La statuetta del Divin Pargolo venne donata ai Padri Carmelitani della chiesa di Santa Maria della Vittoria, a Praga, dalla principessa Polissena Lobkowitz. Anche quando i religiosi vennero scacciati dal Santuario, la devozione si mantenne in tutte le case dell’Ordine e nel mondo cattolico intero. Sinché il testimone non venne raccolto dai Carmelitani di Arenzano.
Nella chiesa di Santa Maria della Vittoria di Praga, che venne costruita per i luterani tedeschi dall’architetto Giovanni Maria Filippi e poi, dopo la vittoria cattolica nella battaglia della Montagna Bianca, donata ai Carmelitani, è conservata una statuetta lignea di immenso valore spirituale, ricoperta di cera, donata ai Carmelitani della capitale Ceca nel 1628 dalla principessa Polissena Lobkowitz (1566-1642). L’amore per Gesù Bambino fa parte della tradizione dei Carmelitani Scalzi, in quanto sia santa Teresa d’Avila (1515–1582) che san Giovanni della Croce (1542–1591) nutrivano una profonda devozione per il divino pargolo. La fattura della piccola statua è spagnola, lo si evince anche dagli abiti barocchi e maestosi, che sottolineano sia la regalità di Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo, sia la divina regalità del Figlio unigenito di Dio nel mondo. Mondo che tiene nella sua piccola-immensa mano sinistra, mentre la mano destra è benedicente.
Nelle case carmelitane, le immagini che ricordano l’Infanzia e la Passione di Gesù sono quelle più frequenti; in particolare, santa Teresa portava sempre nei monasteri che fondava qualche graziosa statua di Gesù Bambino riccamente ornata di gusto barocco. Ma il Gesù Bambino più noto al mondo cattolico è quello che la principessa Polissena offrì alla chiesa della Madonna della Vittoria. Ella apparteneva ad una delle più antiche famiglie nobili della Boemia. Figlia dell’alto cancelliere imperiale, Vratislav di Pernstein (1530–1582) e di Maria Maximiliana Manrique de Lara y Mendoza (1538-1608), un’influente nobildonna spagnola, sposò prima Guglielmo di Rosenberg (1535-1592) nel 1587 e poi l’alto cancelliere imperiale Zdeněk Vojtěch Popel di Lobkowitz (1568–1628), primo principe Lobkowicz, nel 1603.
Marito e moglie svolsero un ruolo determinante come canale fra le famiglie aristocratiche della Boemia e la corte imperiale di Vienna grazie, in particolare, ai buoni rapporti di Polissena con l’inviato spagnolo durante la controriforma in Boemia dopo il 1618. I due coniugi furono i capofila del blocco spagnolo di matrice cattolica alla corte boema, opposto alle fazioni protestanti. Quando i ministri cattolici dell’imperatore del Sacro Romano Impero, Rodolfo II d’Asburgo (1578-1637), furono scagliati dalle finestre del Castello di Praga nella famosa Defenestrazione del 1618 – causa scatenante della guerra dei trent’anni, che durò fino al 1648 – Zdeněk e Polissena si rifugiarono nel vicino Palazzo Lobkowicz. La strage terroristica dei protestanti segnò una svolta nelle fortune della famiglia Lobkowicz: sebbene la loro proprietà venne confiscata dagli eretici nello stesso 1618, la vittoria cattolica agguantata nella battaglia della Montagna Bianca di quattrocento anni fa portò alla riappropriazione dei loro legittimi beni, assicurando alla famiglia stessa un importante influenza politica.
Nello stesso anno, re Filippo III di Spagna (1578–1621) conferì a Zdeněk Vojtěch l’Ordine del Toson d’Oro, il più alto ordine della cavalleria europea, mentre nel 1624 l’imperatore Ferdinando II d’Asburgo (1578–1637) gli concesse il titolo di principe imperiale, divenendo il primo principe ereditario Lobkowicz.
