Intervista a Cristina Siccardi. «Sono Maria Cristina»

 

«Sono Maria Cristina»: così si firmava, semplicemente, Maria Cristina di Savoia. E proprio questo è il titolo scelto per l’ultimo libro scritto da Cristina Siccardi. L’abbiamo intervistata, per capire questa sovrana, santa, riuscì a cambiare con la forza della fede il marito, la Corete, ad essere ben voluta dal popolo ed a proporre un modello di unità nazionale, sviluppo naturale di un sentimento culturalmente già presente, solo nascosto… Per questo il suo esempio ed il suo modello di famiglia sono invisi alla propaganda progressista, ancora oggi.

 a cura di Luigi Vinciguerra


Ha raccontato le biografie di numerosi Pontefici ed altezze reali, nobili e gente del popolo, religiosi e laici, santi e beati. Io suo stile, divulgativo ed efficace, conquista il lettore ed è in grado di coinvolgerlo nella narrazione, aiutandolo ad andare al cuore della vita narrata, a capirne il modo di pensare, di vedere, di porsi. È Cristina Siccardi, nota per i numerosi libri scritti e reduce anche in questo caso dalla sua ultima (ma solo in ordine di tempo) fatica letteraria: Sono Maria Cristina, questo il titolo edito dalla an Paolo, dedicato a Maria Cristina di Savoia, recentemente beatificata, regina di Napoli dal 1833 al 1836 e madre di Francesco II di Borbone.

Come mai il suo volume reca questo titolo colloquiale?

Nelle sue lettere la Beata usava firmarsi semplicemente «Sono Maria Cristina»: ho trovato questa formula molto bella e allo stesso tempo molto importante perché denota la sua grande personalità: caritatevole e perfettamente in linea con lo stilema evangelico, ella manifestò allo stesso tempo una forte determinazione ed anche per questo motivo riusciva ad essere convincente e ad influenzare benevolmente le persone con cui viveva o veniva a contatto. «Sono Maria Cristina» è anche il modo per rispecchiare ciò che si legge in questa biografia, che descrive la vicenda storico-spirituale di questa Regina cattolica. Ella, pur desiderando la vita monacale, accetta di seguire il suo dovere di principessa, infatti, per ragioni di Stato, sposa Ferdinando II di Borbone. Come lei, molte altre principesse nel corso della storia si sono coniugate per assolvere le ragioni di Stato e grazie al loro sacrificio hanno portato concordia fra i popoli, collaborando alla buona riuscita dei rapporti fra gli Stati ed hanno risolto delicatissimi casi diplomatici, impedendo guerre e salvando innumerevoli vite umane.

La figura della Beata Maria Cristina, ad un tempo principessa di Casa Savoia e Regina di Napoli, potrebbe fungere da elemento unificante tra Nord e Sud?

Certamente. Pur Sabauda in tutto e per tutto – la famiglia dei suoi genitori, Vittorio Emanuele I e Maria Teresa d’Asburgo d’Este, era cattolica nella vita privata come nella vita pubblica – Maria Cristina è stata amata e addirittura venerata dall’Italia meridionale, coagulando in sé tutti i connotati italiani: innanzitutto il Credo cattolico; un’ampia cultura umanistica e scientifica; l’amore per l’arte e le cose belle; una femminilità dolce e forte: cioè mite, ma risoluta; inoltre onestà di vita; fedeltà nelle relazioni con le persone; uso della sana prudenza, che permette di non cadere nelle trappole e nei pettegolezzi.

Il suo intento unificatore fu reale e concreto, mentre l’ideologia risorgimentale – quella sottostante alla celebre frase di Massimo d’Azeglio «Abbiamo fatto l’Italia ora dobbiamo fare gli italiani» – è un’ideologia astratta, che ha portato ad una Unità imposta con la violenza e il sangue da liberali, carbonari e massoni (con l’appoggio della Massoneria inglese). Invece, i metodi della Regina delle Due Sicilie avrebbero portato ad una Unità come sviluppo naturale di un sentimento nazionale culturalmente già esistente – a partire dal Medioevo e grazie soprattutto alla Cattolicità – anziché creare l’Italia della sconfitta di Adua, l’Italietta dei governi traballanti e della continua emorragia dell’emigrazione.

E allora, perché quasi nessuno parla di questa Regina?

La risposta è evidente: ella fu cattolica e Santa, e come tale improponibile dalla propaganda progressista che si è impossessata della cultura italiana a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale. Maria Cristina fu figlia obbediente, sposa devota e madre generosa: tutti comportamenti santificanti, ma alla civiltà moderna appaiono autolesivi.

 Lei ha contribuito anche ad un testo sul figlio di Maria Cristina (Francesco II di Borbone. Il Re cattolico), che evidenzia la profondità della Fede dell’ultimo Re di Napoli. Quale fu l’atteggiamento del giovane monarca verso quella madre che non aveva mai potuto conoscere?

Francesco II nacque il 16 gennaio 1836 e sua madre morì dopo quindici giorni: pur non avendo avuto modo di conoscerla direttamente, gliene rimase il ricordo indelebile grazie ai racconti del padre, dei familiari e, in maniera fortissima, grazie ai racconti del popolo del Sud, che amava la “Reginella santa” e della quale era profondamente devoto. Certamente Francesco II ereditò la mitezza della madre e allo stesso tempo la forte Fede e nei suoi confronti sommò la devozione della sua gente a quella filiale.

 In tre anni di Regno, Maria Cristina migliorò, se non addirittura cambiò, il marito. Secondo lei, se fosse vissuta più a lungo, quale sarebbe potuta essere l’influenza sul consorte e sulla corte?

Avrebbe proseguito quel meccanismo virtuoso che aveva avviato e che aveva prodotto, in soli tre anni di regno, grandi risultati: migliorò il linguaggio e il comportamento del marito; catechizzò e accrebbe la pietà in Casa Borbone; riappacificò i rapporti familiari; portò una ventata di sobrietà ed eleganza nella società napoletana, educando le donne a vestirsi in maniera non provocante e mutando le espressioni volgari persino in ambiente militare; diede lavoro a molte famiglie anche grazie alle antiche seterie di San Leucio, che fece ristrutturare e di persona ne prese la direzione. Gli effetti benefici della sua presenza avrebbero sicuramente proseguito il loro corso, con ripercussioni non indifferenti anche a livello politico-sociale.

 Perché tale santità viene oggigiorno dimenticata?

Perché questa è una Storia ancorata a doppio nodo alla Chiesa di Cristo, pertanto invisa a tutte le forze in campo oggi, fortemente anticristiane. Basta leggere l’elenco (lo si può trovare nel mio libro) dei membri di casa Savoia, che annovera sei Beati e sei tra Venerabili e Servi di Dio, per due dei quali è in corso una causa di beatificazione, oltre a numerosissimi principi morti in concetto di santità. Quanto bene intellettuale e morale si potrebbe fare portando gli studenti a conoscenza di questa Storia? È incalcolabile. Divulgare una Storia non più censurata e imbavagliata, significherebbe anche avere molte meno frustrazioni sociali perché là dove arriva il Cattolicesimo arriva il benessere materiale e spirituale. Cristo è il solo ad unire ed affratellare nella giustizia e nell’armonia.

 

box-savoia

Fonte: Radici Cristiane, ottobre 2016

Torna in alto