Il castello di Miramare

 

Fatto erigere dall’arciduca Massimiliano d’Asburgo, il castello di Miramare è stato pensato in stile eclettico: si va dai motivi romanici, veneziani, bizantini, medioevali e neogotici a quelli esotici, orientaleggianti o ancora neorinascimentali e neobarocchi. Divenuto imperatore del Messico, la sua fucilazione non fermò i lavori nella struttura triestina.

Su un promontorio a picco sul mare, da dove lo sguardo può mirare il profilo della città di Trieste nelle giornate limpide e, un po’ oltre, la penisola d’Istria, Massimiliano d’Asburgo (1832-1867), fratello dell’imperatore Francesco Giuseppe e comandante della flotta asburgica di stanza nel mare Adriatico, decise di far costruire lo splendido Castello di Miramare. L’idea nacque per merito di una tempesta sopraggiunta durante una gita: l’arciduca si trovava al largo nelle acque del golfo triestino, quando un’improvvisa burrasca lo costrinse ad un approdo di fortuna. Toccò terra nel porticciolo di Grignano e durante la sosta forzata perlustrò la zona. Fu proprio in quell’occasione che scoprì il promontorio che sfida, sfrontatamente, l’irruenza del mare e dei venti, e si invaghì di quel luogo carsico, forte e scabro.

Da alcuni anni il futuro imperatore del Messico desiderava costruire «una villa in stile veneziano» in quelle terre dove convivono la natura ancora mediterranea e le pareti rocciose del contrafforte, un habitat a lui ideale per potersi dedicare alle sue sperimentazioni botaniche e al giardinaggio. Ma l’idea della villa si trasforma, si evolve e il progetto si ingrandisce. L’architetto-ingegnere austriaco Carl Junker (1827-1882) mette mano ad un secondo progetto, dove non si parla più di Wila (villa), ma di Schloss (Castello). L’idea di Massimiliano prende forma con il suo gusto eclettico, tipico del romanticismo storico, che unisce motivi romanici, veneziani, bizantini, ma anche medioevali e neogotici ispirati all’architetto Karl Fiedrich Schinkel (1781-1841), molto noto nella Vienna di quegli anni. La formazione culturale ed esistenziale dell’ecclettico arciduca, che viaggia molto per il mondo a motivo dei suoi incarichi in Marina e per piacere, lo porta ad interessarsi di molte realtà, in particolare si occupa di discipline scientifiche e nell’ambito collezionistico: le raccolte egizia ed etnografica, che un tempo si trovavano nel Castello di Miramare, oggi arricchiscono i più importanti musei viennesi.

Evidente l’influenza che su di lui suscitarono le residenze dei sovrani d’Oriente: tracce esotiche si riscontrano nelle sue dimore, compresi alcuni interni del Castello di Miramare. Egli imprime il suo modo d’essere alla costruzione e in una poesia Das Schloss am Mer (Il Castello sul mare) esprime il significato romantico di ciò che sta creando insieme ai suoi collaboratori: un perfetto connubio della costruzione architettonica con l’ambiente in cui è magicamente innestato. La pianta segue l’andamento del promontorio, in modo tale da esporre la costruzione sul mare su più lati e la torre diviene quasi un prolungamento dell’edificio, mentre dei torricini collocati alla sommità della costruzione scandiscono le fontane, la torre nel parco, la casa dei marinai, il castelletto (modello in piccolo di quello più grande), le serre. L’elemento caratterizzante del progetto di Junker rivela il diretto legame con le opere dell’architetto neoclassicista prussiano Karl Friedrich Schinkel (1781-1841).

Il Castello doveva essere inizialmente costituito da tre piani e un mezzanino, ma l’arciduca d’Austria, che pur risiedendo a Milano si reca spesso a Trieste per seguire l’andamento dei lavori, decide nel 1858 di eliminare un piano. Intanto, agli arredatori Franz e Julius Hofmann viene affidata la decorazione degli interni.

Il gusto ecclettico dell’architettura di Miramare, lo si ritrova anche negli arredi, dove domina il legno, decorato da archi pensili, stemmi e grifi. La stanza da letto di Massimiliano e il suo studio, aperto sul mare e replica del quadrato di poppa della sua nave prediletta, Novara, rispecchiano lo stile squisitamente marinaresco; mentre l’appartamento di Carlotta è strettamente femminile e romantico.

