Scriptorium – Recensioni. Rubrica quindicinale

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Recensioni  –  rubrica quindicinale di Cristina Siccardi

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L’eresia antiliturgica e la riforma protestante – di Prosper Guéranger un libro di grande chiarezza riguardo all’odio luterano contro la Chiesa Una Santa Cattolica Apostolica

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zeresiaantiliturgicaIl Papa pare compiacersi di provocare e dare scandalo, nelle piccole come nelle grandi scelte, e non solo ai fedeli rimasti cattolici, ma anche alle persone religiosamente tiepide, come si evince ascoltando le conversazioni che nascono spontaneamente, per esempio, sui mezzi pubblici, nei negozi o nei turbolenti blog del Web. In ordine di tempo l’ultimo shock è arrivato il 17 ottobre scorso, nel 99° anniversario dell’ultima apparizione della Madonna a Fatima, quando avvenne il miracolo del Sole. Quel giorno, ricevendo nell’Aula delle Udienze Paolo VI i luterani di Magdeburgo (Germania), è stata intronata, a poca distanza dalla poltrona del Pontefice, una statua di Martin Lutero. Su di essa è stata posta una sciarpa gialla con la scritta «Con Lutero dal Papa», mentre il Papa ha messo al collo la stessa sciarpa legata ad un’altra di colore azzurro. Poi Francesco ha ricevuto in dono le 95 tesi di Lutero e la Carta ecumenica, tutto contenuto in un gigante volume in edizione di prestigio. Francesco sa che Lutero aveva scritto: «Pestis eram vivus, moriens tua mors ero, papa», ovvero «Vivo, ero per te la peste, o papa! Morto sarò la tua morte»? (Audin, Storia della vita, delle opere e delle dottrine di Martino Lutero, vol. II, Tipografia e Libreria Pirotta e C., Milano 1842, p. 251). Il Papa pare non preoccuparsi di ciò che scrisse, disse, fece Lutero, infatti, come riporta il quotidiano on-line Riforma.it, il Pontefice ha detto:

«Forse i metodi erano sbagliati. Ma la Chiesa non era modello da imitare: c’erano corruzione, mondanità, lotte di potere. Lui (Lutero, ndr) ha contestato. E ha fatto un passo avanti per criticarla. Poi si è trovato che non era più solo […] Dobbiamo metterci nella storia di allora, non facile da capire. Oggi cerchiamo di riprendere la strada per ritrovarci dopo 500 anni. Pregare insieme, lavorare insieme per i poveri. Ma questo non basta. Il giorno dell’unità piena, dice qualcuno, sarà il giorno dopo la venuta del Figlio dell’Uomo. Intanto dobbiamo pregare, dialogare e lavorare insieme per tante cose come combattere contro lo sfruttamento delle persone. Sul piano teologico, infine, con i luterani siamo d’accordo sul tema della Giustificazione. Il documento congiunto su questo tema è uno dei più chiari […]»  (http://www.riforma.it/it/articolo/2016/06/27/francesco-le-intenzioni-di-lutero-non-erano-sbagliate ).

Nel rispondere a queste affermazioni Paolo Ricca (pastore e docente di Storia della Chiesa alla Facoltà valdese di teologia) ha apostrofato il Papa asserendo che una delle sue affermazioni non «non corrisponde alla realtà» in quanto la «“chiesa non era esemplare, corruzione, mondanità, lotta di potere”, certo c’era anche questo ma non è il punto e non è mai stato questo. Il punto vero su cui ha fatto perno la Riforma protestante non era un problema morale ma teologico. Se non si capisce questo si fraintende fatalmente la Riforma in quanto tale» (Ibidem).

Con il Concilio Vaticano II la Chiesa è diventata talmente dialogante da perdere il senno… si è smarrita come un’orfana e parla con un unico obiettivo: siamo nell’età pluralista e ciascuno, compreso il Pontefice, si sente autorizzato di dire ciò che gli passa per la mente, nel tentativo di raggiungere una pace universale senza sofferenza e senza Croce, unico mezzo di redenzione, senza la quale non può esistere misericordia e salvezza.

