Essere «anime serie»

 

Essere «anime serie»: è questo ciò che insegnava dom François de Sales Pollien, padre certosino, che nel 1936 concluse i suoi giorni presso la Certosa di Serra San Bruno, in Calabria. Egli parla anche a noi del XXI secolo, conscio che si tratti di una battaglia non solo umana, ma soprannaturale fra angeli e demoni. Perciò non è sufficiente una fede ordinaria, ma militante.

Essere «anime serie» è questo, in forma ermetica, il cuore dell’insegnamento del padre certosino Dom François de Sales Pollien (1853-1936). Più che mai attuale, dunque, il suo insegnamento, visto che viviamo in un’era in cui ragione e fede non sono solo scisse fra di loro, ma subiscono sbandamenti ideologici, fino a forme di follia e paranoia, che vanno contro l’uomo, oltre che contro la Santissima Trinità.

Viviamo anche un tempo in cui l’istruzione è più che mai di carattere scientifico, tecnico, tecnologico, informatico, perciò personalità come quella di Dom Piollien  non sono oggetto di interesse, tanto più che uno dei riferimenti del suo pensiero fu Joseph de Maistre (1753-1821).

Joseph Pollien nasce il 1° agosto 1853 a Chèvenoz, presso Annecy, nell’Alta Savoia da una famiglia profondamente cattolica e in questo ambiente ricco di fede ambisce a consacrarsi a Cristo. Entra così nel Seminario di Annecy e viene ordinato sacerdote il 26 maggio 1877, il suo primo apostolato si sviluppa nelle Opere diocesane della città, dove viene nominato cappellano e per sette anni stabilisce ottime relazioni con la gioventù. Ma non gli basta, vuole vivere con più intensità la sua unione a Dio. Decide, quindi, di bussare nella Grande Chartreuse di Grenoble, la prima eretta da san Bruno: è il 4 ottobre 1884.

Pronuncia i primi voti il 1° novembre 1885, prendendo il nome di Francesco di Sales, per suggellare la sua grande devozione per il grande santo savoiardo. Durante il noviziato cade e si frattura una gamba, non curato adeguatamente, rimarrà zoppo per tutta la vita e dolorante per tutta la vita. A causa dell’incidente, pronuncia i voti solenni più tardi del previsto, il 2 luglio 1891. Viene trasferito nella certosa di Bosserville, presso Nancy, dove diventa confessore e direttore di esercizi spirituali per i laici. Con il medesimo incarico è trasferito alla certosa di Sélignac, nell’Ain, presso Lione, nel 1893, e due anni dopo a quella di Montreuil-sur-mer, nel dipartimento del Pas-de-Calais, dove diventa un punto di riferimento per molti, compresi gli ambienti dell’Università cattolica di Lille.

Nel 1901 diventa priore della certosa di Notre Dame de la Pieté a Mougères, presso Béziers, in Linguadoca, ma l’incarico dura poco perché il 1° luglio dello stesso anno viene emanata una legge del governo, presieduto da Pierre-Marie-Ernest Waldeck-Rousseau (1846-1904), che limita rigorosamente le attività degli ordini religiosi. La comunità va in esilio e dom Pollien è nominato superiore della casa di rifugio di Zepperen, nel Limburgo belga, fino alla sua chiusura, nel 1902. Dal 1903 al 1911 vive a Farneta, in provincia di Lucca, nella certosa dello Spirito Santo, ed è visitatore delle case dell’Ordine certosinoin Spagna e in Italia.

Nel 1911 è priore della certosa di Pleterje, in Slovenia, sotto l’Impero austro-ungarico, ricostruita per accogliere i religiosi esuli dalla Francia. Deposto nel 1914 perché rigido restauratore in campo musicale: egli è discepolo del benedettino Joseph Pothier (1835-1923), prosecutore del pensiero di dom Prosper-Louis-Pascal Guéranger (1805-1877), ma allo scoppio della prima guerra mondiale (1914-1918) viene trasferito nella certosa di Serra San Bruno, in Calabria, dove rimane fino alla morte, che sopraggiunge il 12 febbraio 1936.

