In Profili di Santi, padre Cornelio Fabro discorre della bellezza e del dramma insieme della vita terrena di alcune figure di Santi, consapevole del fatto che le loro sofferenze siano il trionfo con Cristo sul peccato e sul male. Affrontò questo lavoro «per attingere qualche bagliore di verità e una goccia di gioia per non disperare della propria miseria».
Talvolta è necessario leggere pagine di grandi pensatori, di grandi scrittori, di grandi apologeti per avvicinarsi con spirito corretto alla vita dei Santi, le esistenze più realizzate in assoluto, perché dirette allo scopo essenziale del vivere: dare Gloria a Dio, compiere la Sua volontà, essere al Suo servizio, rendersi a Lui graditi e amabili, donandoGlianime, strappandole quindi dal demonio e dall’Inferno.
Conforto, esempio e sprone
LeggereProfili di Santi (Editrice del Verbo Incarnato, Segni-RM 2008) di Padre Cornelio Fabro è come leggere il libro di Ernest Hello, Fisionomie di Santi (Fògola, Torino 1977): si entra nei giardini della Trinità e di Maria Santissima, popolati, oltre che dagli angeli, anche da creature che hanno compreso l’autentico significato della vita. Con discrezione e riserbo, in punta di piedi, il sacerdote stimmatino, divenuto uno dei più importanti filosofi italiani del XX secolo, si accosta in questo volume (raccolta degli scritti commemorativi della rivista vaticana «Ecclesia») ad alcune figure di Santi, che l’autore dipinge in toni mirabili, con quella delicatezza e quel tatto che provengono solo ed esclusivamente da un sentire profondamente cattolico. Fabro discorre della bellezza e del dramma insieme della loro vita terrena, consapevole del fatto che le loro sofferenze sono il trionfo con Cristo sul peccato e sul male. E si appresta a questo lavoro «per attingere qualche bagliore di verità e una goccia di gioia per non disperare della propria miseria», perché la vita dei santi è l’aiuto ed il conforto, l’esempio e lo sprone, il palpitare benedetto delle membra di Cristo, il sale della terra.
San Tommaso d’Aquino
Parlare, leggere, sentire le vite dei Santi è immergere l’anima nelle aiuole della Città di Dio, da cui raccogliere sostegno, balsamo, stimolo, incitamento. L’importante è che chi ne tratta lo faccia con il tocco che si conviene, così come avviene per i ritratti dei santi, opera dei pittori o degli scultori: la bravura sta nel realizzare con il pennello o con lo scalpello l’oggettivo profilo e non la propria idea. Ecco che Padre Fabro sa cogliere nel vivo e con sapienza proprio le peculiarità di ogni santo che prende in considerazione, senza ideologie o fuorvianti interpretazioni. Così facendo la sinfonia dei tesori cattolici diffonde le sue note: «[…] in San Tommaso i sublimi pensieri stanno in una pace fuori dal tempo, al di sopra di ogni soggettività e situazione personale. Laverità in sé, la parola di Dio nella sua inesauribile pienezza qui parla, e il teologo la sorveglia in rispettosa tranquillità. Perché San Tommaso è tempra di mistico e di ricercatore ad un tempo: il suo simbolo è un sole raggiante che come rubino gli splende sul petto. Lucentissima chiarezza di pensiero e infuocata esperienza mistica son cresciute in lui in una intima organica unicità, si congiungono in un unico tratto della sua natura» (pp. 10-11).
Santa Gemma Galgani
Talvolta aimistici che vivono nell’immediato il loro interscambio spirituale e fisico con le realtà celesti è dato di familiarizzare con esse. Perciò, se un san Tommaso d’Aquino era un mistico che comprendeva da vicino le dinamiche metafisiche e soprannaturali senza tuttavia esserne implicato, una santa Gemma Galgani viveva,invece, proprio sulla sua carne i patimenti di Cristo, volendo conformarsi a Lui per amor Suo e per la redenzione dei peccatori, fino all’annientamento di sé, come spiega l’introspettivo Padre Fabro, che ha saputo osservare i segreti mirabili dei Santi: «La profusione del soprannaturale nella sua vita rasenta quasi i limiti dell’inverosimile e rende più acuto per noi il problema della possibilità umana per l’esperienza delle divine cose. Per Gemma l’Angelo Custode, il Salvatore, San Gabriele dell’Addolorata, la Vergine, sono i confidenti, i compagni ed i consiglieri abituali: essa ne accoglie i consigli e le tenerezze, può rivolgere loro la parola sul piano di una vita celestiale che le sembra nell’ordine delle cose. I fenomeni mistici più rari del discernimento degli spiriti, specialmente della partecipazione diretta e fisica ai dolori della Passione di Cristo, formano quasi l’unica trama reale della vita ch’è tutta un’implorazione e accettazione del potere per la salvezza dei peccatori» (pp. 54-55).
San Pio X
Colpisce il modo di catturare i lineamenti dei Santi e delle Sante di Dio di queste pagine così vivide e lucenti, prive di orpelli, ma dense di essenzialità. Con sincera disamina l’autore non ha timori né clericali, né intellettuali nell’approcciarsi ad una scomoda figura petrina della Chiesa contemporanea: San Pio X. Dopo aver fatto memoria dell’umiltà, della generosità, della carità di Papa Sarto, il filosofo friulano spiega con sincerità: «[…] da tutta la persona di Pio X si sprigionava un arcano senso di grandezza che non poneva, però, fittizie barriere di distanza. La vasta opera di riforma della Chiesa ne è il testimone e pone il suo Pontificato, per la difficoltà dei tempi, l’urgenza dei rimedi, la generosità delle imprese e la fortezza d’animo nel portarle a termine, accanto e nella luce di quello di S. Pio V che salvò la fede dell’Occidente cristiano dall’islamismo: Pio X salvò la Chiesa dalla congiura di tutte le eresie della cultura moderna, della politica, dell’economia, delle scienze storiche e positive, della filosofia, della teologia nuova calata d’oltr’alpe» (p. 63).
Nonostante gli sforzi di San Pio V prima e di San Pio X dopo, la Fede è nuovamente in pericolo a causa sia dell’Islam che della congiura di tutte le eresie moderne: possano i Santi intercedere per questa misera umanità europea, «popolo di dura cervice» (Es 33, 5), che ha tradito le sue radici cristiane.
Cristina Siccardi
Fonte: Radici Cristiane n. 125 – Giugno 2017
