
Il documento Mater populi fidelis del 7 novembre scorso ha destato sconcerto, fra clero e fedeli, in quanto, per ansia preventiva e timore teologico, suggerisce di evitare alcuni titoli mariani di antica tradizione, come quelli Corredentrice o Mediatrice di tutte le grazie, anche se afferma che essi possono essere «spiegati attraverso una corretta esegesi», Con quest’ultima affermazione si potrebbe ritenere che il Dicastero per la dottrina della Fede inviti la cattolicità ad una sospensione terminologica, in attesa di ulteriori sviluppi di riflessione.
A questo proposito, è interessante conoscere cosa pensava il neo Dottore della Chiesa san John Henry Newman (1801-1890), il quale, animato da una fede posseduta attraverso una lunga e travagliata conversione dall’anglicanesimo, si impegnò a studiare e difendere la fede cattolica in tutti i suoi aspetti, compreso quello mariano, poiché, nel Piano della Salvezza di Dio, Maria Vergine è protagonista al fianco e al servizio del Figlio, Re dell’Universo.
Newman, la cui vita è paragonabile dapprima a quella di un esploratore instancabile nella ricerca della Verità e poi ad un leale e fedele ministro di Dio che, trovata la Verità, si ferma per trasmetterla nella sua integrità, ritiene che non è possibile concepire una missione più alta di quella della Madonna. Per questo motivo Ella fu arricchita di tutti i doni di natura e di grazia divina, tanto da divenire la seconda Eva, predestinata a schiacciare la testa del serpente e a divenire addirittura Madre del Figlio di Dio, venuto nel mondo per redimere l’umanità. «Maria, come insegnano i Padri, ha avuto nella nostra redenzione lo stesso ruolo che ebbe Eva nella nostra caduta» (p. 92) e «Io ammetto che la devozione verso la Beata Vergine è cresciuta tra i cattolici col passare dei secoli; ma non ammetto che sia cresciuta anche la dottrina, perché credo che essa è rimasta sempre identica nella sostanza» (J.H. Newman, Opere – Maria, a cura di mons. Giovanni Velocci, Jaca Book, Milano 1994, p. 79).
Il Dottore della Chiesa inglese sostiene che la ragione nutre la fede e il cristianesimo si è intellettualmente sviluppato conformemente allo spirito della rivelazione, perché Dio ha garantito il depositum da ogni perversione e corruzione. Il principio che stabilisce è il seguente: «L’Autore della rivelazione vigila sul deposito della fede» (ivi, p. 24). Con metodologia patristica, cresciuta in lui attraverso il ferreo studio dei Padri della Chiesa, Newman dimostra la divinità della religione cattolica attraverso l’armonia da cui è composta: ogni dottrina è connessa vitalmente con le altre dello stesso gruppo, e queste, a loro volta, sono in relazione con quelle di un gruppo differente, in modo tale che l’intero corpo della fede forma un tutto armonioso. Ed ecco che la devozione alla Vergine, che per lungo tempo egli aveva rigettato come anglicano, trova il corretto posto in questo straordinario schema sinfonico.
Maria è mediatrice di grazia e ciò che ottiene è perché prega e lo domanda in nome di Gesù Cristo. Newman giunse alla conclusione che contrariamente a quanto aveva prima supposto, Maria tenne sempre una posizione preminente, e «le eresie servirono tutte alla sua esaltazione». Già sant’Agostino affermava che le posizioni eretiche sono occasione per i cristiani di studiare e comprendere più a fondo le dottrine della Verità per tutelarle e difenderle. In sintesi, sono essenzialmente tre i punti su cui il nuovo Dottore della Chiesa si concentrò nel suo Saggio sullo sviluppo del dogma, inteso non come cambiamento nella dottrina, bensì come processo di approfondimento e consolidamento:
- Le vedute dei fedeli riguardo a Maria sono una prova dell’argomento storico in favore di un reale progresso nella comprensione dottrinale.
- La dottrina e la devozione alla Madonna esistenti nella Chiesa primitiva sono un’anticipazione di quello che è creduto e praticato oggi.
- Il culto verso Maria non ha interferito con l’adorazione dovuta a Dio; al contrario, è servito come una difesa del dogma fondamentale del cristianesimo: l’Incarnazione del Verbo.