Ha un senso tutto questo dolore inferto con tanta leggerezza? Probabilmente è risultato di ciò che sentenziava il grande eresiarca di Eisleben: «Il cristiano è un libero signore sopra ogni cosa e non è soggetto a nessuno. Il cristiano è un servo volenteroso in ogni cosa ed è soggetto ad ognuno» (in M. Lutero, La libertà del cristiano. Lettera a Leone X, Claudiana, Torino 2008). Il liberalismo illuminista ha la sua struttura teologica proprio in questo principio. Oggi, nell’era della grande apostasia e del gozzoviglio babilonico, viene omaggiato, sul trono del liberalismo, colui che ebbe spietati, volgari, crudeli, rozzi, infidi pensieri e parole e azioni contro la Chiesa e il Papa. Fu proprio Lutero ad inaugurare un nuovo modo di vivere il Cristianesimo, rompendo l’unità dei cristiani di Occidente e azionando il motore di frammentazione soggettiva del sentire religioso, senza più l’intromissione della Chiesa.

Perché mai, allora, Cristo avrebbe dovuto fondare la Chiesa? E perché mai Dio avrebbe permesso di perseguitarla nei suoi membri fino al martirio? Semplici domande, ma alle quali l’attuale Chiesa non risponde, perché troppo intenta a dialogare con coloro che l’hanno combattuta e perseguitata, e come si continua a fare, con i sistemi subdoli, ipocriti e assai efficaci della contemporaneità. Marco Pannella docet.

Senza dubbio tutti i protestanti hanno sempre avuto orrore nella romanità della Chiesa, vivendo e seminando un vero e proprio violento razzismo antipapale, antiliturgico, antiecclesiastico, insomma, antiromano: è sempre stato il comune denominatore di valdesi, luterani, anglicani, metodisti, metodisti…

È utile leggere, nel volumetto “L’eresia antiliturgica e la riforma protestante”, ciò che scrisse Prosper Guéranger  (Amicizia Cristiana, Chieti 2011, pp. 40-41) a riguardo dell’odio contro la Chiesa Romana Una Santa Cattolica e Apostolica. La potestà papale  doveva essere distrutta, colpo dopo colpo:

«Come era necessaria al Protestantesimo una regola per discernere tra le istituzioni papiste quelle che potevano essere più ostili al suo principio, esso ha dovuto scavare nelle fondamenta dell’edificio cattolico, e trovare la pietra fondamentale che lo sostiene tutto. Il suo istituto gli ha fatto coprire innanzi tutto il dogma inconciliabile con ogni innovazione: la potestà papale.

Quando Lutero scrisse sulla sua bandiera: odio verso Roma e le sue leggi, non faceva che proclamare ancora una volta il grande principio di tutte le branche della setta antiliturgica. Quindi ha dovuto abrogare in massa il culto e le cerimonie, come l’idolatria di Roma, la lingua latina, l’ufficio divino, il calendario, il breviario, tutte abominazioni della grande meretrice di Babilonia.

Il romano pontefice pesa sulla ragione con i suoi dogmi, pesa sui sensi con le sue pratiche rituali: bisogna dunque proclamare che i suoi dogmi non sono che bestemmia ed errore, e le sue osservazioni liturgiche soltanto un mezzo per fondare più fortemente un dominio usurpato e tirannico. È per questo motivo che, nelle sue litanie emancipate, la chiesa luterana continua a cantare ingenuamente: “Dal furore omicida, dalla calunnia, dalla rabbia e dalla ferocia del turco e del papa, liberaci o Signore”. […] Immaginate una qualunque innovazione, sia in materia di dogma sia in materia di disciplina, e vedete se è possibile realizzarla senza incorrere, volenti o nolenti, nella nota di “non romano”, o se volete, in quella di “poco romano”, se si manca di audacia. Resta da sapere quale pace potrà trovare un cattolico nella prima, o anche nella seconda di queste situazioni».

Soltanto la Verità portata da Gesù Cristo che volle la Chiesa e la fondò su San Pietro porta la reale libertà e la reale pace interiore, quella dell’anima. Lutero e tutti i protestanti sono antiromani e in questi tristi tempi anche il Papa è, incontestabilmente, un antiromano. Ha spiegato la teologa tedesca Margot Kässmann, ambasciatrice ufficiale della Chiesa evangelica in Germania (EKD) per il 500° della Riforma, durante la conferenza di apertura del Convegno internazionale cattolico-luterano organizzato a Roma dal Pontificio Ateneo Sant’Anselmo insieme alla EKD e tenutosi dal 4 al 6 maggio scorso:

