Il tempo della Gnosi – Intervista al prof. Gotti Tedeschi

È uno dei firmatari illustri della Correctio filialis de haeresibus propagatis, è stato presidente dello Ior, ha scritto numerosi ed autorevoli libri ed articoli: il prof. Ettore Gotti Tedeschi rappresenta una guida sicura in ambito cattolico per capire cosa l’economia sia e soprattutto cosa dovrebbe essere: «La Chiesa deve essere ricca – spiega in quest’ampia intervista – seppur capace di distacco dai beni e di uso appropriato delle risorse economiche». A preoccuparlo, il fatto di vivere, secondo la famosa visione di Leone XIII, un tempo in cui la Gnosi sembra trionfare.

RC n.129 – dicembre 2017 di Cristina Siccardi

È noto al grande pubblico per essere uno dei firmatari illustri della Correctio filialis de haeresibus propagatis, ma soprattutto per esser stato, dal 2009 al 2012, presidente dello Ior, l’Istituto per le Opere di Religione: il prof. Ettore Gotti Tedeschi, banchiere, studioso, cattolico praticante e padre di cinque figli, con i suoi articoli e con i suoi numerosi libri, sempre puntuali, rappresenta oggi un sicuro riferimento, per capire non solo cosa l’economia sia, ma anche cosa l’economia dovrebbe essere.

Magistrale il suo intervento come relatore all’ultima edizione dell’Università d’Estate promossa lo scorso luglio da Fondazione Lepanto a Subiaco. Nel volume Mammona. Basta una Ferrari per dirsi ricchi?, si chiede come abbia fatto l’uomo a snaturare l’uso dell’economia fino a renderla dannosa per sé. E suggerisce di partire dal peccato originale, per poi analizzare le diverse eresie, che hanno intaccato ed intossicato la Verità, corrompendo la capacità dell’uomo di servirsi dello strumento economico.

A differenza di molti esperti, Lei dichiara che l’economia, non essendo scienza e neppure scienza morale – come invece afferma Keynes –, sia uno strumento neutro…
L’economia non è una scienza. In economia una causa non determina mai l’effetto voluto. Ma l’economia deve seguire le leggi naturali, quelle stabilite nella Creazione, altrimenti diventa diseconomia. Le faccio un’osservazione provocatoria: fino a qualche tempo fa si voleva che la Chiesa si occupasse di morale ma non di economia; oggi si pretende che la Chiesa si occupi di economia (assistenziale) ma non più di morale. Curioso, no?

Ci sono santi nella storia della Chiesa che hanno creato immensi patrimoni economici: san Giovanni Bosco con le sue scuole o san Pio da Pietrelcina col suo ospedale «Casa Sollievo della Sofferenza». Tuttavia, loro sono riusciti a svolgere una vita personale estremamente libera, perché povera, e il loro “sentire l’economia” ha portato al vero bene comune. È ancora possibile agire come loro?
Pensi che già nel III secolo d.C. Clemente Alessandrino aveva affrontato questo tema per confortare i discepoli di Gesù Cristo, che cominciavano a ricevere ed a disporre di cifre importanti. La sintesi del pensiero di Clemente era estremamente semplice e saggia: il danaro è un mezzo, solo un mezzo, quel che conta è come si sia prodotto e come lo si usi… Le risorse economiche sono utili alla Chiesa per sostenere la sua missione evangelizzatrice; mai, ho detto mai, nei Vangeli è condannato il ricco in quanto ricco, semmai il ricco che lo sia ingiustamente, il ricco egoista ed indifferente al prossimo. La Chiesa deve essere ricca: se anche paradossalmente e follemente distribuisse tutti i suoi beni ai famosi “poveri materiali”, cesserebbe solamente di fare il suo mestiere… Semmai detta povertà significa “distacco” dai beni e uso appropriato delle risorse economiche. Ho l’impressione che i due Santi citati nella domanda sapessero raccogliere soldi e costituire i patrimoni, grazie alla generosità dei fedeli e grazie alla santità personale.