L’autore iniziò questo saggio nel gennaio del 1845 e vi lavorò ancora per nove mesi circa, ma non lo terminò… ormai aveva trovato tutto il Tesoro della Verità, non doveva più cercare nulla, aveva finalmente e umilmente compreso con la mente (la ragione) e con tutto il cuore la fede… e si fece cattolico, abbracciando Santa Romana Chiesa. Venne battezzato il 9 ottobre di quell’anno, mentre il giorno di Ognissanti ricevette la Cresima dal Vicario apostolico Nicolas Wiseman.
Fu Maria Santissima ad accompagnarlo per tutta la vita: aveva appena dieci anni quando, su un proprio quaderno di poesie, John Henry disegnò una Croce e un Rosario. Un fatto incredibile, visto che il protestantesimo non ammette preghiere verso la Madonna, eppure lui ne era stato iconograficamente affascinato. Neppure anni dopo seppe darvi risposta se non con l’intervento della Grazia, la Kindly Light (Luce gentile), come egli la chiamava, che lo accompagnò sempre, fino alla fine. Quando Newman, per l’avanzata età, non fu più in grado di recitare il Breviario, che tanto amava, trovava sollievo e conforto nella recita del Rosario, la preghiera che preferiva. Lascerà scritto il confratello, padre Neville nei suoi ricordi: «A distanza di anni, per quanto la mia memoria torni indietro, lo vedo sempre, se non a scrivere o a leggere, impegnato nella recita del Rosario» (ivi, p. 30).
La base della dottrina mariana di Newman risiede nei Padri e Dottori della Chiesa, fra i quali emergono san Giustino, sant’Ireneo, sant’Agostino, san Girolamo, san Pietro Crisologo, san Fulgenzio, sant’Atanasio. Essi giunsero fin dove la ragione lo permetteva, lasciando alla fede la parte incomprensibile del mistero mariano.
Il sacerdote, oratoriano e poi creato cardinale da Leone XIII nel 1879, aveva costruito l’architettura della sua fede nel tormento del pensiero e del cuore e non aveva reticenze nell’affermare in un suo sermone: «La Chiesa e Satana sono d’accordo in questo: nel ritenere che il Figlio e la Madre vanno sempre insieme; […] i cattolici che hanno onorato la Madre adorano ancora il Figlio, mentre i protestanti, che ora hanno cessato di confessare il Figlio, cominciarono con il disonorare la Madre. Vedete, dunque, fratelli miei, in questo caso particolare l’armoniosa coerenza del sistema rivelato e il peso di una dottrina sull’altra; Maria è esaltata in grazia di Gesù. Era conveniente che ella, essendo una creatura, sebbene la prima fra tutte, avesse un compito di servizio. […] la sua grazia e la sua gloria non sono per lei, ma per il suo Creatore […] Così ella è la turris davidica, come la chiama la Chiesa, “la torre di Davide”, l’alta e forte difesa del Re del vero Israele; perciò la Chiesa nell’antifona si rivolge a Maria come a colei “che ha distrutto tutte le eresie nel mondo intero”» (ivi, Sermone, Le glorie di Maria in grazia del Figlio, pp. 157-158).
Newman riconobbe il ruolo unico di Maria SS.ma nella storia della salvezza, affermando che Ella è associata alla Corredenzione per la sua partecipazione totale e umile alla missione redentrice di Cristo e, pur senza equipararsi a Lui, per l’altissima dignità che possiede in grado maggiore di tutti i santi, di intercedere presso Dio.
Nella Lettera all’anglicano Edward Bouverie Pusey, collega e stretto amico, il professor Newman riporta una straordinaria spiegazione di san Pietro Crisologo, vescovo di Ravenna, nel V secolo: «Il cielo ha timore di Dio, gli angeli tremano al suo cospetto, la creatura non può sostenerlo, il mondo non riesce a contenerlo, ma una fanciulla lo accoglie e lo porta come ospite nel suo seno; ora con diritto, come ricompensa della sua opera materna, lei domanda, lei ottiene pace per la terra, gloria per il cielo, salvezza per i perduti, vita per i morti, una nascita celeste per gli uomini della terra, l’unione di Dio stesso con l’umanità» (Serm. 140), e qui Newman interviene direttamente, «è difficile esprimete con più forza, anche se con un linguaggio retorico, che la beata Vergine ha svolto una cooperazione vera e reale, ha avuto una parte decisiva nella distruzione del peccato» (ivi, pp. 90-91).
Fonte: Corrispondenza Romana – 26 novembre 2025