«Sarà un Lutero globale ed ecumenico quello che nel 2017 emergerà dalle celebrazioni del Cinquecentenario della Riforma. Le celebrazioni del 2017 metteranno in evidenza “la dimensione globale della Riforma”, e il suo significato in “un’epoca di ecumenismo mondiale”». Nella sua prolusione, Kässmann ha esordito chiedendosi se davvero oggi c’è qualcosa da festeggiare riguardo a una storia che ha avuto pagine oscure: dal massacro dei contadini all’antisemitismo presente negli scritti di Lutero, ed è accusata di aver infranto l’unità della cristianità occidentale (non facendo alcun riferimento, invece, sugli abomini perpetrati nei confronti della Sacra Liturgia cattolica, dei dogmi, del Pontefice, dei sacerdoti, dei religiosi, delle religiose, della Madonna, dei Santi…). Questa la risposta: «la Riforma non è un evento confinato nel XVI secolo, ma un movimento che continua, va avanti ancora oggi”, secondo il motto della chiesa semper reformanda. L’accusa di aver provocato una spaccatura nell’unità del cristianesimo occidentale deve poi essere letta da un punto di vista storico e teologico. Da quello storico, il XVI secolo segna la crisi definitiva del modello universalistico medievale del binomio chiesa e impero, insostenibile nell’epoca della nascita degli stati nazionali. Da un punto di vista teologico, Lutero voleva riformare e non dividere la chiesa. Per questo non avrebbe senso un Cinquecentenario della Riforma che segnasse demarcazioni. Vogliamo invece viverlo in uno spirito che superi le divisioni confessionali e oltrepassi i confini nazionali e continentali».

L’ecumenismo è la parola magica del Protestantesimo, un percorso che ha avuto in Edimburgo 1910 il suo punto simbolico e fondativo. I Protestanti sono gli artefici della volontà ecumenica. Era, infatti, il 14 giugno 1910 quando si aprì nella capitale scozzese la prima Conferenza missionaria mondiale. Vi presero parte 1.200 delegati di numerose comunità protestanti. Nacque così, di fatto, il movimento ecumenico con il proposito di annunciare Cristo, mettendo da parte le secolari contrapposizioni teologiche e scoprendo le ragioni della sua unità nella testimonianza al mondo intero. L’iniziativa, quindi, fu tutta di matrice protestante e i cattolici e gli ortodossi non furono invitati all’evento. Ma l’eco delle domande e delle risposte della Conferenza arrivò con soddisfazione ai preparati e vulcanici modernisti. Fra gli obiettivi di Edimburgo vi era quello di evangelizzare il mondo intero nell’arco di una generazione grazie alle consistenti risorse economiche, alla forza della penetrazione politica dell’Occidente nelle aree da evangelizzare, alla diffusa convinzione che le religioni tradizionali dell’Africa e dell’Asia fossero sulla strada di un inarrestabile declino.

I primi risultati arrivarono dopo paziente e laboriosa semina dei Protestanti, semina alla quale parteciparono teologi e prelati modernisti. Nel 1948 si costituì il Consiglio ecumenico delle Chiese (Cec); nel 1961 al Movimento ecumenico aderirono formalmente gli Ortodossi; mentre il Vaticano seguì i lavori del Cec inviando propri osservatori. Erano gli anni del Concilio Vaticano II, che regalò ai Protestanti e ai modernisti (l’eresia modernista venne condannata da San Pio X nel 1907) il decreto Unitatis Redintegratio, dove si legge fra l’altro: «Siccome oggi, sotto il soffio della grazia dello Spirito Santo, in più parti del mondo con la preghiera, la parola e l’azione si fanno molti sforzi per avvicinarsi a quella pienezza di unità che Gesù Cristo vuole, questo santo Concilio esorta tutti i fedeli cattolici perché, riconoscendo i segni dei tempi, partecipino con slancio all’opera ecumenica», con slancio all’attuale coma profondo della Chiesa sotto lo sguardo compiaciuto della rossa statua di Lutero in Vaticano. Ma Cristo, Capo della Chiesa, non permetterà la sua eutanasia.

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L’eresia antiliturgica e la riforma protestante – di Prosper Guéranger – ed. Amicizia Cristiana (pag. 64, € 5,00)  –  per acquisti on line inviare una mail a info@riscossacristiana.it . Per le modalità di pagamento, clicca qui

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