Il Rosario è la preghiera prediletta da Maria Santissima. In tutte le sue apparizioni, infatti, la Madonna ha sempre raccomandato gli uomini di pregare e pregare soprattutto con il Rosario. Non ha chiesto, né offerto nuove forme di orazione, bensì ha domandato e continua a domandare la recita del Rosario che da secoli la tradizione della Chiesa ci tramanda.
Nella recita della preghiera mariana per eccellenza, il cadenzare e ritmare delle Ave Maria, precedute dall’enunciazione dei Santi Misteri e intervallate dal Padre Nostro, dal Gloria al Padre, dalla giaculatoria «Lodato sempre sia il Santissimo nome di Gesù Giuseppe e Maria», nonché dall’invocazione «Gesù mio, perdona le nostre colpe, salvaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua divina Misericordia», aiuta il fedele a placare il proprio animo, ad entrare nella dimensione quiete e serena del Cielo, a dissipare le ansie, a ridimensionare le preoccupazioni, ad armonizzare la propria anima, ad accordare il proprio spirito come fosse un’arpa. Così si entra in colloquio confidenziale con Maria, che conosce già tutte le nostre pene e le nostre angosce, e che tiene fra le sue mani il nostro cuore se noi siamo disposti ad offrirglielo. Strada privilegiata, quale corsia preferenziale di soccorso, è proprio il Santo Rosario, che apre le braccia della Madonna per stringersi a sé.
Solitamente chi si appresta a recitare il Rosario, formula impegnativa che richiede una precisa predisposizione d’animo, è già pronto a manifestare le proprie speranze alla Madonna, a confidarLe i propri tormenti, ad aprirLe il cuore, ad affermare la propria disponibilità nell’accettare i disegni di Dio, di prometterLe fedeltà in ogni circostanza, anche in quelle più difficili e dolorose, confidenti nella sua protezione e consolazione. Dunque il Rosrio, in parole povere, non significa altro che desiderare di stare accanto a Maria e Gesù. Infatti, meditando i Misteri della loro vita noi stiamo con Loro e scegliere di stare con Loro significa estirpare chi l’amarezza, chi il rimpianto, chi i sentimenti di odio e vendetta, chi la disperazione… I problemi, se non subentra la grazia (e la storia del cattolicesimo ne riempie panieri e panieri) o addirittura il miracolo, possono rimanere, ma è il nostro atteggiamento che muta di fronte ad essi, di fronte a noi stessi e gli altri.
Il Rosario va recitato lentamente, come se il tempo non esistesse più, altrimenti non avviene l’Incontro. La velocità nella preghiera non è contemplata perché non contemplazione; rischieremmo, beffardamente, di perdere soltanto del tempo e non dare alcun valore alle nostre parole ripetute senza alcun senso. Così facendo non ci innamoreremmo mai della preghiera, che, se svolta nel modo giusto e nei tempi giusti può diventare un appuntamento desiderato e bramato, quale fonte preziosissima di forza e di vigore delle nostre giornate e quale ansiolitico, tranquillante o sonnifero di potentissima efficacia.
Dare tempo alla preghiera non significa privazione di tempo da dedicare ad altre attività, siano esse lavorative o di svago, bensì spazio clinico e salutare dove noi potremo attingere energia e serenità per svolgere anche meglio e di più i nostri doveri perché il nostro spirito sarà pacificato con il mondo.
La storia del Santo Rosrio è una storia di viersi secoli ed era profondame nte radicata naòlla realtà monastica. Oggi lo è di tutti. Fra l’Ottocento ed il Novecento la sua recita era uso comune in moltissime famiglie che, senza televisore, si raccoglievano in preghiera prima o dopo cena, proprio come facevano, ogni sera, Rosetta e Giovanni Gheddo.
