
Papa Francesco è calato nel sepolcro fra gli osanna del quarto potere e della Gran Loggia d’Italia – Massoneria Universale di rito scozzese, nel cui comunicato stampa «Francesco il Papa degli ultimi», datato Roma 22 aprile 2025 e firmato da Luciano Romoli, si leggono, fra le altre, le seguenti sconcertanti parole: «In questo momento di lutto, la nostra Comunione intende rendere omaggio alla visione di Papa Francesco, la cui opera è connotata da una profonda risonanza con i principi della Massoneria: la centralità della persona, il rispetto per la dignità di ogni individuo, la costruzione di una comunità solidale, il perseguimento del bene comune. La sua enciclica Fratelli tutti rappresenta un manifesto. Libertà, Uguaglianza e Fratellanza è il triplice asset valoriale della Massoneria. Superare le divisioni, le ideologie, il pensiero unico per riconoscere la ricchezza delle differenze e costruire un’umanità unita nella diversità, questo voleva ardentemente Francesco, lo stesso disegno persegue la Gran Loggia d’Italia» (https://www.granloggia.it/francesco-il-papa-degli-ultimi/).
Fa impressione un testo simile, ma stiamo vivendo tempi drammatici e di grande prova per la Chiesa, che, nonostante, abbia avuto periodi di grandi eresie nel corso della sua Storia, certamente il tempo presente è fra quelli in cui è necessario un diretto intervento divino affinché possa uscire dallo strangolo delle tentazioni ideologiche connesse al mondo.
Tuttavia, allo stesso tempo, è straordinario vedere come Santa Madre Chiesa abbia dimostrato, ancora una volta, la sua potenza attrattiva: tutti i maggiori rappresentanti della governance occidentale erano presenti in piazza San Pietro per i funerali di papa Francesco (26 aprile) e quella storica fotografia, scattata proprio all’interno di San Pietro, con Donald Trump e Volodymyr Zelens’kyj seduti in maniera confidenziale, è qualcosa che soltanto in un contesto cattolico sarebbe potuto accadere. Dio scrive sulle righe storte, è una verità imprescindibile dell’intervento della Divina Provvidenza nella Storia. Dice il profeta Geremia: «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, e pone nella carne il suo sostegno, allontanando il suo cuore dal Signore. Sarà come un tamerisco nella steppa; non vedrà venire il bene, dimorerà in luoghi aridi nel deserto, in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere. Benedetto l’uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia. È come un albero piantato lungo un corso d’acqua, verso la corrente stende le radici; non teme quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi, nell’anno della siccità non si dà pena, non smette di produrre frutti» (Ger 17, 5-8).
Francesco ha scelto come sua sepoltura la Basilica di Santa Maria Maggiore, nella quale sono inumati altri sette pontefici, fra cui San Pio V, il quale condivide con papa Bergoglio le origini piemontesi, l’uno a Bosco Marengo, in provincia di Alessandria, e l’altro a Portacomaro, in provincia di Asti. Come da Pontefice ha scelto di vivere a Casa Santa Marta, fuori dal Palazzo apostolico, residenza papale dal 1870 (prima era il Palazzo del Quirinale), così ha preferito riposare fuori dal Vaticano e precisamente là dove si trova l’effige della Madonna a cui era molto devoto, la Salus Populi Romani. La tradizione cristiana attribuisce l’immagine a san Luca Evangelista, patrono dei pittori. L’icona è particolarmente cara alla pietà popolare e molto legata all’identità cristiana di Roma e dei suoi pontefici.
Il noto storico cardinale e oratoriano Cesare Baronio (1538-1607) spiega che la Salus Populi Romani venne portata per tre giorni in processione per le vie di Roma, dinanzi alla quale papa Gregorio I, che governò la Chiesa dal 590 al 604, sostò in preghiera per impetrare la cessazione della pestilenza. Paolo V, che regnò dal 1605 al 1621, fece costruire la monumentale Cappella Paolina, sontuoso scrigno per la Salus Populi Romani. Francesco, primo pontefice gesuita, ha sempre posto i suoi viaggi sotto la protezione della Salus, a cui era solito fare visita prima della partenza e dopo il ritorno. Tale culto fa parte della tradizione dei Gesuiti, che sin dall’origine della Compagnia di Gesù promossero questa devozione e distribuirono copie dell’icona in tutto il mondo, una tavola in legno di cedro (117 × 79 cm) che mostra la Madonna a mezza figura con Gesù Bambino in braccio.
