
Il primo beato del pontificato di Leone XIV è don Camille Costa de Beauregard, innalzato all’onore degli altari lo scorso 17 maggio nella cattedrale di Chambéry. «C’è un entusiasmo che va oltre la città di Chambéry, oltre la Savoia», ha dichiarato l’arcivescovo Thibault Verny, pastore delle tre diocesi della regione francese, Chambéry, Maurienne e Tarentaise, presente alla beatificazione insieme al nunzio apostolico in Francia, l’arcivescovo Celestino Migliore, in rappresentanza del Papa. La data della memoria liturgica è stata fissata al 27 maggio, anniversario della prima Messa celebrata dal novello beato, parente del nobile savoiardo-piemontese Henry-Joseph Costa de Beauregard, protagonista dell’opera biografica Un homme autrefois (Parigi, 1877), ufficiale del Re di Sardegna durante la guerra delle Alpi contro la Francia (1792-1796) ed uno dei plenipotenziari che firmarono l’armistizio di Cherasco con il generale Napoleone Bonaparte. L’opera, curata dal pronipote Charles-Albert, venne poi riproposta in Italia, cento anni dopo, dall’Editore Fògola (Torino, 1977) con il titolo limitativo Vecchio Piemonte nella bufera; non si tratta in realtà di un testo regionale, bensì di un libro dal respiro storico-europeo; d’altro canto, più che una biografia è un’autobiografia, grazie alla corrispondenza riportata, compresa quella intercorsa fra Henry-Joseph Costa de Beauregard e Joseph de Maistre, il più autorevole esponente della critica alla Rivoluzione francese, suo conterraneo e grande amico.
Don Camille appartiene a quella schiera di sacerdoti che operano come strumenti di Dio per compiere meraviglie nel mondo alla luce del Vangelo. Nacque nel capoluogo della Savoia, sotto il regno di Carlo Alberto, il 17 febbraio 1841, dal marchese Pantaléon, sposato nel 1834 con Marthe de Saint Georges de Vérac, dalla quale ebbe undici figli, di cui Camille era il quinto, che venne educato in particolare dalla madre, poiché il padre era spesso occupato per impegni di lavoro alla corte di Torino, capitale sabauda dal 1563.
Venne formato con disciplina dal precettore di famiglia, l’abbé Ferdinando Favre, e nel 1848, a 7 anni, fu affidato ai Fratelli di La Motte Servolex, in seguito ai Gesuiti. Colpito da una congestione polmonare, dovette proseguire gli studi a Santa Maria di Tolosa, poi alla Motte nel 1857, per completare gli studi sotto la guida del precettore, abbé Claude-François Chenal, dal quale non si allontanerà più.
Tuttavia, negli anni che vanno dal 1858 al 1861, sperimentò una profonda crisi religiosa. Nonostante ciò, la lettura di alcuni libri spirituali lo ricondussero a Dio. Camille si recò a Roma per gli studi teologici e con brillanti risultati venne ordinato sacerdote a San Giovanni in Laterano il 28 maggio 1866, all’età di 25 anni.
Rientrato a Chambéry, ricevette la carica di quarto vicario della Cattedrale, senza retribuzione, ma di ciò non si fece problema, poiché si sentiva profondamente chiamato alla carità verso i poveri, secondo la spiritualità di Benedetto Labre, vissuto nel XVIII secolo, canonizzato da Leone XIII nel 1881 e scoperto da don Camille a Roma grazie all’abbé Chenal.
Al termine del mese di agosto del 1867 il colera colpì Chambéry e fu in questa circostanza che don Camille abbracciò la sua seconda vocazione: gli orfani. Come un buon padre li raccolse in una vecchia casa doganale, data in affitto gratuito per otto anni dal conte Ernesto de Boigne. Grazie a sua madre e al conte di Boigne, riuscì a sfamare i suoi orfanelli, ma anche ad ampliare la struttura di ospitalità. Nel gennaio 1868 lo stesso conte di Boigne donò gli immobili per un possibile progetto di uno stabilimento agricolo.
La donazione, approvata dal cardinale Billiet, venne firmata il 24 marzo di quell’anno con la clausola che l’opera sarebbe stata diretta da religiosi o ecclesiastici approvati dall’arcivescovo di Chambéry. Nel mese di aprile, dieci bambini, dai 6 ai 13 anni, vennero accolti nella nuova casa e il primo fu Victor Berthollier, nato a Chambéry, ma condotto a Torino dai suoi genitori, perché entrambi impegnati a tempo più che pieno come operai. Victor era stato preparato da san Giovanni Bosco alla prima comunione.
Nel novembre 1868 don Camille fu nominato canonico della cattedrale dal cardinale Billiet e sulla scorta delle migliori ispirazioni educative presenti all’epoca e in particolare quelle di don Bosco, riservò a sé la formazione spirituale, basata sulla devozione all’eucaristia, al Sacro Cuore, all’Immacolata Vergine Maria, a san Giuseppe e al Papa. Alla sua scuola, oltre alla catechesi, ai sacramenti e alla preghiera si svolgeva l’istruzione scolastica, l’apprendistato agricolo, si prestava attenzione alle recite teatrali e alle passeggiate in montagna. Fra prove e difficoltà, nel 1875 venne aperta una nuova scuola agricola a La Villette: si trattava di una vera e propria fattoria con mucche, cavalli, giovenche, ovini, pollame, tacchini, lavori nei campi, viticultura… Ma, con la feroce persecuzione anticlericale, nel 1879, il Consiglio comunale di Chambéry votò per la soppressione di ogni scuola gestita dai religiosi. Allora, su consiglio di don Bosco, il fondatore affidò l’opera ad una società civile; ma La Villette venne consegnata ai Fratelli delle Scuole Cristiane che ne divennero i proprietari.
Le Bocage si sviluppa ugualmente e la sua fama supera i confini della Savoia. Nel 1889, oltre alle donazioni regolari di molti benefattori, della Chartreuse, della sua famiglia, Le Bocage riceve 61 ettari dal conte Leonid Marius Servolex de la Motte e soprattutto da Ernest Costa de Beauregard, un nipote di don Camille, ordinato sacerdote nel 1896. Stanco e malato, Camille Costa de Beauregard muore sereno il 25 marzo 1910, Venerdì Santo, sapendo che la sua opera non andrà dispersa. Don Ernest gli succede nella direzione, fino al 1954, quando l’affiderà ai Salesiani. In nome dell’amicizia che aveva legato don Camille a san Giovanni Bosco, la Postulazione Generale dei Salesiani ha seguito da sempre la sua causa di beatificazione (iniziata nel 1961, ottenendo il decreto delle virtù eroiche nel 1991) con il sostegno dell’Arcidiocesi di Chambéry, del Comitato Costa de Beauregard e della Fondation du Bocage.
Le Bocage continua oggi la sua missione educativa di centro agricolo e vivaio come Fondation du Bocage, ed è gestito dai Salesiani. Don Costa de Beauregard e don Bosco si incontrarono la prima volta a Torino nel 1879 e la loro linea pedagogica divenne molto simile: prevenzione, non repressione; formazione cristiana e devota pratica religiosa; istruzione, apprendistato al lavoro, senso del dovere. «Sono un po’ come cugini», ha dichiarato monsignor Verny. «È uno stimolo perché la Chiesa continui ad impegnarsi nell’educazione, nel rispetto, nella valorizzazione di ciascuno e ad avere quello sguardo di benevolenza che Camille ha saputo offrire per dare fiducia ai giovani e responsabilizzarli».
Fonte: Corrispondenza Romana – 28 maggio 2025