Il piano nobile viene destinato alla rappresentanza, concepito in termini sfarzosi con dorature sulle boiseries e tappezzerie di seta rossa. Le intenzioni del committente vengono diligentemente sviluppate dagli Hofmann, padre e figlio: passano dal neogotico del piano terra al neorinascimento e al neobarocco del primo piano, che è tutto un fiorire di dorature, colonne con capitelli corinzi agli stipiti delle porte, cariatidi che reggono capitelli, soffitti intagliati. I salotti cinese e giapponese sono due gemme di bellezza orientale, bellezza che occhieggia in più di un ambiente a Miramare, confermando il sigillo ecclettico del padrone di casa, che vuole dare spazio anche alla turquerie e alla chinoiserie.

Con la decadenza dalla carica di governatore del Regno Lombardo-Veneto, nel 1859, Massimiliano si trasferisce con Carlotta (1840-1927, figlia di Leopoldo I, re dei belgi), che aveva sposato il 27 luglio 1857, a Miramare, alloggiando dapprima nel castelletto e, a partire dal Natale del 1860, nell’edificio principale, dove la coppia degli arciduchi sarà visitata da Francesco Giuseppe I d’Austria (1830-1916) e da sua moglie Elisabetta di Baviera, nota come Sissi (1837-1898).

Il 14 aprile 1864, su invito di Napoleone III (interessato ad ingerirsi nella politica messicana per scopi commerciali), salpa insieme alla consorte alla volta del Messico, a bordo della fregata Novara, la stessa che riporterà indietro la sua salma quattro anni più tardi. Proprio in Messico, l’imperatore Massimiliano I entra in una loggia massonica di rito scozzese, raggiungendo il 18° grado. Dopo la fine della guerra di secessione americana (26 maggio 1865), gli Stati Uniti iniziano a rifornire di armi i repubblicani del Messico e nel 1866 Napoleone III (1808-1873) ritira le sue truppe, abbandonando Massimiliano al suo destino. L’Imperatrice Carlotta fa ritorno in Europa per cercare appoggi: Parigi, Vienna, Roma, ma i suoi sforzi falliscono inesorabilmente e la sua salute mentale crolla.

Dopo la morte di Massimiliano d’Asburgo, fucilato a Querétaro il 19 giugno del 1867 (Manet dedicherà ben quattro dipinti al tragico fatto, vestendo il plotone d’esecuzione con divise francesi, per rimarcare le responsabilità di Napoleone III), proseguirono i lavori al piano nobile di Miramare secondo le volontà del defunto, grazie al preciso lavoro di progettazione e alla scrupolosa e dettagliata documentazione che aveva lasciato. Postuma è la definizione della Sala del Trono, dove evidenti sono i riferimenti gotici e neogotici, mentre nell’abside della Cappella di San Canciano, composta da velluti e broccati rossi, legni e ori preziosi, è conservata una croce fabbricata con il legno della Novara.

Fra il 1930 e il 1937 il Castello fu residenza del duca Amedeo di Savoia-Aosta (1898-1942) e della moglie Anna d’Orléans (1906-1986), coppia anch’essa assai provata dagli eventi della storia. Alla fine del 1945, le truppe neozelandesi sotto il comando del Generale Bernard Freyberg (1889-1963) entrarono a Trieste e si insediarono nel Castello, apportando molte modifiche all’interno. Successivamente le truppe britanniche posero qui il quartier generale del loro XIII corpo, in seguito il luogo divenne il quartier generale della guarnigione americana Trieste United States Troops dal 1947 al 1954. Da allora la Sovrintendenza iniziò un’attenta opera di riordino e restauro dell’intero complesso, grazie a disegni e fotografie che riproducevano la collocazione originaria di decorazioni lignee, mobili, arredi, dipinti e arazzi. Oggi il Castello di Miramare è adibito a museo e la splendida Sala del trono, recentemente restaurata, viene aperta per ospitare concerti musicali.

Fonte: Radici Cristiane n.149 – dicembre 2019

 

 

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