Scriptorium
Recensioni – rubrica quindicinale di Cristina Siccardi
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Il Regno Unito si è liberato dalla UE. Nei libri consigliati dal Parlamento Europeo appare chiaro il contributo dei democristiani e degli altri “padri fondatori” alla costruzione dell’Unione Europea massonica, sinarchica e secolarizzante.
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Il 23 giugno 2016 la Gran Bretagna ha incrinato l’Unione europea: una data storica, dalla quale scenderanno molte conseguenze. La prima fra tutte è quella che l’Unione in Europa non può essere imposta tirannicamente perché ogni nazione di questo continente ha una chiara identità di storia, di cultura, di lingua e di moneta, le quali discendono, inevitabilmente, da identità filosofiche e religiose millenarie e tali identità non possono essere cancellate. Gli immanenti eurocrati si sono dimenticati che l’Europa ha un’anima, il Cristianesimo, che ha modellato ogni sua nazione.
Interessante notare come nell’elenco dei 100 libri consigliati dal Parlamento europeo compare Alcide De Gasperi, con il testo La nostra patria Europa. Si tratta di un discorso che egli pronunciò a Parigi il 21 aprile 1954 (in “Alcide De Gasperi e la politica internazionale”, Roma, Cinque Lune, 1990, Vol. III, pp. 437-440), nel quale si evince la tensione utopica al raggiungimento di un’unica casa per l’Europa. L’eurocentrismo degasperiano è basato sull’aspirazione di pace fra i popoli, una concordia che dovrebbe derivare dall’economia condivisa, concordia per la quale si è disposti a servirsi dapprima di un vago sentimento cristiano, per poi incanalarlo nelle contingenti necessità di tipo personalistico, rinunciando esplicitamente alla confessione pubblica della fede cristiana:
«Dopo aver parlato al Congresso dell’Aia nell’ottobre scorso davanti ai rappresentanti dei paesi che si sono voluti chiamare la “Piccola Europa”, sono felice di poter ora levare lo sguardo verso più vasti orizzonti e di salutare qui i parlamentari di un’Europa formata dalla maggior parte dei paesi che si improntano alla sua civiltà e alla sua storia. Proprio in questa sala, io sono stato citato a comparire or non sono molti anni, per ascoltare le sensazioni della guerra. Oggi, noi ci riuniamo in piena fiducia per adoperarci all’unione dei nostri popoli. Tutte le nazioni associate al Consiglio d’Europa sono rappresentate in questa Conferenza, nella quale vedo con soddisfazione la numerosa delegazione britannica…».
Alcide De Gasperi parla del Cristianesimo come base comune dell’Europa, dal quale non si può prescindere, ma esso è preso in considerazione non per esaltare le comuni fondamenta sulle quali proseguire il cammino di valori etici condivisi, bensì per guardare al punto di partenza di una cultura cristiana comunque da superare e trasformare secondo le esigenze del nuovo umanesimo, ovvero quell’umanesimo personalistico che si è emancipato dal Cristianesimo, diventando, oggi, idolatra dei “diritti” individuali. Quelle parole sono molto esplicative:
«Se con Toynbee io affermo che all’origine di questa civiltà europea si trova il cristianesimo, non intendo con ciò introdurre alcun criterio confessionale esclusivo nell’apprezzamento della nostra storia. Soltanto voglio parlare del retaggio europeo comune, di quella morale unitaria che esalta la figura e la responsabilità della persona umana col suo fermento di fraternità evangelica, col suo culto del diritto ereditato degli antichi, col suo culto della bellezza affinatesi attraverso i secoli, con la sua volontà di verità e di giustizia acuita da un’esperienza millenaria.
È vero che queste forze spirituali rimarrebbero inerti negli archivi e nei musei se l’idea cessasse di incarnarsi nella realtà viva di una libera democrazia che, ricorrendo alla ragione e all’esperienza, si dedichi alla ricerca della giustizia sociale; è vero anche che la macchina democratica e l’organizzazione spirituale e culturale girerebbero a vuoto se la struttura politica non aprisse le sue porte ai rappresentanti degli interessi generali e in primo luogo a quelli del lavoro.