In Santa Maria Maggiore, sul colle Esquilino, detta anche Basilica Liberiana (la sola in Roma ad aver conservato la primitiva struttura paleocristiana, arricchita nel corso dei secoli in stili diversi), sant’Ignazio di Loyola celebrò la sua prima Santa Messa nella cappella del Santissimo Sacramento, chiamata poi Cappella Sistina in onore di Sisto V, che la ricostruì. Era il giorno di Natale del 1538: ordinato l’anno precedente, aveva atteso a celebrarla, probabilmente perché sperava di poterlo fare a Betlemme, ecco, dunque, che scelse Santa Maria Maggiore poiché qui si conserva la reliquia della Mangiatoia dove venne deposto Gesù appena nato. Nelle pagine del suo Diario, il santo spagnolo racconta quell’evento: «Incominciai la Messa con molta devozione, calore e lacrime, e a volte non riuscivo più a parlare; nelle orazioni al Padre mi sembrava che Gesù gliele presentasse, o accompagnasse quelle che dicevo io, con un sentire e un vedere che non si può esprimere…».
La tomba di papa Francesco è semplice, creata con l’ardesia di Lavagna, pietra ligure delle cave che sormontano il golfo del Tigullio, la terra del nonno materno, Vincenzo Girolamo Sivori, partito alla volta di Buenos Aires, dove nascerà Jorge Mario Bergoglio, futuro erede della cattedra petrina (dal 13 marzo 2013 al 21 aprile 2025), che per dieci anni ha avuto un vicino di casa particolare, il «Papa emerito» Benedetto XVI, un fatto mai accaduto nelle vicende della Chiesa.
Sopra la tomba la sola iscrizione Franciscus e la riproduzione della sua croce pettorale. Preparata nel loculo della navata laterale fra la Cappella Paolina (Cappella della Salus Populi Romani) e la Cappella Sforza della Basilica liberiana, la tomba è situata nei pressi dell’Altare di San Francesco.

Luca Evangelista (attribuzione tradizionale), Salus Populi Romani, Basilica di Santa Maria Maggiore
Altri sette pontefici riposano nella chiesa edificata durante il pontificato di Liberio (352-366), poi ristrutturata da papa Sisto III (432-440), che la dedicò al culto della Madonna, la cui divina maternità era appena stata riconosciuta dal Concilio di Efeso (431). Precedentemente era dedicata alla fede nel Credo, proclamato dal primo Concilio di Nicea (325). Secondo la tradizione, la Madonna apparve in sogno a Liberio nella notte fra il 4 e il 5 agosto del 358, indicandogli di erigere una Basilica nel luogo in cui si sarebbe compiuto un miracolo: la mattina seguente, un’impensabile nevicata (in quella stagione!) imbiancò l’Esquilino e il Papa tracciò sulla neve il perimetro della nuova chiesa. Il 5 agosto di ogni anno, in ricordo di Nostra Signora della Neve, avviene la rievocazione del prodigio: durante la celebrazione della Santa Messa al mattino e al vespro della sera, scendono dal centro del magnifico soffitto a cassettoni (opera dell’architetto Giuliano da Sangallo), in corrispondenza della cripta della reliquia della Mangiatoia, una cascata… di petali bianchi.
Otto pontefici hanno scelto come loro ultima dimora terrena la Basilica della Madonna della Neve: Onorio III (pontificato: 1216-1227), Niccolò IV (1288-1292), Pio V (1566-1572), Sisto V (1585-1590), Clemente VIII (1592-1605), Paolo V (1605-1621), Clemente IX (1667-1669) ed ora Francesco. La maggior parte dei quali legati all’età della Controriforma, come lo fu lo stesso fondatore dell’Ordine della Compagnia di Gesù, a cui appartenne Bergoglio.
Dopo la morte di Innocenzo III (1198-1216), il Papa che riconobbe oralmente la Regola di san Francesco d’Assisi nel 1209, la terra italica versava in pessime condizioni, fra cui la minaccia dei tartari e la paura di uno scisma, per cui nel conclave si decise di accordarsi su un candidato di compromesso: la scelta cadde su Cencio di famiglia ad oggi ignota, il quale prese il nome di Onorio III. Il popolo romano fu molto soddisfatto della sua elezione nel 1216 poiché era un loro concittadino e grazie alla sua proverbiale bontà conquistò i cuori. Come il suo predecessore Innocenzo III si pose due macro obiettivi: la riconquista della Terra Santa con la quinta crociata e una riforma spirituale dell’intera Chiesa, minacciata dall’eresia albigese.