Particolarmente votata al Bambino Gesù, la principessa Polissena accese in Europa uno specialissimo fuoco devozionale proprio a Praga, che venne alimentato dal venerabile padre Cirillo della Madre di Dio (1590-1675), al quale il divino Infante promise nell’anno 1637: «Quanto più voi mi onorerete, tanto più io vi favorirò». Ma a causa delle leggi emanate dall’imperatore Giuseppe II d’Asburgo-Lorena (1741-1790), seguace del dispotismo illuminato e contrario ai principi del diritto divino nei sovrani a favore del giurisdizionalismo della madre, Maria Teresa (1717– 1780), i Carmelitani furono cacciati dal santuario di Praga nel 1784, perciò, con quest’atto persecutorio, il culto a Gesù Bambino conobbe in Boemia un lungo periodo di declino. Tuttavia, fra il XIX e il XX secolo la devozione al Bambinello regale conobbe, grazie ai Carmelitani e alle Carmelitane una rinascita non solo a Parga, ma in tutto il mondo cattolico, la cui immagine e le cui preghiere circolarono ovunque. Come non pensare alla venerazione per la statua del Piccolo Re di santa Teresina di Lisieux (1873-1897), maestra dell’«infanzia spirituale» e da santa Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein (1891-1942), che si recò pellegrina a Praga e scrisse splendide pagine sulla regalità del Dio Bambino.
Il culto per il Bambinello di Praga giunse ad Arenzano nel 1900, grazie a un piccolo quadro esposto dai Carmelitani nella loro chiesetta, che nel 1902 venne sostituito con una statua simile a quella di Praga. Da questa pia devozione sorse un grande santuario, primo nel mondo a lui dedicato – iniziato nel 1904 e inaugurato nel 1908 – che ancora oggi richiama l’attenzione di moltissimi fedeli, che si recano qui in pellegrinaggio oppure vi rimangono legati, da lontano, per tutta la vita. Nel 1924 la statua venne solennemente incoronata dal cardinale Raffaele Merry del Val (1865-1930), inviato da papa Pio XI (1857-1939), il quale insignì il santuario del titolo di basilica.
Nel 1951, per volere del superiore provinciale, padre Anastasio Ballestrero (1913-1998), futuro superiore generale dei Carmelitani, Arcivescovo di Bari e di Torino, cardinale e presidente della CEI, venne aperto il Seminario di Gesù Bambino, che tuttora accoglie ragazzi delle scuole medie e superiori in preparazione al sacerdozio e alla vita consacrata.
A Praga, invece, dopo le persecuzioni religiose di cui si è detto si passò successivamente all’occupazione nazista e più tardi al regime comunista, due regimi totalitari che ebbero in odio la fede e i fedeli, ma Gesù Bambino resistette fino al 1989, quando arrivò con la cosiddetta «rivoluzione di velluto», che fra il novembre e il dicembre condusse alla dissoluzione del tirannico Stato comunista cecoslovacco, così la grande città storica e artistica dalle profonde radici cristiane, ritornò ad essere libera e i Carmelitani vi poterono far ritorno arrivando proprio dal Santuario di Arenzano, che nel frattempo era divenuto il nuovo centro diffusore della devozione a Gesù Bambino.
Fin dalla fondazione del santuario ligure, i padri del Carmelo pensarono di offrire ai tanti fedeli del Bambino Regale un segno visibile: il cosiddetto olio di Gesù Bambino che viene benedetto nella solenne celebrazione del giorno 25 di ogni mese. È chiamato anche «olio della lampada», perché una parte di quest’olio alimenta la fiamma che arde incessantemente davanti all’immagine di Gesù Bambino, simbolo della preghiera perenne, diurna e notturna, che da tante anime nel mondo sale al Piccolo Re. Si tratta di un olio che può essere richiesto ai padri, i quali provvedono a spedirlo a chiunque ne faccia richiesta in flaconcini confezionati, così da poter essere utilizzato dai malati nel corpo o nello spirito: è sufficiente una goccia, stesa a forma di croce sulla fronte o sulla parte sofferente, associata alla recita del Padre Nostro o della Coroncina di Gesù Bambino, affidandosi con fiducia alla bontà gratuita del Signore come facevano i malati del Vangelo (Mc 1,41; 3,10; 6,56), per ottenere sollievo, conforto e salute. L’unzione può anche essere replicata per più giorni, ad esempio come triduo o novena. Sono davvero tanti coloro che, facendo uso di questa pia pratica, hanno ricevuto e ricevono grazie e miracoli dal «divin medichetto».
Fonte: Radici Cristiane n.158 – novembre 2020