Dunque, nessuna delle tendenze che prevalgono nell’una o l’altra zona della nostra civiltà può pretendere di trasformarsi da sola in idea dominante ed unica dell’architettura e della vitalità della nuova Europa», ma le tendenze opposte (in primis quelle derivanti dalle forze comuniste), proponeva lo statista italiano, avrebbero potuto contribuire a creare «il libero e progressivo sviluppo» in base al quale decidere di edificare la «casa comune».
Nell’intervento di Giulio Andreotti, Unione europea: un personaggio in cerca d’autore (Istituto universitario europeo, Firenze 23 novembre 1985-Ottava conferenza Jean Monnet), anch’esso presente nei 100 studi consigliati dal Parlamento europeo, si comprende quanta parte i democristiani ebbero nella costruzione dell’attuale concetto di Europa. Nell’introduzione del trattato il Presidente dell’Istituto universitario europeo, Werner Maihofer, disse:
«L’omaggio che ogni anno rendiamo, con questa conferenza, a Jean Monnet è un omaggio che si rivolge altresì a personalità le quali, da una quarantina d’anni, consacrano la loro vita a realizzare un’Europa unita seguendo l’esempio di Jean Monnet. Fra queste personalità di vocazione e di merito europeo, abbiamo il privilegio di salutare oggi come nostro invitato d’onore Giulio Andreotti, ministro degli esteri del governo italiano […] vorrei soprattutto ricordare in due parole l’azione europea dell’on. Andreotti che, sin dall’inizio della sua attività, si è costantemente adoperato alla realizzazione dell’Europa unita. Non dimentichiamo certo il ruolo che egli ha svolto come presidente in carica del Consiglio dei ministri delle Comunità europee nel corso dei negoziati per l’adesione del Portogallo e della Spagna. L’Italia, in quel momento storico, avrebbe avuto tutti i motivi per bloccare, o almeno paralizzare, l’ingresso della Spagna e del Portogallo nelle Comunità europee. Per converso l’Italia, sotto l’impulso dell’on. Andreotti, ha fornito un esempio, un modello di spirito europeo che meriterebbe di essere seguito anche da altri in futuro: per la realizzazione del mercato interno, per la trasformazione del sistema monetario, ecc. Soprattutto è suo merito personale se l’Italia oggi si trova all’avanguardia dell’Europa, non soltanto per azione di Altiero Spinelli e dei suoi colleghi del Parlamento europeo, ma anche grazie a lei e ai suoi colleghi membri dei governi europei. Se la fortuna continuerà ad assisterla, ella potrà avvalersi di un’occasione storica per guadagnarsi — fra tanti uomini politici indecisi e troppo prudenti, troppo limitati dalle loro prospettive e dai pregiudizi nazionali — il rango e il nome di uno dei grandi architetti di quell’Europa unita che sta nascendo, rinascendo. È evidente che nello stesso spirito europeo ella ha impegnato tutta la sua influenza per far nascere e crescere questa prima università europea, che oggi la riceve e la onora. E di questo le siamo grati!».
Grazie a De Gasperi, ad Andreotti, a Jean Monnet, che vedeva nell’America l’«arsenale delle democrazie», al comunista Altiero Spinelli, si sono poste le basi edilizie di Bruxelles, della Banca Centrale Europea, degli eurocrati, dell’asse Merkel-Hollande, con il loro paggio Renzi.
In quell’intervento del 1985 Andreotti dichiarò:
«[…] noi, eredi di De Gasperi, abbiamo oggi, davanti alla storia, una responsabilità enorme: quella di non lasciare che altri distorcano l’idea originaria di un’Europa intesa come patria comune e come scelta di civiltà». Ma quale civiltà? I Padri fondatori dell’Unione massonica, sinarchica e secolarizzante recisero le radici dell’Europa e così facendo hanno dato luogo ad un vero e proprio aborto di non civiltà, di cui sempre più nazioni europee, democraticamente, stanno prendendo coscienza.