Onorio diede l’approvazione pontificia alla Regola di san Domenico il 22 dicembre 1216, con la bolla Religiosam vitam, e quella di san Francesco d’Assisi il 29 novembre 1223 con la bolla Solet annuere. Sempre nel 1216 istituì, su esplicita richiesta di san Francesco, la solennità del perdono d’Assisi. Inoltre diede diversi privilegi all’Università sia di Bologna che di Parigi e facilitò lo studio della teologia nelle diverse diocesi, insistendo con determinazione sulla buona formazione del clero.
Sulla tomba di Niccolò IV, il primo pontefice appartenente all’Ordine francescano, sta scritto: «Hic requiescit/Nicolaus PP Quartus/Filius Beati Francisci» (Qui riposa papa Nicolò IV, figlio di San Francesco). La sua ascesa in seno all’Ordine francescano fu rapida, grazie alle sue doti morali e alla preparazione dottrinale. Dapprima predicatore di chiara fama, divenne lettore, per poi conseguire il titolo di Magister theologiae nello studio di Perugia. Nel 1274 Girolamo succedette a Bonaventura da Bagnoregio nella carica di Ministro generale dell’Ordine. Secondo l’agiografia fu «un frate pio e amante della pace, senza altre ambizioni se non il bene della Chiesa». Venne eletto Papa nel 1288. In politica interna intraprese una via equidistante dalle varie fazioni romane e in politica estera raggiunse importanti successi che accrebbero l’autorità e il prestigio del papato. All’inizio del suo pontificato inviò una lettera a sovrani, vescovi e abati, indicando il programma della sua azione di governo con queste parole: «provvedere alla Chiesa e a un mondo gravemente turbato dalla moltiplicazione delle guerre, non differire di porre rimedio ai pericoli che minacciavano la Terra Santa, priva di ogni sostegno». Niccolò IV, che si dedicò con particolare zelo all’estirpazione dell’eresia, era fermamente convinto che per difendere efficacemente la Terra Santa, su cui gravava la minaccia islamica dei Mamelucchi, fosse necessario risolvere i contrasti fra le maggiori potenze cristiane.
Il domenicano san Pio V operò per la riforma della Chiesa secondo i dettami del Concilio di Trento. Con san Carlo Borromeo, sant’Ignazio di Loyola, san Filippo Neri e san Francesco di Sales è considerato fra i giganti della risposta alla rivoluzione protestante. Durante il suo pontificato furono pubblicati il nuovo Messale romano, il Breviario, il Catechismo; furono intraprese le revisioni della Vulgata e del Corpus Iuris Canonici e fece ordine in campo liturgico. Fermo nel governo dello Stato Pontificio quanto nella politica estera, questo Vicario di Cristo fondò la sua azione sulla difesa del Cattolicesimo dall’eresia e sull’ampliamento dei diritti giurisdizionali della Chiesa; nel tentativo di favorire l’ascesa al trono inglese della cattolica Maria Stuarda, scomunicò Elisabetta I d’Inghilterra. La sua figura è legata alla costituzione della Lega Santa e alla vittoriosa Battaglia di Lepanto (1571) contro la violenta ingordigia militare islamica. Con la bolla Mirabilis Deus, l’11 aprile 1567 proclamò Tommaso d’Aquino dottore della Chiesa, imponendo a tutte le università lo studio della Summa Theologiae e promuovendo nel 1570 l’edizione dell’opera omnia del santo. Il 20 settembre 1568 dichiarò dottori della Chiesa: Basilio il Grande, Atanasio il Grande, Giovanni Crisostomo e Gregorio Nazianzieno. Fu beatificato nel 1672 da papa Clemente X e canonizzato il 22 maggio 1712 da papa Clemente XI. Pio V è l’unico Papa canonizzato in un arco di tempo di sei secoli, ovvero fra Celestino V e Pio X, proclamati santi rispettivamente nel 1313 e nel 1954.

Urna di San Pio V, Basilica di Santa Maria Maggiore
Il marchigiano Sisto V entrò a nove anni tra i Francescani, a 12 anni iniziò il noviziato e nel 1535 vestì l’abito, occupandosi di studi filosofici e teologici. Nel 1547 fu ordinato sacerdote e divenne predicatore di alto valore e molto abile nella dialettica. Stimato da san Filippo Neri e sant’Ignazio di Loyola, fece conoscenza anche con il cardinale Michele Ghislieri, prossimo papa Pio V, il quale divenne suo grande protettore e lo nominò vescovo della diocesi di Sant’Agata dei Goti, nonché vicario generale dei Frati conventuali, creandolo in seguito cardinale. Eletto Pontefice nel 1585, il suo governo fu in perfetta linea nell’attuazione del Concilio di Trento.
