Ottobre è il mese che santa Madre Chiesa dedica alle missioni. Fu il beato Giuseppe Allamano, più di 70 anni fa, ad avere questa bella iniziativa: bisognava che tutti i cattolici, almeno una volta all’anno, avessero un pensiero per chi andava sulle strade del mondo ad evangelizzare le genti e annunciare la buona notizia, che Cristo si era calato nella storia per salvare gli uomini, tutti gli uomini. Giuseppe Allamano fu fondatore dei Missionari e delle Missionarie della Consolata, eppure questo beato non varcò mai le terre dove aveva sognato di andare e restò sempre a Torino al Santuario della Consolata dove ricopriva l’incarico di rettore, così come santa Teresina di Lisieux, carmelitana scalza, è diventata addirittura patrona delle missioni pur non muovendo passo dal suo chiostro claustrale.
La beata Madre Teresa Fasce, agostiniana e di cui ricorre proprio in ottobre l’anniversario della beatificazione (12 ottobre 1997, cinquant’anni esatti dopo la sua morte), una volta entrata nella clausura di Cascia non si mosse più, eppure fece più lei nel mondo che un agente di commercio.
La santità è missionaria, valica confini e ostacoli, il cosiddetto «villaggio globale» per i santi è sempre stata una realtà e non una scoperta dell’ultima era. La loro persona, i loro carismi, i miracoli che riescono ad ottenere da Dio, fanno in modo che «tutti» ne parlino ed ecco nascere la «fama di santità», quella che viaggia da una porta all’altra, da una bocca all’altra, da un orecchio all’altro. Per Madre Teresa Fasce non ci furono altoparlanti posizionati strategicamente nelle diverse città pronti a parlare di lei e delle sue virtù eroiche, a raccontare i suoi atti di carità, il suo amore per le orfanelle, la sua soprannaturale capacità di sopportare il dolore e di sublimarlo, le sue doti di indefessa lavoratrice, le sue grandi capacità di risollevare un convento caduto in disgrazia e fatto risorgere più imponente di prima in onore di santa Rita… No, non ci sono mai stati altoparlanti per Madre Fasce, la radio non si occupava di lei ed Internet non esisteva ancora…
Accadde anche a san Padre Pio da Pietralcina: più questo prodigio di Dio voleva stare in silenzio e non farsi notare e più si manifestava ai fedeli, sia a quelli che lo amavano e sia a quelli che lo avrebbero voluto zittire per sempre. Come un sasso lanciato nell’acqua crea una successione di onde sempre più ampie, così la santità si dilata, espandendo i propri fasci di luce fino ad arrivare ai confini della terra. Perciò con sicurezza possiamo affermare che la santità è missionaria anche perché evangelizza direttamente, senza passaggi intermedi, senza studi teologici od esegetici: più volte la beata Madre Teresa aprì i cuori più duri al pentimento e alla conversione oppure incrementò la fede là dove era nascosta o maltrattata.
Madre Teresa fu missionaria d’amore, missionaria di Cristo, discepola pronta a sacrificarsi per il suo Sposo, apostola della Parola. Dove arrivava un suo messaggio, anche per posta, là arrivava lo slancio carismatico che solo una vera e realizzata missionaria può avere, lo slancio di chi vuol comunicare al mondo intero l’incontro avvenuto con il Figlio di Dio e di qui la pace e la sicurezza maturate da quell’incontro.
Affermava il beato Allamano che di missionarietà e missioni davvero se ne intendeva: «La mia parola è per quelli desiderosi di acquistare la santità… Una è la santità, ma varia è la forma e diverse le vie per giungervi… La santità esige violenza… Si fa santo chi vuole… aver fame e sete di santità… Sono i nostri modelli: possono essere imitati da tutti perché vari nella vita e nell’eroismo delle virtù… Essi possono e vogliono aiutarci ad ottenere le grazie di cui abbiamo bisogno. Ricorriamo alla loro intercessione con fiducia, con amore…». I santi si offrono propri a tutti e possono diventare un modello per ciascuno, proprio come Madre Teresa o come padre Pio, genitori di migliaia di figli spirituali e giganti della santità missionaria.
Cristina Siccardi
Fonte: “Dalle api alle rose”
