Lucia de Jesus Rosa dos Santos, nota come Suor Lucia di Fatima o Suor Maria Lucia di Gesù e del Cuore Immacolato, l’ultima veggente delle apparizioni mariane di Fatima del 1917, morì dieci anni fa a 98 anni, nel monastero delle Carmelitane di Coimbra. Era il 13 febbraio 2005, la prima domenica di Quaresima: il 13 è il numero legato alle apparizioni della Cova da Iria; il 2 aprile morirà Giovanni Paolo II (si salvò dall’attentato del turco Mehmet Ali Ağca nel giorno della Madonna di Fatima, il 13 maggio 1981); il 19 aprile sarà eletto Pontefice Benedetto XVI. La vita di Suor Lucia fu in gran parte relazionata ai Pontefici, perché soltanto attraverso loro poteva essere divulgato il Terzo Segreto, sul quale si sono scritte migliaia e migliaia di pagine. Quel Segreto che, su richiesta della Madonna, avrebbe dovuto essere diffuso nel 1960, ma così non fu. Nel 2000, per volontà di Giovanni Paolo II, fu annunciato al mondo dalla Santa Sede, causando però una marea di dubbi, di interrogativi e di polemiche.
Lucia era nata il 22 marzo del 1907 ad Aljustrel, nella diocesi di Fátima. Sesta figlia di Antonio e Maria Rosa dos Santos, all’epoca delle apparizioni contava dieci anni. Nonostante fosse la più grande dei tre pastorelli, non sapeva ancora né leggere né scrivere, poiché la sua occupazione quotidiana era quella di condurre il gregge a pascolare. A seguito delle apparizioni, dopo aver studiato presso il Collegio di Vilar, a Oporto, vestì l’abito religioso delle Suore di Santa Dorotea con il nome di Maria Lucia dell’Addolorata, a Tui in Spagna. Fece la professione temporanea il 3 ottobre 1928 e il 3 ottobre 1934 quella perpetua. Il 25 marzo 1948 si trasferì a Coimbra, dove entrò nel Carmelo di Santa Teresa di Gesù con il nome di suor Maria Lucia del Cuore Immacolato. Il 13 febbraio 2008, giorno del terzo anniversario della morte di Suor Lucia, il Cardinale José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione per la Causa dei Santi, rese pubblico il decreto del Vaticano per l’apertura del processo di beatificazione.
Lucia dos Santos scriverà al Vescovo di Leiria-Fatima, il quale le ordinò di scrivere tutto ciò che ricordava: «Ho obbedito sempre. E l’obbedienza non ha pena, né castigo. Prima, ho obbedito alle ispirazioni intime dello Spirito Santo; poi, agli ordini di quelli che mi parlavano in suo nome. Fu proprio questo il primo ordine e consiglio che, per mezzo di V. Ecc., il buon Dio volle darmi. Contenta e felice, io ricordavo le parole dei tempi passati, del venerando parroco di Torres Novas: “Il segreto della figlia del Re sta tutto nel suo intimo”. E cominciando a penetrarne il senso, dicevo: “Il mio segreto è per me”. Adesso non dico più così. Immolata sull’altare dell’obbedienza, dico: “Il mio segreto appartiene a Dio. L’ho deposto nelle Sue mani; ne faccia quel che più Gli piacerà”» (Quarta Memoria di Lucia dos Santos, in A.M. Martins S.j., Documentos. Fátima, L.E. Rua Nossa Senhora de Fátima, Porto 1976, p. 315).
Nelle quattro Memorie l’autrice è certa di scrivere sotto l’assistenza dello Spirito Santo: ricorderà tutto, minuziosamente, e non nasconderà nulla; soltanto la terza sezione del Segreto venne scritta a parte per essere destinata esclusivamente al Sommo Pontefice: al Vicario di Cristo la responsabilità di sapere e di agire di conseguenza. Quando suor Lucia scriverà la quarta ed ultima Memoria, rivelando tutto quanto sapeva e aveva vissuto negli anni dell’infanzia, si sentirà disidratata e svenata, si paragonerà ad uno scheletro, idoneo per il Museo Nazionale «per ricordare ai visitatori la miseria e il niente di tutto quel che passa. Così spogliata, resterò nel Museo del Mondo ricordando a quelli che passano, non la miseria e il niente, ma la grandezza delle Misericordie Divine» (Quarta Memoria, cit., p. 395).
La responsabilità più grande di tutto l’affaire Fatima cadde proprio ed esclusivamente sulle sue spalle. Lei ebbe il ruolo più articolato e più difficile, sia durante gli accadimenti, sia in seguito. Sola ad aver avuto l’onore e l’onere di colloquiare con la Madonna, ella fu anche la principale imputata negli interrogatori: aveva il compito di rispondere ai membri del clero, alle ostilissime autorità massoniche civili e alle persone che a lei formulavano continuamente e ossessivamente domande. Francesco rispondeva poco, anche perché a lui non era stata data la concessione di udire le parole di Nostra Signora di Fatima; mentre Giacinta (che non aveva la facoltà di parlare con la Madonna), la più piccina dei tre, molte volte, per timore di dire ciò che non avrebbe dovuto, preferiva stare in silenzio e guardare a terra.
