Sulle orme di santo Stefano

Offrire la propria vita in nome di Cristo, da qui il martirio, dal greco μάρτυς, cioè testimone. Quando si parla di martiri solitamente si va con il pensiero ai fedeli cristiani dei primi secoli dopo Cristo; invece la palma del martirio ha coronato e continua a coronare la storia della Chiesa e del mondo.

«Anche questo XXI secolo si è aperto nel segno del martirio», ha detto Benedetto XVI il 7 aprile 2008 in visita alla Basilica di San Bartolomeo a Roma, destinata da Giovanni Paolo II ad essere luogo della memoria dei martiri del Novecento.

La basilica di San Bartolomeo all’Isola ha oltre mille anni. Sorge sull’Isola Tiberina, luogo di importanza tutta particolare per la storia di Roma, a metà tra Trastevere, rione della prima predicazione cristiana, e l’antico quartiere ebraico. Questa posizione in mezzo al Tevere, luogo chiave per l’attraversamento del fiume, esprime bene uno degli aspetti più caratteristici di questa basilica, che raccoglie memorie legate a mondi diversi e lontani, uniti insieme in una unica e originale sintesi di fede, arte e storia.

 La basilica venne costruita in un luogo di pellegrinaggio già conosciuto: da secoli, infatti, sull’Isola Tiberina esisteva un tempio dedicato ad Esculapio, ed erano numerosi coloro che visitavano il luogo sacro per implorare la propria guarigione. Nel 998 l’imperatore tedesco Ottone III edificò la chiesa per accogliere i resti di due martiri: San Bartolomeo apostolo, il cui corpo è custodito nell’altare maggiore, e Sant’Adalberto, vescovo di Praga, che fu ucciso nel 997 mentre evangelizzava popolazioni pagane all’estremo confine settentrionale dell’Europa cristiana.

Ha proseguito Benedetto XVI in quell’occasione: «quando i cristiani sono veramente lievito, luce e sale della terra, diventano anche loro, come avvenne per Gesù, oggetto di persecuzioni; come Lui sono segno di contraddizione», inoltre: «Quanto utile guardare alla luminosa testimonianza di chi ci ha preceduto nel segno di una fedeltà eroica sino al martirio!».

Nell’ A.D. 1999 Giovanni Paolo II decise, in preparazione del Giubileo del 2000, di istituire la commissione «Nuovi Martiri», che avrebbe dovuto indagare sui martiri cristiani del Ventesimo secolo. La commissione ha lavorato per due anni, proprio negli ambienti della Basilica di San Bartolomeo, raccogliendo circa 12.000 dossier di martiri e testimoni della fede giunti da diocesi di tutto il mondo.

Passato il Giubileo, Giovanni Paolo II volle che questa memoria dei testimoni della fede del Novecento potesse divenire qualcosa di visibile nella Basilica di San Bartolomeo, perciò nell’ottobre del 2002, con una solenne celebrazione è stata posta sull’altare maggiore una grande icona dedicata ai martiri del Novecento. L’icona rappresenta, con una simbologia presa dall’Apocalisse, le vicende dei martirii di cui si è venuti a conoscenza attraverso i lavori della commissione. Altre memorie di martiri sono collocate nelle cappelline laterali, ognuna dedicata ad una situazione storica particolare.

Quando il 7 aprile 2008 il Santo Padre Benedetto XVI si è recato nella Basilica, sostando davanti alle memorie dei martiri contemporanei, ha definito la visita di questo luogo «Un pellegrinaggio alla memoria dei martiri del XX secolo, innumerevoli uomini e donne che hanno versato il loro sangue per il Signore», tuttavia «Nella sconfitta, nell’umiliazione di quanti soffrono a causa del Vangelo, agisce una forza che il mondo non conosce: è la forza dell’amore, inerme e vittorioso anche nell’apparente sconfitta».

Chi è pronto a sacrificare la propria esistenza in nome del proprio Credo, chi rimane fedele e fedele fino all’estremo, fino alla morte, diventa amico di Cristo. Ma chi sono i martiri dei nostri giornii?

Sono le vittime, nel XX secolo, dei regimi totalitari del comunismo, del nazismo, coloro che hanno perso la vita in America, in Asia, Oceania, Africa, Messico, Spagna… migliaia di persone. In questo modo, per Benedetto XVI, «ripercorriamo idealmente molte dolorose vicende del secolo passato», in cui «tanti sono caduti mentre compivano la missione evangelizzatrice della Chiesa», altri «sono stati uccisi in odio alla fede» e «non pochi si sono immolati per non abbandonare i bisognosi, i poveri, i fedeli».

«Sono tanti!», ha esclamato il Pontefice, ricordando che Giovanni Paolo II li aveva definiti «un grande affresco dell’umanità cristiana del ventesimo secolo». I martirii del XXI secolo avvengono, invece, per mano soprattutto musulmana ed induista.

Questi straordinari testimoni della Fede, proseguono, sulle orme del protomartire Stefano (il nome Stefano in greco ha il significato di «coronato»). Primo dei sette diaconi di Gerusalemme scelti dagli Apostoli come collaboratori nel ministero, e primo fra loro a versare il proprio sangue per unirlo a quello Cristo versato sulla croce, venne arrestato nel periodo dopo la Pentecoste per essere lapidato, mentre pregava per i suoi persecutori: egli rese la sua testimonianza di fede in Cristo Gesù, affermando di vederlo seduto nella gloria alla destra del Padre.

In Stefano, probabilmente di origine greca, si realizza in modo esemplare la figura del martire come imitatore di Cristo; egli contempla la gloria del Risorto, ne proclama la divinità, gli affida il suo spirito, perdona ai suoi uccisori. E Saulo, testimone della sua lapidazione, ne raccoglierà l’eredità spirituale diventando Apostolo delle genti.

Estremamente significativo che la festa liturgica di santo Stefano sia da sempre fissata al 26 dicembre, subito dopo il Natale, perché nei giorni seguenti alla manifestazione del Figlio di Dio, furono posti i «comites Christi», cioè i più vicini nel suo percorso terreno e primi a renderne testimonianza con il martirio. Così il 27 san Giovanni Evangelista, il prediletto da Gesù, autore del Vangelo dell’amore; il 28 i santi Innocenti, i bambini uccisi da Erode con la speranza di eliminare anche il Bambino Gesù di Betlemme; secoli addietro anche la celebrazione di san Pietro e di san Paolo apostoli, capitava nella settimana dopo il Natale, ma fu poi trasferita al 29 giugno.

Queste sono le premesse della Via, quella della Verità e della Vita,  cosparsa di sangue e di gloria, che desideriamo percorrere su queste pagine per un lungo cammino che ci porterà a conoscere chi sono i martiri nostri contemporanei.

Cristina Siccardi

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