A cent'anni dalla canonizzazione di Santa Rita

Il Giubileo dell’Anno del Signore 2000 coinciderà con il centenario della canonizzazione di santa Rita da Cascia. Era il 24 maggio del 1900 quando papa Leone XIII riconobbe solennemente la sua santità. Erano trascorsi ben quattro secoli dalla sua morte, ma il suo culto si era propagato in ogni dove, non per volontà della Chiesa, ma per uno strano percorso della Provvidenza la devozione per Rita da Cascia si è diffuso lungo i secoli fra il popolo di Dio in maniera impressionante, fino  ad oggi in tutti e cinque i continenti: basti pensare che in Siria troviamo chiese, dove si parla l’aramaico (la lingua di Gesù), nelle quali è presente l’effigie di santa Rita; così come in impensati villaggi del sud America o dell’Asia…

Fu proprio con la canonizzazione di Rita da Cascia che la beata Madre Teresa Fasce ebbe l’opportunità di conoscere questa monaca agostiniana vissuta fra il Trecento ed il Quattrocento. I padri agostiniani della sua parrocchia a Genova, le raccontarono quella vita tanto ricca d’amore quanto di sacrificio e lei ne rimase così affascinata da prefiggersi di raggiungere il monastero umbro dove era vissuta Rita.

Pochi santi della Chiesa di Roma godono della notorietà di santa Rita, tanto da considerarlo «un fenomeno religioso pressoché unico nella storia della cristianità». Occorre infatti precisare che i mezzi di comunicazione di massa sono sorti da ben pochi decenni, eppure la capillarità con la quale si è divulgata la devozione ritiana è stata impressionante: «per giustificare questa popolarità sono state scritte centinaia di biografie…», scrive Padre Miguel Angel Orcasitas, «La ricchezza di notizie e di scritti intorno a Rita, compresi quelli di carattere leggendario, non fanno che confermare la straordinaria popolarità di questa donna che condusse una vita di santità nella semplicità e nel sacrificio, anche se accompagnata da fenomeni mistici. Popolarità che si diffuse immediatamente dopo la sua morte per la straordinaria fama taumaturgica, registrata perfino in documenti notarili. Rita è una figura affascinante per moltissimi cristiani… sono molte le interpretazioni portate per spiegare questo fascino. Fondamentale motivo della diffusione della sua devozione è stata senza dubbio la fama dei miracoli. Molti cristiani sono ricorsi e ricorrono alla sua intercessione per ottenere grazie dal Signore. Ma credo che la sua devozione non avrebbe la sua diffusione e l’importanza che ha se Rita non incarnasse anzitutto un modello di identificazione».

Un’identificazione che viene dalle esperienze vissute da Rita lungo il suo percorso terreno: figlia, sposa, madre, vedova, monaca di clausura… e anche se ormai i più conoscono la sua vita, ricordiamo le tappe determinanti del suo cammino.

Nasce a Roccaporena, minuscolo paese della meravigliosa Umbria, nel 1381 e muore il 22 maggio 1457. Figlia unica di Antonio e Amata (chiamati all’epoca «pacieri di Cristo» nelle lotte politiche e familiari tra guelfi e ghibellini) viene battezzata con il nome di Margherita nella chiesa parrocchiale di Santa Maria della Plebe in Cascia. Ad appena 15 anni sposa Paolo di Ferdinando,un giovane di Roccaporena «ben disposto», come dicono i documenti, «ma risentito». Dall’unione nascono due figli, probabilmente gemelli. Un matrimonio difficile, alquanto sofferto, a causa delle prepotenze del consorte e poi l’immane tragedia: l’omicidio di Paolo. Rita perdonò gli assassini; mentre i figli, condizionati dalla mentalità e cultura violenta del tempo, volevano far vendetta. La loro mamma fu così forte che chiese a Dio di farli morire piuttosto che saperli assassini. Fu esaudita. Rimase sola, ma proseguì sulla strada della pace e, riconciliate le faide familiari, seguì la vocazione monacale, entrando nel monastero agostiniano di Santa Maddalena di Cascia, dove visse per 40 anni nel misticismo più puro. Volendo partecipare alla Passione di Cristo, per ben 15 anni portò sulla fronte la stigmata di «una delle spine» della corona del crocifisso, quale pegno d’amore di Gesù.

L’unico viaggio della vita di Rita fu a Roma. La nota biografica post mortem, scritta dalle sue consorelle, crea delle difficoltà storiche in quanto esse parlano di Giubileo, ma negli anni che vanno dal 1432, quando la santa ricevette la spina, al 1447, anno di morte, non ricorre alcun anno santo. Le monache si sono comunque recate, in qualità di pellegrine, sui santi luoghi e l’evento può essere stato così importante da essere da loro considerato un personale Giubileo di preghiera ed indulgenza.

Il piccolo gruppo di suore (quando Rita entrò nel convento di Santa Maria Maddalena non erano più di dieci), unito alla Madre badessa, si preparò al viaggio, un viaggio non certo facile: a piedi, attraverso le montagne con il carico delle provviste. Rita non sarebbe stata trasportabile a causa delle ferita purulenta e maleodorante della sua fronte stigmatizzata. Ma lei non si perse d’animo: fidando in Dio e sicura di essere aiutata, mandò a prendere dallo speziale un «unguento semplice» con il quale toccò la ferita e questa si richiuse miracolosamente (per poi riaprisi al suo ritorno in Cascia). E, insieme alle consorelle, raggiunse Roma per venerare le tombe dei santi Pietro e Paolo e i luoghi dei martiri cristiani.

Cristina Siccardi

 

Fonte: “Dalle api alle rose”

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