Come il suo predecessore, Gregorio XIII, tentò di ripristinare il cattolicesimo in Inghilterra, appoggiando il re di Spagna Filippo II con un finanziamento di un milione di scudi. Filippo II approntò un’armata navale e l’«Invincibile Armata» salpò a fine maggio del 1588, ma ebbe la meglio la marina inglese, che carpì la vittoria definitiva l’8 agosto 1588.
La carriera nella Curia romana di Ippolito Aldobrandini fu rapida e fu eletto Papa nel 1592, assumendo il nome di Clemente VIII dietro consiglio di san Filippo Neri, con il quale fu legato da grande amicizia. Anch’egli, quindi, come san Pio V e Sisto V fu Pontefice della Controriforma. Conferì al cardinale Roberto Bellarmino l’incarico di redigere un libro catechetico, di agile consultazione con i principi della dottrina cristiana, destinato ai parroci come sussidio per la l’attività pastorale. Nacquero così la Dottrina cristiana breve (1597) e la Dichiarazione più copiosa della dottrina cristiana (1598), testi che furono tradotti in diverse lingue e rimasero in uso fino al XIX secolo.
Clemente VIII proseguì la redazione di Sisto V di una nuova traduzione ufficiale della Bibbia in latino: ne uscì un’edizione detta Vulgata Sisto-Clementina o semplicemente Clementina, che divenne dal 1592 la versione ufficiale adottata dalla Chiesa cattolica di rito latino; nel 1979 le fu accostata la Nova Vulgata, tuttavia l’edizione classica è ancora oggi quella più utilizzata negli studi storici e filologici. Con la bolla Annus Domini placabilis annunciò il XII Giubileo, diede il suo appoggio a Torquato Tasso e fu sotto il suo pontificato che l’eretico Giordano Bruno venne condannato a morte, inoltre favorì la costituzione di un’alleanza di regnanti cristiani contro gli Ottomani.
A Paolo V, nato Camillo Borghese ed eletto Papa nel 1605, si devono numerose opere religiose ed urbane realizzate a Roma, ma quella più importante fu la nuova facciata della Basilica di San Pietro, affidando all’architetto Carlo Maderno la radicale modifica del progetto michelangiolesco. Mentre nella Basilica di Santa Maria Maggiore fece costruire la Cappella della Madonna, detta anche Borghese o Paolina.
Patrono di arti e scienze, fu mecenate dei pittori Guido Reni e Giovanni Baglione, dichiarando la sua profonda ammirazione anche per le opere di Caravaggio. Fu proprio Michelangelo Merisi a realizzare il suo ritratto più celebre, mentre Bernini scolpì un suo busto. Inoltre, fece riordinare i fondi archivistici della Biblioteca apostolica vaticana, costituendo il primo nucleo dell’Archivio segreto vaticano e nel 1608 approvò la fondazione a Milano della Biblioteca Ambrosiana da parte di Federico Borromeo.
Il breve pontificato di Clemente IX, iniziato nel 1667 e il cui motto pontificio fu «Aliis non sibi clemens», ossia «Clemente con gli altri, ma non con se stesso», è da ricordare in particolare per l’indizione del 4 febbraio 1669 del Giubileo straordinario per invocare l’aiuto di Dio contro i turchi, sempre pronti in quei tempi a invadere l’Europa e il 6 maggio 1669 proclamò un nuovo Giubileo straordinario per invocare l’aiuto di Dio in difesa della Repubblica di Ragusa contro gli stessi. Dal 1645 la Repubblica di Venezia era in guerra contro l’Impero ottomano, che conquistarono la Moravia e la Slesia, deportando e rivendendo come schiavi almeno 80.000 cristiani.
Uomo di profonda devozione, Clemente IX visse la sua missione pontificale con il massimo zelo: quotidianamente si recava nella Basilica di San Pietro per celebrare la Santa Messa e ogni giorno ospitava alla sua tavola dodici poveri. Sovente visitava i malati dell’Ospedale di San Giovanni e due volte l’anno si recava al convento domenicano di Santa Sabina per praticare gli esercizi spirituali.
Una cosa è certa, il gran Maestro della Gran Loggia d’Italia non dev’essere per niente soddisfatto dei vicini di sepoltura di papa Francesco, mentre per chi ha fede è una grande consolazione ed una grande speranza sapere che Santa Madre Chiesa non verrà mai annientata perché tra le sue fila Cristo, il Capo della Chiesa, al momento opportuno suscita chi la difende.
