Il Giubileo e le indulgenze

Nel Nuovo Testamento Gesù si presenta come Colui che porta a compimento l’antico Giubileo, poiché, Egli stesso disse, di essere venuto a «predicare l’anno di grazia del Signore», riprendendo le parole di Isaia (Lc 4,19; Is 61,2). Il Giubileo cattolico trova le sue radici nell’Antico Testamento. Infatti la Legge mosaica aveva fissato per il popolo ebraico un anno particolare (Lv 25, 10-13). Il termine Giubileo deriva da jubilaeum, che risale all’ebraico jōbēl, ovvero capro, con riferimento al corno di capro che annunciava la solennità ebraica. La legge biblica disponeva fra gli Ebrei, infatti, che ogni 50 anni si celebrasse un anno di giubileo con l’astensione dal lavoro agricolo, l’affrancamento degli schiavi, la remissione dei debiti, la ridistribuzione della terra.

Nella Chiesa cattolica, il Giubileo è una grazia straordinaria d’indulgenza per la remissione dei peccati e delle pene dovute per i peccati e le trasgressioni commesse, grazia concessa dal Santo Padre in particolari occasioni a chi visita qualche luogo sacro determinato, in spirito di penitenza, di conversione, di pietà e di carità.

Documenti cronacistici del 24 dicembre 1299 riportano come masse di pellegrini richiedessero una «Indulgenza Plenaria» per la fine del secolo e pertanto si mossero verso Roma per ottenere la remissione completa di tutte le colpe. Memorie del Cardinale Jacopo Caetani degli Stefaneschi nel documento De centesimo sive Jubileo anno liber parlano di un vecchio di 108 anni che, interrogato da Bonifacio, asserì che 100 anni prima, il 1º gennaio 1200, all’età di 7 anni, insieme a suo padre si era recato da papa Innocenzo III per ricevere l’«Indulgenza dei Cent’Anni».

Un altro evento che precorse il Giubileo, non si sa se ispirato a sua volta all’Indulgenza dei Cent’anni, fu la Perdonanza istituita da san Celestino V: il 29 settembre 1294 con la Bolla del Perdono egli stabilì che recandosi nella chiesa di Santa Maria di Collemaggio nella città dell’Aquila, tra il 28 ed il 29 agosto, veniva concessa l’indulgenza plenaria a tutti i confessati e pentiti. La “Perdonanza Celestiniana”, che si ripete tuttora ogni anno, ha in comune con il Giubileo l’indulgenza in cambio del pellegrinaggio. Celestino V promulgò l’Indulgenza plenaria anche per la città di Atri e possiede le stesse caratteristiche della Perdonanza aquilana. Pochi anni dopo il successore di Celestino, papa Bonifacio VIII, istituì il primo Giubileo della Chiesa con la Bolla Antiquorum habet fida relatio, emanata il 22 febbraio 1300; questo Anno Santo si sarebbe dovuto ripetere, in futuro, ogni cento anni. Fra i pellegrini di allora troviamo Dante, Cimabue, Giotto, Carlo di Valois, fratello del re di Francia, con la consorte Caterina. Proprio Dante scrive nella Divina Commedia che l’afflusso dei pellegrini a Roma fu tale che divenne necessario regolamentare il senso di marcia dei pedoni sul ponte di fronte a Castel Sant’Angelo (Inferno XVIII, 25-33).

Nel 1350 Clemente VI, per parificare l’intervallo di tempo a quello del Giubileo ebraico, accorciò la cadenza a 50 anni. In seguito la pausa fu abbassata a 33 anni da Urbano VI, per fare memoria della vita terrena di Gesù, e poi venne ulteriormente ridotta a 25 anni durante i pontificati di Niccolò V e di Paolo II. Alcuni Pontefici hanno anche proclamato degli Anni Santi straordinari, al di fuori di queste cadenze. Per esempio, Pio XI l’8 aprile del 1933 concesse il 24º Giubileo in occasione della ricorrenza centenaria della Redenzione. Giovanni Paolo II indisse un Anno Santo straordinario nel 1983, in occasione del 1950º anniversario della Morte e Risurrezione di Cristo. Benedetto XVI ha, invece, proclamato uno speciale anno giubilare dal 28 giugno 2008 al 29 giugno 2009, dedicandolo a San Paolo, in occasione del bimillenario della sua nascita (collocata fra il 5 e il 10 d.C. La data dell’8, ipotizzata dal bimillenario della nascita dell’Apostolo di Tarso indetto dalla Chiesa cattolica nel 2008, è simbolica). L’ultimo Anno Santo ordinario è stato il Giubileo del 2000, mentre il prossimo cadrà nel 2025.