Secondo Lei, viviamo in un tempo di apostasia?
Se rispondessi di non pensare che potremmo vivere in un tempo di apostasia, dovrei nello stesso tempo negare le visioni di san Paolo (Lettera ai Tessalonicesi), sant’Agostino (De Civitate Dei) fino a Pio XII, e così via. Rispondo così: io temo che, secondo l’insegnamento della Santa Chiesa, possiamo dirci preoccupati; e credo che viviamo un tempo, secondo la famosa visione di Leone XIII, in cui la Gnosi sembra trionfare. Il riscaldamento globale, in effetti, è vero, è dovuto al numero esponenziale di anime che vanno a bruciare all’inferno e neppure Satana lo aveva previsto…

Le sottopongo due termini: comunismo e consumismo. Che cosa ci potrebbe dire in merito ad ognuno di essi?
Che entrambi hanno tre riferimenti in comune: il materialismo, la visione antropologica dell’uomo e il luteranesimo. Primo: il materialismo è fondamento del comunismo e base del consumismo, poiché priva l’uomo degli altri due alimenti a lui indispensabili, quello spirituale e quello intellettuale. Secondo: la visione antropologica, che sa convincere che l’uomo è un animale intelligente (evoluzione di un bacillo), da soddisfare solo materialmente. Terzo: è il luteranesimo applicato in economia, che crea il marxismo. Lo lascia capire persino Max Weber, quando dice che il capitalismo nasce in casa protestante: chi, se non il capitalismo tedesco fondato su coscienza, giustificazione, predestinazione, poteva far degenerare il vero capitalismo cristiano?

In fondo il comunismo ateo, simbolicamente crollato con il muro di Berlino nel 1989, ha diffuso la propria cultura materialista ovunque… Ha trovato nel consumismo un partner ideale oppure no?
È opinione diffusa che il consumismo sia stato indirettamente prodotto dal comunismo ateo e materialista. Dopo il marxismo, per negare il principio del “valore lavoro”, si reagì proponendo come alternativa il “valore utilità”, avviando i modelli economici centrati soprattutto sul “valore materiale” delle cose e delle aziende. Ma il consumismo che io aborrisco di più è quello più recente degli ultimi cinquant’anni, quello inventato a compensare il crollo delle nascite per tener su la crescita del Pil, sostituendo la vita con il consumo. Aberrante e contro natura.

Che cosa narrano, economicamente parlando, le Cattedrali medioevali, cuore pulsante d’Europa?
La scienza e l’economia hanno un debito elevatissimo ed ignorato, come tutti i valori del Medioevo, verso le cattedrali e verso chi le concepì. Peraltro fu proprio nel “disprezzato” Medioevo che si produssero le grandi invenzioni: pensi solo che il primo trattato di meccanica è stato scritto subito dopo il Mille da un monaco benedettino, proprio per edificare cattedrali.

La cattedrale gotica, a differenza di quella romanica, è molto, molto più difficile da costruire; si sviluppa in altezza e richiede genio, capacità elevatissime, studi ingegneristici e architettonici, tecnologici, ricerche sui materiali da utilizzare; richiede un indotto fatto da artigiani, richiede nuovi tipi di trasporto dei materiali, via mare, fiume e terra. In pratica è settore trainante la stessa economia. Sorprendente, vero? I committenti delle cattedrali medioevali erano santi sacerdoti ed a progettarle non furono architetti gnostici.

Perché quell’Europa dei monaci e dei feudi era più solida e unita allora rispetto all’Unione europea contemporanea? Quanta parte ha l’aspetto finanziario ed economico in tutto questo?
L’economia e la finanza sono solo mezzi, chi li rende aberranti sono le persone che li usano, confondendo i mezzi coi fini. Non è l’economia che uccide, è l’uomo senza il senso della vita ad usarla male. Non è l’inequità l’origine di tutti i mali, bensì il peccato. Mammona non sono i soldi, è la cultura. Quali sono le culture dominanti in Europa? Quella cattolica italiana e spagnola, quella protestante-calvinista del centro-nord, quella laicista francese. Ora, mi spiega come si possa fondere queste tre culture, che divengono comportamenti, in un’Unione europea basata solo sull’economia? Prima di morire uno dei fondatori dell’Europa, Jean Monnet, disse che se fosse potuto tornare indietro, prima dell’aspetto economico, avrebbe cercato di unificare le culture europee…

Due anni fa, la Supplica Filiale a Papa Francesco, che ha raccolto ad oggi oltre 900 mila firme; poi i Dubia sull’Amoris Laetitia; infine, la Correctio filialis de haeresibus propagatis, da Lei stesso firmata e che tanto clamore ha suscitato in tutto il mondo… Eppure, a nessuno di questi è stata data risposta. Perché tanto silenzio da oltre Tevere?
Mi fa una domanda complessa. Non sono teologo o filosofo, sono di professione economista. Ho avuto il privilegio di servire Benedetto XVI, apprendendo che fede e ragione si supportano a vicenda, ma l’analisi delle intenzioni di un Papa non saprei farla. Posso dire perché ho firmato: per amore della Chiesa, del Pontefice e per senso di responsabilità verso le anime, sempre più confuse. Senza autorità morale che ci parli di vita eterna, da chi andremo? Io non voglio andare da nessun’altra parte, conscio che «extra ecclesiam nulla salus».
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