La missionarietà di Santa Rita

«Ah! Nonostante la mia piccolezza, vorrei illuminare le anime come i Profeti, i Dottori, ho la vocazione di essere Apostolo… vorrei percorrere la terra, predicare il tuo nome e piantare sul suolo infedele la tua Croce gloriosa, ma, o mio Diletto, una sola missione non mi basterebbe, vorrei al tempo stesso annunciare il Vangelo nelle cinque parti del mondo e fino nelle isole più remote… Vorrei essere missionaria non soltanto per qualche anno, ma vorrei esserlo stata fin dalla creazione del mondo, ed esserlo fino alla consumazione dei secoli… vorrei versare il mio sangue per te fino all’ultima goccia…». Sono parole scritte dal dottore della Chiesa santa Teresina del Bambino Gesù e del Volto Santo, luminosa anima vissuta a Lisieux nel XIX secolo. Sono parole dettate da un’anima contemplativa, ma dalle aspirazioni missionarie. Ebbene, leggendo questi pensieri ricchi di spiritualità e di amore eterno, non si può non pensare a santa Rita da Cascia. Anche lei contemplativa, ma dall’animo e dalla tensione spirituale missionaria.

Rita fu donna protesa alla missionarietà e al compito di evangelizzazione che la Chiesa ha assunto da Cristo. Già prima di vestire l’abito religioso, la moglie e madre di Roccaporena era colei che peregrinava di contrada in contrada con una semplice croce di legno e andava dicendo, come affermerà Giovanni Paolo II tanti secoli più tardi: «Convertitevi e credete al Vangelo!». I suoi genitori erano persone di pace. «Pacificatori» che cercavano di mediare le discordie tra le famiglie. E Rita cercò sempre di mettere pace tra le faide di guerre fratricide e di portare la Parola di Dio. Era colei che placava gli animi intrisi di odio e vendetta; era colei che annunciava il Vangelo là dove era assente o troppo poco presente.

Anche Rita, come Teresina di Lisieux, vuole infiammare gli spiriti  dell’Amore di Dio, trasmettere e comunicare la sua fede e salvare le anime per l’eternità, come fece e domandò per i suoi figli prima che venissero corrotti dalla vendetta.

Sia Rita che Teresina, pur vivendo in epoche diverse e appartenendo a due ordini monastici differenti, condivisero un comune spirito missionario. Rita fu operatrice di pace e fu evangelizzatrice e Teresina, pur nel nascondimento della clausura pregava incessantemente per  i missionari e per la fruttuosa semina della Parola in tutte le terre del mondo.

Dice ancora santa Teresina: «Non è forse nell’orazione che i santi Paolo, Agostino, Giovanni della Croce, Tommaso d’Aquino, Francesco, Domenico e tanti altri illustri Amici di Dio hanno attinto questa scienza Divina che affascina i più grandi geni? Un saggio ha detto: “Datemi una leva, un punto d’appoggio, e solleverò il mondo”. Quello che Archimede non ha potuto ottenere perché la sua richiesta non si rivolgeva a Dio ed era espressa solo da un punto di vista materiale, i santi l’hanno ottenuto in pienezza. L’Onnipotente ha dato loro, come punto d’appoggio: Se stesso, e Sé solo. Come leva: l’orazione, che infiamma d’un fuoco d’amore, ed è così che essi hanno sollevato il mondo; è così che lo sollevano i santi della Chiesa militante e lo solleveranno ancora i santi futuri, fino alla fine del mondo».

Santa Rita, universalmente conosciuta dal mondo cattolico, presente in pressoché tutte le chiese italiane e in moltissime estere, anche nelle terre più lontane e ignorate, è a tutt’oggi missionaria di pace e di amore. La sua immagine, presente in ogni dove, anche nelle sperdute stradine di campagna, è la testimonianza più reale del suo essere apostola fra le genti.

Cristina Siccardi

Fonte: “Dalle api alle rose”

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