Il Xii secolo, influenzato dallo spirito monastico di san Bernardo insisteva sulla vita concreta di Gesù: i fatti e gli eventi dell’esistenza in terra di Cristo ernao meditati, contemplati, assaporati come un nutrimento. Tutto ciò sarà trasmesso al Rosario. Fino al XV secolo, mentre il Rosario in quanto tale non era ancora nato, risuonavano un po’ ovunque lodi indirizzate alla Madonna, che meditano sulle gioie di Nostra Signoras collegate alla prima infanzia di Cristo, poi a quelle della Gloria del Cielo. Questa gioia verrà poi fusa alla contemplazione dei Dolori, devozione diffusa dai Francescani e dai Servi di Maria, nei secoli XIII e XIV. Il Rosario nasce, con caratteristiche diverse da quelle che conosciamo ora, nel XIV secolo. Si trattava piuttosto di un florilegio, che intesseva lodi a Maria Vergine: il Rosario era una ghirlanda di pensieri fioriti e poetici.
Nel 1410 Domenico di Prussica, monaco certosino presso Treviri in Germania, raccoglie in una preghiera 150 Ave Maria. La sua originalità consiste nell’aggiungere alla recita delle Ave Maria una frase che medita sulla vita di Gesù e di quella della Vergine, unendo così Vangelo, semplicità e contemplazione. Nel 1464 Alano della Rocca, domenicano, predica il nuovo salterio della Vergine e il Rosario inizia a prendere la forma che oggi conosciamo e san Domenico di Guzman ne fu un’interprete esemplare, così come lo sarà cinque secoli dopo Giovanni Paolo II che dedicherà alla preghiera mariana, lui grande innamorato della Madre di Dio tanto da usare come motto del suo stemma «Totus tuus» (Tutto di Maria), una Lettera apostolica, Rosarium Virginis Mariae del 16 ottobre 2002, dove dirà:
«Il Rosario della Vergine Maria, sviluppatosi gradualmente nel secondo Millennio al soffio dello Spirito di Dio, è preghiera amata da numerosi Santi e incoraggiata dal Magistero. Nella sua semplicità e profondità, rimane, anche in questo terzo Millennio appena iniziato, una preghiera di grande significato, destinata a portare frutti di santità. Essa ben s’inquadra nel cammino spirituale di un cristianesimo che, dopo duemila anni, non ha perso nulla della freschezza delle origini, e si sente spinto dallo Spirito di Dio a « prendere il largo » (« duc in altum! ») per ridire, anzi ‘gridare’ Cristo al mondo come Signore e Salvatore, come « la via, la verità e la vita » (Gv 14, 6), come « traguardo della storia umana, il fulcro nel quale convergono gli ideali della storia e della civiltà ».
Il Rosario, infatti, pur caratterizzato dalla sua fisionomia mariana, è preghiera dal cuore cristologico. Nella sobrietà dei suoi elementi, concentra in sé la profondità dell’intero messaggio evangelico, di cui è quasi un compendio. In esso riecheggia la preghiera di Maria, il suo perenne Magnificat per l’opera dell’Incarnazione redentrice iniziata nel suo grembo verginale. Con esso il popolo cristiano si mette alla scuola di Maria, per lasciarsi introdurre alla contemplazione della bellezza del volto di Cristo e all’esperienza della profondità del suo amore. Mediante il Rosario il credente attinge abbondanza di grazia, quasi ricevendola dalle mani stesse della Madre del Redentore».
Ricordiamo che il guoppo di preghiera intitolato a Rosetta e Giovanni, prosegue i suoi incontri ogni primo giovedì del mese per recitare il Santo Rosario per le famiglie, soprattutto per quelle in difficoltà, alle ore 21 nella chiesa dei Salesiani di corso Francia (con possibilità di parcheggio davanti alla chiesa). Chi volesse partecipare o richiedere preghiere particolari, può telefonare a Francesca Fra Montanari: 011 8222467, o scrivere una e-mail a chiara.ghe@tiscali.it.
Cristina Siccardi
Fonte: “Lettera agli amici di Rosetta e Giovanni Gheddo” – bollettino quadrimestrale