Intensa attività la sua, se consideriamo che ha anche lasciato numerose opere scritte, perlopiù inedite o che uscirono anonime o sotto altro nome e soltanto dopo la sua morte saranno da attribuite al loro autore.

Ricordiamo, in particolare À reculons. Réflexions d’un ami (A ritroso. Riflessioni di un amico, 1912) e Soyez chrétiens (Siate cristiani, 1897), dove offre consigli «al giovane che vuol essere qualcuno e fare qualcosa», in seguito prese il titolo Vive Dieu, libro tradotto in italiano nel 1904 con una presentazione dell’economista e sociologo Giuseppe Toniolo (1845-1918) e pubblicato nel 1964 con il titolo Cristianesimo vissuto. Consigli fondamentali dedicati alle anime serie.

 

Dalla sua esperienza di direzione spirituale nascono La vita interiore semplificata e ricondotta al suo fondamento (1894) e La Pianta di Dio, pubblicata in italiano nel 1949, prima che nell’originale in francese. Da non dimenticare il suo amore per Maria Santissima, di cui resta traccia, in particolare, nel trattato di mariologia L’Ave Maria o Grandezze mariane studiate nell’Ave Maria (1914). I suoi tanti scritti ancora inediti sono custoditi negli archivi della Grande Chartreuse.

Il suo stile letterario è immediato, logico, semplice, ricco di citazioni, mentre lo stile spirituale è profondo, intenso, pungente e pacato allo stesso tempo. «Si dice che mancano gli uomini; io non lo credo; sono i principi che mancano: perciò non si formano più cristiani». Così spiega in Cristianesimo vissuto e prosegue: «Principii, principii! Tu sarai uomo di principii e i principii non si prestano a nessun accomodamento: sono o non sono. Quando si tratta invece di mezzi da adoperare, puoi e devi essere accomodante. La pratica deve adattarsi a tutte le situazioni, servirsi di tutto. Fermezza nei principi, dolcezza nei mezzi».

Don Pollien non è un qualunquista, un liberale per tutte le stagioni, è un sacerdote certosino per Cristo e per non per cristiani buontemponi o carichi di errori e che li distribuiscono senza usare la ragione, perciò si rivolge «agli uomini che sentono e comprendono, a quelli che hanno bisogno di grandi cose, a quelli che sono decisi a vivere in pieno una vita seria».

Dom Pollien, che legge il Vangelo, studia il Vangelo, prega il Vangelo, medita sul Vangelo, vive il Vangelo sa quello che dice e parla con cognizione di causa: «Qui non ci devono essere mezze misure, uomini mediocri, cristiani per metà: o tutto o niente» e la forza dei cattivi è la debolezza dei buoni: «La fede viene meno. Tra tutte le altre sciagure questa è la più tremenda. Mentre le fila degli empi vanno ogni dì più ingrossando, mentre i nemici di Dio raddoppiano di audacia, mentre l’iniquità imbaldanzisce, i credenti si fanno più rari, i fedeli diventano più ignoranti, i buoni vacillano».

Allora, che fare? Di fronte alla malvagità delle idee bisogna ravvivare la fede, «quella viva e vera, forte e feconda, sincera e pura, schietta ed operosa, robusta ed intrepida che trionfa di tutte le forze del mondo». Dom Pollien, degno figlio di san Bruno, parla anche a noi del XXI secolo, conscio che si tratta di una battaglia non solo umana, ma soprannaturale fra angeli e demoni, perciò non è sufficiente una fede ordinaria, ma militante.

Lui, che esigeva anime serie, era il primo a coltivarla seriamente.

Fonte: Radici Cristiane n.157 – ottobre 2020

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