«Improvvisa, irresistibile, sicurissima», così definì la chiamata alla consacrazione sacerdotale sant’Annibale Maria Di Francia che giunse quando era diciottenne e mentre era in adorazione davanti all’Eucaristia. Di lui recita il Martirologio romano: «A Messina sant’Annibale Maria di Francia, sacerdote, che fondò le Congregazioni dei rogazionisti del Cuore di Gesù e delle figlie del Divino Zelo per pregare il Signore di rendere la sua chiesa feconda di santi sacerdoti; si adoperò con particolare dedizione per gli orfani distendendo a tutti i poveri le mani misericordiose di Dio».
Originario di Messina, dove era nato il 5 luglio 1851, da una famiglia della nobiltà contadina, era terzo dei quattro figli del cavaliere Francesco dei marchesi di Santa Caterina dello Ionio, vice console pontificio e capitano onorario della Marina reale borbonica, e dalla nobildonna Anna Toscano dei marchesi di Montanaro, figlia del commissario Guglielmo e di donna Matilde dei Marchesi di Montanaro e sorella di Don Giuseppe Toscano, sacerdote, giornalista e direttore del giornale «La Parola Cattolica». Il cavaliere Francesco aveva un fratello, Raffaele, monaco cistercense professore di lettere e filosofia al Collegio dei gentiluomini, e una sorella, Luisa, moglie del patriota e storico messinese Giuseppe La Farina. A tutti i quattro figli (Giovanni, Caterina, Annibale, Francesco) venne dato il nome di Maria, oltre a quello prescelto e la Madonna accompagnerà, passo dopo passo, la strada che percorrerà Annibale.
A causa dell’entrata in Messina di Garibaldi, i Di Francia sono costretti a fuggire a Napoli. Successivamente torneranno a Messina, dove Annibale potrà proseguire brillantemente gli studi. L’8 dicembre 1869, giorno dell’Immacolata,riceve la vestizione nella chiesa di Maria Immacolata. Fra il 1872 ed il 1873 riceve gli ordini minori, il suddiaconato e il diaconato. Il 16 marzo 1878, a 27 anni, è ordinato sacerdote nella chiesa dello Spirito Santo.
Un giorno incontra un mendicante che gli fa scoprire le cosiddette «Case Mignuni» (Case Avignone), un quartiere misero e squallido, dove costumi e anime si abbruttiscono, tanto che questa viene considerata una «terra maledetta». Divenuto sacerdote, Don Annibale chiede di poter essere stabilito proprio in questo luogo e, una volta ottenuto il permesso, vi prende dimoraper divenire pastore di questa misera gente. Con una carità senza misura, prende a cuore l’educazione dell’infanzia e della gioventù, sia maschile che femminile, fondando gli Orfanotrofi Antoniani per promuovere la civiltà cristiana. Tali istituti si trasformeranno a poco a poco in laboratori di arti e mestieri, collegi, centri di formazione professionale, colonie agricole e scuole di ogni ordine e grado. Non fu un facile impegno, tutt’altro; ricevette incomprensioni, ostilità, minacce, ma ogni ostacolo superò con l’aiuto della Madonna, al fine di realizzare quella che definiva«doppia carità:l’evangelizzazione e il soccorso dei poveri».
Sacerdote zelante, poeta prolifico, giornalista battagliero, predicatore dalla parola subito comprensibile e convincente, Padre Annibale unì nella sua esistenza azione-contemplazione, coltivando e predicando l’amore per Dio, per l’Eucaristia, per la Vergine Maria, per i Santi e la Chiesa.
A causa delle problematiche insorte all’interno del gruppo dell’Opera femminile, Padre Annibale incontrò a Galatina, nel Salento, l’8 ed il 9 agosto 1897, MélanieCalvat (1831-1904),dove viveva la veggente francese, protagonista con Maximin Giraud(1835-1875) dell’apparizione della Madonna a La Salette il sabato pomeriggio del 19 settembre 1846, la prima delle grandi apparizioni mariane tra il XIX e il XX secolo, Lourdes (1858) e Fatima (1917). Maria Santissima affidò ai pastorelli un messaggio diretto all’intera umanità, da diffondere universalmente. Dopo essersi lamentata per le empietà e i peccati degli uomini, che comportano l’eterno allontanamento da Dio e quindi l’inferno, la Signora annunciò il perdono per coloro che sono disposti a convertirsi, successivamente comunicò a ciascuno un segreto.