Papa Francesco ha indetto un Giubileo straordinario, che si è aperto l’8 dicembre 2015. Recita la bolla di indizione Misericordiae Vultus (11 aprile 2015) del Giubileo della Misericordia: «Ho scelto la data dell’8 dicembre perché è carica di significato per la storia recente della Chiesa. Aprirò infatti la Porta Santa nel cinquantesimo anniversario della conclusione del Concilio Ecumenico Vaticano II. La Chiesa sente il bisogno di mantenere vivo quell’evento», un evento che ha portato molteplici problemi alla Chiesa e alla salvezza delle anime: il mondo ha fatto irruzione nel Tempio di Dio e con esso «il fumo di Satana», per usare l’espressione di montiniana memoria (29 giugno 1972).

Nel II canto del Purgatorio Dante affronta il tema del Giubileo connesso al valore delle indulgenze. La prassi delle indulgenze è un uso prettamente cattolico; le indulgenze legate al Giubileo si rifanno alle sette settimane di anni (cioè 49 anni), stabilendo: «Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete nel paese la libertà per ogni suo abitante. Sarà per voi un giubileo» (Lv 25,10). Nell’anno sabbatico (ogni sette anni si faceva riposare la terra) e in quello giubilare Dio comandava agli Israeliti di avere indulgenza verso i poveri (cancellando i debiti o restituendo le terre) e verso gli schiavi (liberandoli, per far memoria della misericordia di Dio che li aveva liberati dalla schiavitù d’Egitto).

Nel Nuovo Testamento Gesù eleva la liberazione dalla schiavitù da quella materiale a quella del peccato: perdono della colpa. Quanto alla cancellazione dei debiti, questa si eleva a remissione della pena provocata dal peccato. La prima indulgenza cristiana viene identificata con quella applicata da Gesù stesso quando affermò al buon Ladrone: «In verità ti dico: oggi sarai con me in Paradiso» (Lc 23,43). In questo passo la teologia cattolica legge non solo un’immediata remissione della colpa, ma anche della pena, ovvero l’applicazione di una indulgenza plenaria; secondo la dottrina questo non intacca la giustizia divina, perché il buon Ladrone viene visto come meritevole dell’indulgenza a seguito delle sofferenze della crocifissione («Stiamo ricevendo la giusta pena per le nostre azioni», (Lc 23,41) e come testimone del fatto che la misericordia di Dio sia sempre applicata secondo Giustizia.

La prima grande indulgenza plenaria venne proclamata bandendo la prima crociata da papa Urbano II al Concilio di Clermont nel 1095: «Per coloro poi che incontreranno la morte in viaggio o durante la traversata o in battaglia contro gli infedeli, vi sarà l’immediata remissione dei peccati: e ciò io accordo a quanti partiranno, per l’autorità che Dio mi conferisce». Indulgenza plenaria analoga a quelle delle Crociate venne concessa proprio con il primo Giubileo della Storia della Chiesa, a tutti coloro che avessero fatto visita trenta volte, se erano romani, e quindici se erano stranieri, alle Basiliche di San Pietro e San Paolo fuori le mura, per tutta la durata dell’anno 1300.

L’amico di Dante, Casella (Purgatorio II, 94-99) spiega che da tre mesi l’Angelo, che traghetta le anime dalla foce del Tevere, prende a bordo chiunque senza opporsi poiché, grazie alle indulgenze giubilari, tutte le anime divengono degne di passare: «… Nessun m’è fatto oltraggio,/se quei che leva quando e cui li piace,/più volte m’ha negato esto passaggio;/ché di giusto voler lo suo si face:/veramente da tre mesi elli ha tolto/chi ha voluto intrar, con tutta pace…»

Cristina Siccardi

Fonte: Radici Cristiane, marzo 2016

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