In mostra Torino cristiana

Per la prima volta nella nuova ala dedicata alle mostre temporanee al piano terreno della Galleria Sabauda e nei caveaux della Biblioteca Reale di Torino è allestita la mostra «Le meraviglie del mondo. Le collezioni di Carlo Emanuele I di Savoia», inaugurata il 16 dicembre scorso e che resterà aperta fino al 2 aprile 2017.La mostra è arricchita con importanti prestiti provenienti da Musei e Istituti italiani e stranieri, sono in tal modo riunite prestigiose opere un tempo facenti parte delle collezioni di Carlo Emanuele I, ma in seguito disperse e ora conservate in vari Musei italiani e internazionali.

Il Duca Carlo Emanuele I (1562-1630), figlio di Emanuele Filiberto e di Margherita di Valois (fu Marchese di Saluzzo dal 1588, Duca di Savoia, Principe di Piemonte e Conte d’Aosta, Moriana e Nizza dal 1580 al 1630. Fu anche Re titolare di Cipro e Gerusalemme), era un appassionato del sapere e fra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento costituì il primo ricchissimo nucleo delle raccolte di pittura, scultura e oggetti preziosi di Casa Savoia, raccolteche godettero di grande fama internazionale: da tutta Europa politici, intellettuali ed esperti venivano ad ammirarle. Il patrimonio raccoglie favolosi cataloghi botanici e zoologici (album naturalistici dei fiori, dei volatili, dei pesci,fra cui squali di carta lunghi tre metri), oltre 800 dipinti, 14.000 volumi conservati in armadi, ognuno dei quali dedicato a un aspetto del sapere, busti romani, gioielli, armature, arazzi, carte geografiche.

Parte di questa straordinaria collezione oggi rivive nella splendida mostraLe meraviglie del mondo, organizzata dai Musei Reali di Torino, con il sostegno della Compagnia di San Paolo e della Consulta per la valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino.L’allestimento, a cura di Annamaria Bava ed Enrica Pagella con la collaborazione di Gabriella Pantò e Giovanni Saccani (il percorso nella Biblioteca Reale è curato, invece, da Pietro Passerin d’Entrèves e Franca Varallo), espone 250 opere, alle quali si aggiungono 80 album di acquerelli.

Alla morte del padre, chiamato Testa di ferro, il 30 agosto 1580, sale al trono il diciottenne Carlo Emanuele I, detto Il Grande, che regnerà per cinquant’anni. Protagonista della vita di corte, attraverso la sua straordinaria e insaziabile curiosità di erudizione,il Duca afferma l’importanza dello Stato sabaudo, dandone lustro e prestigio, concorrendo  così con le altre corti europee. In continuità con le scelte del padre, che nel 1563 aveva trasferito la capitale sabauda da Chambéry a Torino, Carlo Emanuele I, colto, amante delle lettere, delle arti e delle scienze, si prefigge di acquistare e raccogliere in maniera sistematica libri, saggi, documenti, opere artistiche, prodigandosi per un importante rinnovamento culturale ed artistico della città. Eredita dal padre la visione strategica e l’attitudine militare; dalla madre, figlia di Francesco I re di Francia, l’attenzione per le realtà dotte e un grande gusto del bello. La moglie, Caterina Michela d’Asburgo, Infanta di Spagna, contribuisce ad ampliare i suoi orizzonti portando a corte la cultura spagnola.Attraverso l’imponente lavoro dell’erudito Emanuele Filiberto Pingone, il Duca assicura alla propria famiglia una tradizione di ascendenza sassone che si fa risalire all’antenato Beroldo, probabilmente padre di Umberto Biancamano e nipote di Ottone II di Sassonia (955-983), puntando a consolidare il ruolo dei Savoia come paladini della Fede, grazie anche alla presenza, a Torino, della Santa Sindone.

La mostra si apre proprio con la biografia del Duca, ritratto in varie opere dalla sua fanciullezza all’età adulta. Fin da bambino immerso nell’arte (Raffaello, Mantegna, codici miniati di grande bellezza), grazie alle raccolte di Emanuele Filiberto, il Duca esprime fin da subito il suo più profondo desiderio: creare un compendio di tutte le cose straordinarie del mondo. Ed ecco che nascono in tal modo le raccolte di oggetti antichi, le preziose collezioni librarie, la collezione delle meraviglie naturali, la raccolta di armi ed armature, la straordinaria quadreria, l’arredo scultoreo moderno, i ritratti.

La passione per l’arte classica è uno dei cardini della politica culturale di Carlo Emanuele I, che non risparmia energie per acquisire importanti opere di antichità, per esempio, nel 1583, acquista a Roma la collezione di Girolamo Garimberti, antiquario di fiducia di Cesare Gonzaga, consulente di Alessandro Farnese, di Rodolfo Pio da Carpi e del Duca di Baviera Alberto V. Ecco che nella giovane capitale sabauda giungono circa duecento opere: teste di marmo e statue di varie dimensioni, oltre a tavole e colonne di marmi policromi. Nel 1610 diventa proprietario di un’altra celebre raccolta romana, quella del banchiere Bindo Altoviti. Una parte delle sculture è destinata alla Galleria, ma le statue di grandi dimensioni vanno a decorare le fontane e i giardini del nuovo Palazzo ducale, contribuendo a trasformare il Casino di caccia del Viboccone (scomparso), in un elegante luogo di svago naturale, con un cortile ellittico popolato di sculture antiche.

Ricordiamo che Carlo Emanuele I, sepolto nella cappella di San Bernardo all’interno dello splendido Santuario mariano di Vicoforte (nei pressi di Mondovì), da lui voluto e finanziato e che non ha nulla da invidiare con l’Abbazia di Altacomba, aveva per direttore spirituale il Padre barnabita Celso Adorno (parente di santa Caterina Fieschi Adorno da Genova e nipote del venerabile Giovanni Agostino Adorno, fondatore dei Chierici regolari minori), morto in odore di santità.

Abbandonata da più di dieci anni l’immagine della città metallurgica della Fiat, Torino offre ora al mondo la sua anima di cultura cristiana, grazie ad un ripristino delle sue ricchezze storiche, letterarie, scientificheed artistiche; si pensi al successo internazionale della Reggia di Venaria, fiore all’occhiello di un mondo tutto da riscoprire e da valorizzare per un turismo culturale di alta e raffinata qualità. Restaurate le residenze sabaude, ripristinate le forme e i colori urbanistici prerisorgimentali, Torino si riappropria della sua identità sia culturale che religiosa, mettendo allo scoperto una natura monarchica che non aveva nulla a che vedere con il liberalismo e l’ideologia massonica che ghermirono il regno di Vittorio Emanuele II. È già prevista, fra l’altro, la realizzazione di un prossimo percorso di visita che, attraverso un rimando fra una selezione delle opere de Le meraviglie del mondoe quelle conservate nelle principali chiese di via Garibaldi – Santi Martiri, Cappella dei Mercanti, Santissima Trinità e Misericordia -, consentirà al visitatore di trovare un patrimonio di arte e di architettura cattolica praticamente sconosciuto ai più, ma fondamentale per comprendere lo spirito culturale e il vigore religioso di un’Italia violentata dalle forze carbonare.

Cristina Siccardi

Fonte: Radici Cristiane, marzo 2017

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