Davvero particolare Festa dei Santi e commemorazione dei defunti in questo A.D. 2020, quando il mondo è imbevuto di paura per il Covid-19, paura di morire e paura di impoverire, e quando l’Europa torna ad essere funestata dagli attacchi islamici, inerme a Vienna – dove è sepolto il celebre principe-generale Eugenio di Savoia Soissons (1663-1736), che fermò gli Ottomani in Europa – e inerme di fronte ai tre martiri di Nizza, morti per la Fede in Cristo nella cattedrale di Notre Dame, due donne in preghiera e il sacrestano: la loro identità, di croce e di nome, sarà custodita per sempre dalla gloriosa e trionfante Sposa di Cristo.
Di fronte ad un Halloween che quest’anno è stato schiacciato dal mondo in subbuglio, noi cattolici abbiamo celebrato Ognissanti, ossia tutti coloro che, seppure non riconosciuti ufficialmente dalla Chiesa terrena, hanno vissuto eroicamente le virtù in vita o sono stati martirizzati; mentre il giorno successivo abbiamo pregato per il suffragio di tutte le anime defunte, lucrando anche le indulgenze prescritte dalla Chiesa. La memoria dei defunti nella Chiesa Madre è imperitura, a differenza dello Stato laico che incentiva la cremazione, al fine di far sparire ogni traccia dei corpi.
Una civiltà di valore la si ammira, in particolare, da come tratta i propri morti e possiamo ben dire che l’Occidente, non più cristiano, ha abbracciato un barbaro sistema per disfarsi di chi perisce: taluni finiscono inceneriti e in piccole urne, da riporre in cimitero per un tot di tempo oppure nelle dimore dei parenti; talaltri sono dispersi nell’ambiente, nei luoghi scelti dal defunto stesso oppure dai suoi parenti… perdendo ogni identità – né croce, né nome – e memoria nel tempo.
L’uso della cremazione arrivò con l’avvento dell’Illuminismo e con Napoleone Bonaparte, il quale, tramite il celebre Editto di Saint Cloud del 1804 inerente all’obbligo di inumazione dei cadaveri in cimiteri extraurbani, gettò le basi delle odierne norme legislative in materia di diritto cimiteriale. Il primo forno crematorio moderno funzionava a gas illuminante e fu installato nel Cimitero Monumentale di Milano, in un tempio crematorio: fu progettato e costruito nell’ambito della Massoneria. Il sistema si diffuse piano, piano con il parere assolutamente contrario della Chiesa.
Tutta la freddezza, materialità e laicità di cellule che vengono bruciate alla temperatura di 900-1000 gradi centigradi, con l’arroventamento delle pareti della bara per mezzo di resistenze elettriche o bruciatori a gas oppure per fiamma diretta, fa contrasto abissale con l’uso dei polacchi di illuminare i cimiteri della loro nazione sia il 1° che il 2 novembre. Un tripudio di candele, lumini, luci su ogni tomba, milioni e milioni di calde fiamme per celebrare la gloria dei Santi e onorare i propri morti allo stesso tempo: insieme, in una comunione di cuori e di preghiere, che non ha eguali in nessun’altra testimonianza funeraria della storia. I vivi, in Polonia, rispettano e riveriscono piamente, in un sol tempo, tutti i Santi e tutti i Morti in attesa del giudizio universale e, dunque, dell’ora della Risurrezione.
Nella Santa Messa in Vetus Ordo del 2 novembre si legge il seguente passo del Vangelo: «In verità, in verità vi dico: viene l’ora, ed è adesso, che i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l’avranno ascoltata vivranno. Come, infatti, il Padre ha in Se stesso la vita, così ha dato al Figlio d’aver la vita in Se stesso; e Gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio d’uomo. Non vi meravigli questo, perché viene l’ora in cui tutti quelli che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno: quelli che bene operarono per una resurrezione di vita, quelli che male operarono per una resurrezione di condanna»; mentre la secreta recita: «Volgi propizio lo sguardo, o Signore, al sacrificio che Ti offriamo per le anime dei tuoi servi e delle tue serve, affinché, dopo aver dato loro il merito della fede cristiana, Tu ne accordi pure loro la ricompensa. Per Nostro Signore Gesù Cristo». Nessun intruglio di pensieri e di interpretazioni, nessuna confusione, nessuna ipocrisia buonista – che non fa parte della Seconda Persona della Santissima Trinità (basti vedere cosa diceva a proposito degli ipocriti) – ma solo Chiarezza e Verità.
Il rispetto per i defunti, dunque, si sta rivoluzionando anche nei principi della Chiesa cattolica, in un ossequio pedestre, come per tutti gli altri aspetti del vivere umano, alle linee degli Stati laici. Inoltre è evidente la rivoluzione nel Martirologio Romano, da quello precedente al Concilio Vaticano II, edito da Edizioni Piane, a quello nuovo: non un semplice aggiornamento con l’inserimento dei nuovi Santi canonizzati nel frattempo, bensì un mix fra depennamento di Santi ritenuti storicamente poco attendibili, secondo criteri storico-critici positivisti, e l’apertura a Santi mai stati presenti, quali addirittura l’armeno Gregorio di Narek (951-1003), che papa Francesco ha dichiarato Dottore della Chiesa, nonostante all’epoca in cui visse la Chiesa armena non fosse in comunione con la Chiesa cattolica. C’è da dire poi che si procede sempre più sovente ad elevare all’onore degli altari personaggi improbabili, le cui virtù ed il cui martirio sono a dir poco discutibili, pensiamo, per esempio, al canonizzato vescovo Óscar Romero (1917-1980) o al beatificato vescovo Enrique Angelelli Carletti (1923-1976).
La nuova edizione CEI del Messale Romano ha accolto nel santorale i tre pontefici canonizzati da papa Bergoglio: Giovanni XIII (1881-1963), Paolo VI (1897-1978), Giovanni Paolo II (1920-2005). Negli ultimi anni sono state avviate le cause di beatificazione di personalità alquanto dubbie, per usare un eufemismo, sotto il profilo cattolico: Chiara Lubich (1920-2008), Hélder Pessoa Câmara (1909-1999), Pedro Arrupe (1907-1991)… e molti altri. I cattolici si appetterebbero ben altri santi da indicare a modello: Galla Placidia (388-450), Gabriel Garcia Moreno (1821-1875), Maria Stuarda (1542-1587), i martiri generali della Vandea, Françoise Mélanie Calvat (1831-1904)… modelli veri, ma che oggi appaiono politicamente ed ecclesiasticamente scorretti.
Fonte: Corrispondenza Romana