Il Signore scelse tre umili pastorelli per avvisare il mondo e allertare la Chiesa. La Madonna apparve a degli innocenti, unicamente votate a Dio, che opera meraviglie attraverso i semplici, come attesta san Paolo:
«Sta scritto infatti: Distruggerò la sapienza dei sapienti e annullerò l’intelligenza degli intelligenti. Dov’è il sapiente? Dov’è il dotto? Dove mai il sottile ragionatore di questo mondo? Non ha forse Dio dimostrato stolta la sapienza di questo mondo? Poiché, infatti, nel disegno sapiente di Dio il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. […] ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini. […] Ed è per lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione, perché, come sta scritto: Chi si vanta si vanti nel Signore» (1 Cor 1, 17-31).
Il 13 maggio 1917, la Bianca Signora chiese a Lucia di recarsi alla Cova da Iria per sei mesi consecutivi, aggiungendo «poi ritornerò ancora qui una settima volta». Questa promessa è rimasta un mistero. Affermò Benedetto XVI proprio a Fatima il 13 maggio 2010: «Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa […] Possano questi sette anni che ci separano dal centenario delle Apparizioni affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinità».
La fenomenologia di Fatima si può dividere in tre cicli: angelico, mariano, del Cuore Immacolato. Il primo comprende tre apparizioni di un Angelo, avvenute fra l’aprile e l’ottobre del 1916, che si mostrò ai tre bambini, due volte alla Loca do Cabeço e una volta vicino al pozzo nell’orto della casa paterna ad Aljustrel. L’Angelo invitò i pastorelli alla preghiera e alla penitenza per la conversione dei peccatori e per l’aiuto al Papa.
Il ciclo mariano comprende le sei apparizioni avvenute alla Cova da Iria, dal 13 maggio al 13 ottobre 1917. Il 13 luglio i tre bambini ebbero la terrificante visione dell’inferno, con fuoco, dannati e diavoli, a dimostrazione della punizione meritata dalle anime persistenti nel peccato. Il ciclo si concluse con il miracolo del sole danzante, che parve, alle migliaia di persone presenti, precipitare sulla terra.
Il ciclo del Cuore Immacolato iniziò successivamente alle apparizioni e Lucia ne fu la sola destinataria. Il 10 dicembre 1925 la Madonna le apparve nella sua cella, con a fianco il Bambino Gesù. Le disse: «Guarda figlia mia, il mio Cuore circondato di spine, che gli uomini ingrati in ogni momento mi configgono con bestemmie ed ingratitudini. Almeno tu vedi di consolarmi, e dì che tutti coloro che per cinque mesi, il primo sabato, si confesseranno, ricevendo la santa Comunione, reciteranno un rosario e mi faranno compagnia per 15 minuti, meditando i quindici misteri del Rosario con l’intenzione di alleviare la mia pena, Io prometto di assisterli nell’ora della morte con tutte le grazie necessarie per la salvezza di queste anime».
Suor Lucia continuò ad avere esperienze mistiche e messaggi interiori negli anni successivi, tutti aventi come scopo la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria. Scrisse lettere su lettere al suo direttore spirituale, padre Gonçalves, spronandolo a far realizzare questa consacrazione considerata tardiva. Nel 1941 stilò ciò che riguardava due delle tre parti del «Segreto» e che comprendevano: la visione dell’inferno, la devozione al Cuore Immacolato, la Seconda Guerra Mondiale, la previsione dei danni arrecati all’umanità dalla defezione dalla fede cristiana da parte della Russia sovietica e atea. La terza parte rimase nel cuore di Lucia, che solo il 3 gennaio 1944 la registrò in una lettera indirizzata al Vescovo di Leiria, Monsignor José de Silva. Il documento segreto fu portato a Lisbona e da lì, tramite la Nunziatura Apostolica in Portogallo, venne consegnato a Giovanni XXIII, il quale dopo averlo letto lo fece sigillare e depositare negli Archivi Segreti Vaticani, del quale presero conoscenza i successivi Pontefici.
A dieci anni dalla scomparsa di suor Lucia dos Santos e a due anni dalle celebrazioni del prossimo centenario delle apparizioni di Fatima, ancora siamo in attesa di conoscere tutta le verità che la Madonna rivelò nella terra dove «si conserverà sempre il dogma della Fede», come la Signora di bianco vestita annunciò. Ma cosa avverrà altrove?
Cristina Siccardi
Fonte: Il Timone, maggio 2015
