della dottrina, depositati in lui già quando era
calvinista e poi anglicano, avevano raggiunto un grado di sviluppo tale
da imporgli moralmente la conversione. Di sé scriverà: «entrò nella
Chiesa cattolica perché credeva che questa e solo questa fosse la Chiesa
dei Padri; perché credeva che esistesse solo una Chiesa sulla terra,
fino alla fine dei tempi; e perché, a meno che questa Chiesa fosse la
Chiesa di Roma non ne esistevano altre».
Degno erede della Scolastica e di san Tommaso d’Aquino, Newman ci aiuta a
comprendere la bellezza della Sposa di Cristo, sempre nuova nella sua
eternità, dove la Tradizione, con i suoi Padri, «che mi fecero cattolico», assume i connotati della risorsa sicura per la purezza della Fede.
Tutto il pensiero del grande Cardinale inglese, che lo condusse dalle
ombre alla luce, impasta costantemente la sua vita, fino ad
identificarla con esso. Non abbiamo di fronte a noi semplicemente un
maestro di cattedra che illustra lo sviluppo filosofico, storico e
teologico delle sue scoperte ed intuizioni, ma abbiamo un’anima che
trova, passo passo, ostacolo dopo ostacolo, sofferenza spirituale dopo
sofferenza, l’approdo all’Oggetto del suo amore: la Verità e con essa
tutta la ricchezza di stampo cristologico e mariologico.
John Henry Newman è uno dei più grandi e prolifici prosatori inglesi,
nonché il più autorevole apologeta della Fede che la Gran Bretagna abbia
prodotto e sicuramente egli si pone nella schiera di quei convertiti
che con il loro insegnamento e la loro testimonianza hanno inciso nella
storia del mondo, accanto a personalità come san Paolo, sant’Agostino e
Gilbert Keith Chesterton. Newman comprese che il compito della Chiesa
non è tanto quello di stimolare novità in campo dottrinale, quanto
quello di vigilare che tali novità, lasciate al genio personale dei
singoli, illuminato dalla costante azione dello Spirito Santo, non
debordino mai dal vero quando la presunzione individuale non permette
più di ascoltare la voce di Dio; tale vigilanza deve essere anche
attuata con atteggiamenti repressivi, quando è necessario: «Nella
ricerca teologica sono sempre stati gli individui e non la Santa Sede a
prendere l’iniziativa e a dare le direttive all’intelligenza cattolica.
Anzi, uno dei rimproveri che si muovono alla Chiesa cattolica è quello
di non aver fatto nulla di nuovo e di avere soltanto servito da remora o
freno allo sviluppo della dottrina. È un’obiezione che io accetto come
verità: perché penso che quello sia proprio lo scopo principale del suo
straordinario dono».
Spiegò con parole di un’attualità disarmante e sconcertante, in quello che è stato definito il Biglietto Speech, stilato nel 1879 in occasione del conferimento della berretta cardinalizia per volontà di Leone XIII: «Per
trenta, quaranta, cinquant’anni ho cercato di contrastare con tutte le
mie forze lo spirito del liberalismo nella religione. Mai la santa
Chiesa ha avuto maggiore necessità di qualcuno che vi si opponesse più
di oggi, quando, ahimé! si tratta ormai di un errore che si estende come
trappola mortale su tutta la terra; e nella presente occasione, così
grande per me, quando è naturale che io estenda lo sguardo a tutto il
mondo, alla santa Chiesa e al suo futuro, non sarà spero ritenuto
inopportuno che io rinnovi quella condanna che già così spesso ho
pronunciato.
Il liberalismo in campo religioso è la dottrina secondo cui non c’è
alcuna verità positiva nella religione, ma un credo vale quanto un
altro, e questa è una convinzione che ogni giorno acquista più credito e
forza. È contro qualunque riconoscimento di una religione come vera.
Insegna che tutte devono essere tollerate, perché per tutte si tratta di
una questione di opinioni. La religione rivelata non è una verità, ma
un sentimento e una preferenza personale; non un fatto oggettivo o
miracoloso; ed è un diritto di ciascun individuo farle dire tutto ciò
che più colpisce la sua fantasia […]. Si possono frequentare le Chiese
protestanti e le Chiese cattoliche, sedere alla mensa di entrambe e non
appartenere a nessuna. Si può fraternizzare e avere pensieri e
sentimenti spirituali in comune, senza nemmeno porsi il problema di una
comune dottrina o sentirne l’esigenza. Poiché dunque la religione è una
caratteristica così personale e una proprietà così privata, si deve
assolutamente ignorarla nei rapporti tra le persone. Se anche uno
cambiasse religione ogni mattina, a te che cosa dovrebbe importare?».
Quando il Papa lo creò Cardinale, scelse, per il suo stemma, il motto, tratto da san Francesco di Sales, «Cor ad cor loquitur»: «Il Cuore parla al cuore», quello del Creatore a quello della Sua creatura. Trovò, inoltre, negli Oratoriani di San Filippo Neri la sua giusta dimensione religiosa e a Birmingham costituì la Congregazione filippina del Regno Unito e da quella casa, dove finalmente era giunto, dopo tanta ansiosa e bramosa attesa, prese ad indicare, con lo slancio, l’abnegazione e la passione che lo avevano sempre contraddistinto, la via maestra agli uomini del suo e del nostro tempo.
La Chiesa ha riconosciuto nel novembre 2018 un secondo miracolo avvenuto per sua intercessione, con ciò si è aperta la possibilità della canonizzazione di uno dei convertiti più rilevanti della Storia della Chiesa. La canonizzazione farebbe di Newman il primo inglese Santo vissuto nella Gran Bretagna divenuta anglicana nel XVI secolo. Nel 1958 venne aperta la procedura diocesana di beatificazione nella diocesi di Birmingham. «Non tema, signore, Newman sarà un giorno dottore della Chiesa», disse Pio XII in un incontro confidenziale con Jean Guitton e nonostante la volontà di Paolo VI di poterne proclamare la beatificazione nell’Anno Santo del 1975, solo nel gennaio 1991 Giovanni Paolo II ne decretò l’eroicità delle virtù, con cui gli venne dato il titolo di Venerabile. Fu ancora Paolo VI a descrivere il viaggio di fede di Newman come «il più grande, il più significativo, il più decisivo che il pensiero umano abbia mai condotto nell’età moderna».
Cristina Siccardi
Fonte: radioromalibera.org