Di Mélanie gli avevano parlato il Canonico Vincenzo De Angelis di Oria, confessore di Maria Palma Matarrelli dalla quale Mélanie si era recata ed il palermitano Beato Giacomo Gusmano (1834-1888). Padre Annibale l’aveva cercata con insistenza per chiederle di assumere la direzione delle Figlie del Divino Zelo minacciato di soppressione a causa di una serie di spiacevoli inconvenienti e di torbidi intrighi. Mélanieaccettò l’invito ed il 14 settembre 1897 si recò a Messina, prendendo con decisione le redini della delicata situazione. «Coraggio, la Superiora è una santa, essa parla con la Madonna: quindi siate contente di ubbidirle» diceva alle suore il fondatore. Le difficoltà e le incomprensioni vennero superate e la presenza di Mélanie risanò l’ambiente da beghe e scontenti. Passato poco più di un anno la veggente lasciò Messina rassicurando il Padre: «Je suis de vòtreCongrégation». Per ringraziare la Vergine Maria, Padre Annibale Maria il 2 agosto 1898 si recò in pellegrinaggio a La Salette. Quell’anno fu considerato l’effettivo inizio dell’Opera femminile grazie alle preghiere ed all’azione di Mélanie che il santo volle cofondatrice del suo Istituto.Dopo essere stata ancora in Francia e Italia, il 16 giugno 1904, Mélanie si ritirò in incognito ad Altamura (Bari), dove morì il 14 dicembre.
Nel 1918 il santo aprì una Casa delle Figlie del Divino Zelo ad Altamura e subito si adoperò affinché i resti mortali di Mélaniefossero traslati nella chiesa dell’Istituto (19 settembre 1918). Tentò anche di far aprire, ma invano, il processo diocesano per il riconoscimento delle sue virtù. «Nei miei istituti», affermava, «la memoria di Melania è santa e non smettiamo di ringraziare la bontà divina che, con un mezzo ammirabile, ce l’ha data per un anno[dal 1887 fino all’ottobre del 1898ndr] e che ce la ha lasciata in seguito per protettrice. Melania è una creatura nella quale l’Altissimo profuse singolarissime grazie, una creatura il cui nome risuonò in tutto il mondo, prediletta da Dio, ammirata dagli uomini. La Santa Chiesa la porrà sugli altari, circondata della luminosa aureola dei santi!».
La missione Antoniana ben presto superò i confini dello stretto, per creare istituti in tutto il mondo. Per realizzare i suoi progetti missionari, Padre Annibale fondò quindi due ordini religiosi: nel 1887 la Congregazione delle figlie del Divino Zelo e nel 1897 la Congregazione dei rogazionisti. I membri di queste congregazioni religiose, approvate canonicamente il 6 agosto 1926, si impegnarono a vivere il Rogate come quarto voto.
Nel 1909 Don Annibale Maria Di Francia, apostolo della preghiera per le vocazioni,scrisse a san Pio X (1835-1914):«Mi sono dedicato fin dalla mia prima giovinezza a quella santa Parola del Vangelo: Rogate ergo. Nei miei minimi Istituti di beneficenza si leva una preghiera incessante, quotidiana dagli orfani, dai poveri, dai sacerdoti, dalle sacre vergini, con cui si supplicano i Cuori Santissimi di Gesù e Maria, il Patriarca San Giuseppe e i Santi Apostoli perché vogliano provvedere abbondantemente la Santa Chiesa di sacerdoti eletti e santi, di evangelici operai della mistica messe delle anime».
Cristina Siccardi
Fonte: Radici Cristiane, aprile 2017
